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La <<zona grigia>> nella società italiana

Il termine <<zona grigia>> ricorre più volte nella letteratura di tipo criminologico, con un significato metaforico assai rivelatore. La zona grigia è quell'area intermedia tra legale e illegale, definita <<grigia>> perché è difficile vedere bene quel che effettivamente ci avviene dentro, a cominciare dalle pratiche e dai personaggi dominanti. E' un'area abitata prevalentemente da colletti bianchi: assassini, stupratori, rapinatori, terroristi, eccetera, non sono tipi da zona grigia, anche se in un modo o nell'altro qualche tipo di rapporto hanno con persone che appartengono non al loro mondo, né a quello della legge, ma al mondo di confine: quella zona grigia che è anche una terra di nessuno, non perché non ci sia nessuno (infatti in alcuni posti e in alcuni periodi è invero assai popolosa), ma perché identità e regole sono ambigue. Non l'esistenza d zone grigie è pericolosa, ma la loro estensione; in un certo senso, l'esistenza dei fenomeni di corruzione è la dimostrazione dell'esistenza di una società democratica. <<No one bribes where he can bully>>, scrisse sir Lewis Namier proprio a indicare che in una società tirannica l'illegalità è concentrata e monopolizzta al vertice, mentre inevitabilmente in una società democratica i fenomeni illegali sono più visibili e approfittano degli ampi margini di libertà che necessariamente caratterizzano questo tipo di società.

Concetti relativi all'esistenza e all'ampiezza della zona grigia nella società italiana si ritrovano in riferimento ai contesti più svariati. Il reato di concorso esterno in associazione mafiosa è un reato classico da zona grigia: diciamo proprio un tentativo di trarre fuori, dalle tenebre e dall'indistinto, alla luce del sole, qualcosa che per definizione invece vorrebbe rimanere discreto e inafferrabile. Quasi tutte le grandi inchieste degli anni novanta, da quelle sulla mafia a quelle su tangentopoli hanno girato intorno a questo problema. Ancora agli inizi del Duemila il nodo rimane di primario rilievo, tanto è vero che ritorna alla ribalta sia nelle discussioni dell'Antimafia sul cosiddetto verminaio di Messina sia nelle discussioni del Consiglio superiore della magistratura sul cosiddetto caso Scidà. Non è roba soltanto da meridionali, tanto è vero che il problema nasce negli Stati Uniti ed è di pressante attualità in tutti i paesi sviluppati. La specificità italiana è data dalla crescita abnorme di questa zona grigia, in connessione con l'estensione abnorme dell'illegalità diffusa. 

Il riferimento specifico alla zona grigia si ritrova in diversi contesti investigativi, e in alcuni in particolare, come nel caso dei sequestri di persona, soprattutto per l'emergere di molti fenomeni inquietanti, con riscontri obiettivi imponenti, come quelli collegati con le vicende del generale Delfino e del dottor Lombardini, che mettevano chiaramente in evidenza una trasformazione dell'antica cultura agropastorale dei sequestri e il coinvolgimento di fasce sociali nuove e insospettabili. Il dottor Lombardini e il generale Delfino sono nomi noti; ma molte altre persone, meno conosciute, sono protagonisti nelle indagini, e rivelano un'ampia rete di legami e connessioni. Dal 1998, la Commissione antimafia ha svolto un buon lavoro in merito al fenomeno dei sequestri e ha in particolare sottolineato proprio questo aspetto, che ricopre molte pagine e concettualmente ha un rilievo primario. Sulla scorta non di un procedimento speculativo, ma grazie a testimonianze di persone con una notevolissima conoscenza del problema (magistrati, commissari di polizia, eccetera), nel suo rapporto finale la Commissione mette in rilievo che <<vi sono personaggi di spicco in Sardegna che hanno rapporti con personaggi del mondo della malavita e contemporaneamente del mondo politico-finanziario ...Questo gruppo opera un pesante condizionamento politico-economico ...Questa rete, verosimilmente, non è costituita in forma stabile o formalmente organizzata, e tuttavia è praticamente operante di volta in volta e quando se ne avverte la necessità...>>. Inoltre, questa rete sarebbe particolarmente efficace nel depistare le indagini ufficiali e nell'esercitare una profonda capacità di intimidazione non soltanto nei confronti dei sequestrati e durante i sequestri, ma anche successivamente. La Commissione concludeva affermando che l'eliminazione di questa zona grigia era la premessa necessaria per poter sradicare la cultura dei sequestri di persona e per fare rinascere la fiducia tra cittadini e istituzioni.

