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Un concorso, un figlio, un conflitto d'interessi

 

Il problema del conflitto d'interesse (che può distorcere in maniera decisiva una decisione di giustizia) è assai noto e risorge continuamente, soprattutto quando una questione di giustizia viene decisa in maniera che a molti sembra insoddisfacente.

 Quando una questione di giustizia per molti indizi sembra logicamente o praticamente viziata, quasi sempre gli osservatori si chiedono se sono esistiti conflitti d'interesse. Ad esempio, nel corso della lunga vicenda giudiziaria che ha caratterizzato l'elezione del nuovo presidente americano, il tema è stato sollevato più volte. Un giornale per niente scandalistico, ma autorevole e attento come pochi, il Wall Street Journal, ha dedicato al tema un'inchiesta al vetriolo. Il contesto di carattere generale era quello che è stato chiaramente scolpito dalle parole di un alto magistrato americano: <<Non sapremo mai chi veramente ha vinto queste elezioni presidenziali. Ma sappiamo con certezza chi ha perso queste elezioni. Ha perso la fiducia del Paese nell'imparzialità della magistratura>>. 

Negli Stati Uniti la sensibilità verso i conflitti di interesse è altissima. Da noi la questione è più controversa. Prendiamo in considerazione l'esempio un cliente si reca presso un avvocato, e questi non gli riferisce che a causa del proprio figlio si trova in un rilevante conflitto d'interesse, che cosa bisogna pensare? Molte sono le ipotesi possibili. Ad esempio, che questo avvocato sia un ingenuo. Oppure che questo avvocato sia uno sprovveduto. Oppure che questo avvocato sia uno spirito superiore. Se tutte le ipotesi di questo tipo sono inverosimili, non rimane che l'ultima e definitiva: questo avvocato vuole approfittare in qualche modo della situazione.

Nel caso in esame, bisogna scartare innanzitutto l'ipotesi che l'avvocato in questione non abbia fatto menzione del proprio conflitto d'interesse perché si considerava superiore ad ogni sospetto. Maestro di un'Italia di minoranza, Calamandrei lasciò scritto in pagine indimenticabili che il magistrato non deve essere soltanto imparziale, ma deve apparire tale. Lo stesso vale per un avvocato; se fosse possibile, nei confronti dell'avvocato il ragionamento è valido a maggior ragione, visto che l'avvocato viene scelto, per aiutare, per difendere, per continuare a sperare, e da persone che sono a volte in una difficilissima situazione. Il tradimento dell'avvocato mi pare peggio del tradimento del giudice.

Il reato di infedele patrocinio ha una valenza particolare nell'ordinamento italiano e una valenza ancora maggiore negli Stati che sono di esempio quanto a severità e razionalità del sistema giuridico. Negli Stati Uniti si sta discutendo ancora, nel gennaio 2001, intorno ad un procedimento in corso contro il presidente Bill Clinton: all'epoca del celebre scandalo Lewinski il presidente Clinton fu assolto da un punto di vista penale nelle aule del Senato americano, con una sentenza che fece molto discutere. Ma un altro procedimento fu avviato nei suoi confronti: l'ordine degli avvocati dell'Arkansas ha avviato la procedura per togliergli la licenza di avvocato. Dissero: si è comportato in maniera che non avrà conseguenze penali; ma il suo comportamento non è tale da consentirgli che possa continuare ad operare come avvocato. La deontologia della nostra professione non permette che possa continuare a fregiarsi dell'abilitazione all'esercizio di una professione che innanzitutto è fondata sulla fiducia e sulla rispettabilità. Ci saranno tanti avvocati farabutti, ma se vengono colti in flagrante, anche se non hanno riportato condanne penali, vanno espulsi. Si può dir molto sull'America e sui livelli di legalità e di illegalità in America, ma il ragionamento è chiaro: ci saranno pure tanti avvocati farabutti, ma quelli che vengono trovati con le mani nel barattolo di marmellata, debbono pagare pesantemente, anche per costituire esempio e monito ad ogni futuro malintenzionato. Nella Patria del Rovescio, invece, c'è la situazione che tutti conosciamo, che soltanto raramente porta agli esiti moralmente e legalmente necessari, con la conseguenza di rafforzare enormemente la sensazione di impunità, l'arroganza, la delinquenza vera e propria.

Secondo osservatori autorevolissimi, da molti punti di vista e in maniera inoppugnabile la situazione italiana è particolarmente grave per quanto riguarda il conflitto di interessi. In termini di carattere generale, nel momento in cui si discute delle varie anomalie italiane, l’argomentazione viene sempre rinforzata da comparazioni. Guido Rossi ha sostenuto che il conflitto d’interessi è in Italia <<endemico>>, <<quasi un tratto antropologico dell’Italia, che alberga perfino nel cuore delle istituzioni>>, e cita casi relativi al Governo e alla Confindustria, alla Banca d’Italia e al ministero del Tesoro, accompagnando così queste sue argomentazioni: <<tra i paesi più industrializzati nell’area Ocse, non ce n’è uno che stia indietro come l’Italia su questo terreno. E quando qualcuno punta il dito su un conflitto d’interessi, qui da noi, siamo sempre di fronte ad un caso singolo particolarmente grave, il bubbone di una malattia. Ma il morbo è generalizzato, è una metastasi>>.

Cominciamo dunque ad esaminare questo caso specifico. CONTINUA....

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