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LA
VERGOGNA E
L 'ARROGANZA
La vergogna è stata spesso descritta come l'attributo fondamentale della
condizione umana. E' un simbolo irrinunciabile della nostra specificità
creaturale, sin da quando appare per la prima volta, all'inizio della Bibbia:
Adamo ed Eva mangiano all'albero della conoscenza, acquisiscono la conoscenza
del bene e del male, si coprono delle foglie di fico, conoscenza e vergogna sono
immediatamente connesse. Dio li guarda e a vedere che hanno coperto la propria
nudità, capisce quello che è accaduto: si sono coperti, dunque hanno provato
vergogna, dunque distinguono tra bene e male, dunque hanno mangiato all'albero
della conoscenza. Questa fortissima carica simbolica della vergogna ritorna in
seguito in mille altri contesti, spesso con un'accentuazione delle sue evidenti
conseguenze pratiche. La vergogna è un guardiano della sessualità,
dell'igiene, della maniera corretta di stare in società. Niente vergogna,
niente società. La trattazione in proposito di Adam Smith è un classico della morale,
dell'economia, della sociologia, della criminologia: niente vergogna niente
società.
Nella letteratura sulla criminalità dei colletti bianchi, il concetto di
vergogna è apprezzabile per la trattazione che ne ha fatto in particolare
Braithwaite, elaboratore del sofisticato concetto di reintegrative
shaming. Braithwaite analizza la centralità e la funzione della vergogna da
diversi punti di vista, con un'accentuazione importante a proposito della
criminalità dei colletti bianchi. Per Braithwaite l'atto criminale è sempre e
comunque preceduto da un momento mentale anche brevissimo in cui il soggetto
supera la soglia tragica dell'ammissibilità di quel determinato crimine. In
breve, la coscienza è il più grande strumento esistente per il controllo del
comportamento: la vergogna è un guardiano mille volte più potente di mille
poliziotti e di mille galere. Una persona senza senso della vergogna è un
individuo capace di tutto. Come vedremo, una persona arrogante in primo luogo ha
perduto i confini o la nozione della vergogna. Può essere arrogante perché ha
neutralizzato il sentimento della vergogna.
In generale, il concetto di vergogna è stato oggetto di trattazioni
notevolissime, che fra l'altro hanno insistito sulla differenza tra colpa e
vergogna, fino ad una discussa distinzione tra società fondate sulla colpa e
società fondate sulla vergogna. Mentre la colpa consiste in un malessere che
nasce dalla consapevolezza di aver violato una legge che è dentro di noi, la
vergogna è un malessere che nasce dalla consapevolezza di aver violato una
legge che è fuori di noi. Più in una società è preminente il senso di
colpa e più quelle società sono individualiste e si affidano ad una
interiorizzazione personale del senso di colpa; più le società sono fondate
sulla vergogna e più si affidano ad una sanzione socialmente diffusa: quando
sentiamo vergogna temiamo soprattutto il giudizio degli altri, non di Dio o
della nostra coscienza, come accade nelle società fondate sul senso di colpa. Le società asiatiche sono fondate eminentemente sulla
vergogna: per la vergogna si può morire, ci si può suicidare. Com'è noto, in
Giappone non sono rari i suicidi di bambini, che scelgono di suicidarsi perché
oppressi dal senso di vergogna per la propria inadeguatezza. Il concetto di amae
è del tutto intraducibile in una lingua occidentale, perché fa riferimento ad
un intreccio per noi inestricabile di interdipendenza, affettività, vergogna.
Al tema si sono interessati psicologi, sociologi, criminologi,
economisti, tutti d'accordo almeno su un punto: la vergogna è un sentimento
sconvolgente, connesso con la punizione e l'espiazione, con la
responsabilizzazione e con l'umiliazione. L'arroganza è in un certo senso il
contrario della vergogna e della colpa: spesso nasce per neutralizzare il
malessere che deriva dalla vergogna (o dalla colpa) e per
nascere è necessario che il senso di vergogna sia stato neutralizzato e
narcotizzato in qualche modo. Anche un criminale può provare un senso vivo e
schiacciante di vergogna, ma un criminale vero e incallito ha sviluppato la
maniera di neutralizzare la vergogna, sotto forma di un'arroganza che lo mette
al di sopra del bene e del male.
L'arroganza è un sentimento che ti puoi permettere se c'è un ambiente che ti permette di nutrire e coltivare la tua arroganza. L'arroganza nasce dall'impunità e non ha niente a che fare con la spavalderia o l'orgoglio, che come nel caso del fiero hidalgo rinviano a uno stato d'animo nobile, disinteressato, generoso. L'arroganza non ha niente di nobile, di disinteressato, di generoso: l'arroganza è spocchiosa, scostante, tracotante. Sono due stati d'animo che hanno in comune la sopravvalutazione del proprio Io, ma l'arroganza è caratterizzata dal sudiciume interiore di chi si arroga inesistenti diritti per calpestare quelli degli altri.
Nella situazione in questione c'è enorme abbondanza di arroganza e c'è enorme mancanza di vergogna. Del resto, ho cominciato la ricerca dalla vergogna degli arbitrati, che sono stati difesi a tutti i costi con grande arroganza e grande mancanza di vergogna. Grandissima parte delle istituzioni, delle circostanze, delle persone che ho esaminato, appartenevano a questa scuola professionale, corporativa, morale: la mancanza di vergogna e l'ipertrofia dell'arroganza sono caratteristiche fondamentali per essere un delinquente dei colletti bianchi e poter portare in giro impunemente la propria faccia - sia davanti a se stessi sia davanti agli altri.
Quando parlo di vergogna e di arroganza mi riferisco ad aspetti universali del comportamento umano. Negli Stati Uniti, secondo l'autorevolissimo Webster, l'arroganza viene definita come "offensive exhibition of assumed or real superiority" e l'arrogante come "making unwarrantable claims or pretensions to superior importance or rights; overbearingly assuming; insolently proud". Pur da sentimento universale, l'arroganza è declinata in Italia in una maniera particolare: l'arroganza dei farabutti che pensano di detenere un potere insindacabile, perché cane non mangia cane. Nelle persone, nelle circostanze, nelle istituzioni esaminate nel corso di questa ricerca, c'è la consapevolezza tracotante di un'assoluta impunibilità, garantita dalle leggi, dalle consuetudini, dalle maggioranze elettorali. Ci sono farabutti in tutto il mondo, ma tra i colletti bianchi di nessun paese al mondo ci sono farabutti così arroganti e così farabutti come quelli che troneggiano in Italia, nell'ambito della giustizia amministrativa.
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