E' inutile in questa sede seguire le varie e illuminanti esemplificazioni che danno forza e sostanza alle argomentazioni della Commissione antimafia. Qui è rilevante innanzitutto il concetto centrale: l'esistenza di gruppi che stanno al confine tra legale e illegale, mostrando da una parte la propria faccia legale e dall'altra parte una faccia invece propriamente e indubbiamente illegale. Il generale Delfino e il giudice Lombardini sono certamente colletti bianchi; anzi, sono uomini di legge e, in un certo senso, al cubo: il generale Delfino ha avuto un ruolo di grande rilievo nell'arresto di Totò Riina e il giudice Lombardini è stato per molti anni il protagonista nella repressione dei sequestri di persona; è evidente che le due facce, quella legale e quella illegale, sono rappresentate ai massimi livelli: nelle relative inchieste giudiziarie sono infatti entrambi in discussione non come rappresentanti della legalità, ma come interpreti di una concezione come minimo assai peculiare della legalità. 

In un certo senso, le vicende parallele del generale Delfino e del giudice Lombardini sono altamente rappresentative di quel che è specifico nella società italiana. Legalità e illegalità da un punto di vista formale sono separate nettamente: da una parte le divise dei carcerati, dall'altra le divise dei militari, le toghe, i colletti bianchi, eccetera. Le confusioni dei due ambiti sono avvenute sempre e dovunque. Il concetto stesso di rete legale-illegale non è specifico della situazione italiana, tanto è vero che il concetto del reseau è stato teorizzato egregiamente per le complicità illegali esistenti nella situazione francese. La specificità italiana è che questa confusione dei ruoli nasce spesso da una situazione di accentuato degrado istituzionale, legislativo, organizzativo, culturale, con la conseguenza che molti reati sono addirittura soggettivamente vissuti come un tentativo di mettersi in mezzo, per riparare ad una giustizia o ad una società che non funzionano adeguatamente. La mafia classica, quella citata da Santi Romano come specifico ordinamento giuridico, era proprio un tentativo di trovare strutture parallele e integrative rispetto ad uno Stato unitario che nasce nell'Ottocento senza essere presente in maniera forte e omogenea su tutto il territorio nazionale. Le zone grigie continuano ad esistere (e forse a moltiplicarsi) proprio in risposta ad una insufficiente presenza delle strutture pubbliche. Poiché in Italia, per tutta una serie di ragioni, le strutture legali non sono riuscite ad essere pervasive del territorio e delle culture, prosperano le reti informali, ai margini della legalità e a volte addirittura per supplire alle carenze della legalità costituita. Nell'amministrazione della giustizia, come nell'amministrazione delle università, le reti informali sono dominanti. Pur essendo nate come una cura, spesso poi diventano una malattia. E la prova di questa metamorfosi maligna è quando le reti informali producono crimini invece di quella legalità parallela e suppletiva per la quale erano nate, aumentando invece che ridurre il livello di illegalità. 

Nello spirito di questa ricerca è opportuno sottolineare che la zona grigia non riguarda esclusivamente le grandi illegalità, che sono prerogativa specifica della criminalità economica e finanziaria in senso proprio e professionale. La zona grigia è un'area intermedia tra legalità e illegalità, dove sono ovviamente importanti le dimensioni dei singoli reati, ma ancor più importanti sono la contiguità, la mimetizzazione, le connessioni organizzative, l'influenza, in conclusione la capacità di condizionamento e di intimidazione. Da questo punto di vista, come una zona grigia è parallela ad ogni società democratica, così la sua pericolosità è proporzionale allo spazio occupato in ogni specifica società democratica. 

Sulla legalità in Italia ci sono due diverse tesi: per alcuni l'Italia è un paese come gli altri, e per alcuni invece l'Italia è un paese che ha problemi ben più gravi e specifici, come per l'appunto l'esistenza di una zona grigia particolarmente ampia e pericolosa. 

 

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