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Una laurea alla memoria, L'Aquila 30 aprile 2009
In questa pagina web, pubblico prima la lettera che mi è arrivata dalla professoressa Loredana Giani e, dopo, la mia risposta, a proposito di una delle tante lauree alla memoria assegnate dall'Università dell'Aquila agli studenti universitari morti nel terremoto. La laurea in questione riguarda Alice dal Brollo, una ragazza di Cerete Basso, provincia di Bergamo, iscritta al corso di laurea in Scienze dell'Investigazione, appassionata di libri gialli, studentessa modello, che prima del terremoto aveva scritto un sms al fidanzato, dicendogli che avrebbe dormito vestita e con la valigia a fianco. Dolorosamente ho ricostruito la memoria della sua immagine tra le migliaia di studenti che ho conosciuto in questi anni. Avevo nel cuore questa memoria lancinante, quando ho scritto la risposta che segue.
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28/04/2009 17:45
Caro Francesco, Cari colleghi, |
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L’Aquila, 29 aprile 2009
Carissima Loredana,
l’iniziativa dell’Università di dare una laurea alla memoria, honoris causa, agli studenti morti nel terremoto nasce dalle migliori intenzioni e dal più sincero dolore. Ti ringrazio di avermi informato di questa iniziativa dell’Università.
Sarò presente. Ma non nella veste di chi consegna questo titolo. Sarò presente. Ma nell’ultima fila. Nell’ultima sedia dell’ultima fila. Perché mi vergogno. Perché mi sento responsabile e temo di non poter sostenere lo sguardo della mamma di Alice.
Ieri, a pochi metri da dove scrivo, Benedetto XVI ha detto, parlando del terremoto aquilano che “la comunità civile deve fare un serio esame di coscienza”; ha fatto riferimento al “livello delle responsabilità” e ha chiesto che in “ogni momento non venga mai meno” questo esame di coscienza.
Questo Papa che ammiro e che è un simbolo per l’università italiana probabilmente ricordava bene le pagine di uno dei suoi più grandi conterranei in Die Schuldfrage. In un senso specifico ognuno ha una parte di responsabilità. Le parole del Papa e quelle del Presidente Giorgio Napolitano sono convergenti: esistono livelli diffusi di responsabilità.
Io debbo prendere la mia parte di responsabilità e di colpa. Alice non sarebbe stata a L’Aquila quella notte se non ci fosse stato questo corso di laurea che ho fondato e che presiedo. Alice non sarebbe stata a L’Aquila quella notte se tante cose fossero andate diversamente da come sono andate.
Per me, nel terremoto, è crollata anche una maniera di intendere la presenza pubblica nell’università italiana e la mia presenza nell’università italiana. Per questi motivi, sarò presente, sì, domani alla cerimonia, ma nell’ultima fila e nell’ultima sedia dell’ultima fila. Perché mi vergogno.
Con i miei migliori saluti,
Francesco Sidoti
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