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Travaglio, il CSM, i TAR, Gasparri

Su L'espresso, 23 maggio 2008, è stato pubblicato un articolo di Marco Travaglio dal titolo: Magistrati in balia delle correnti

Il Tar annulla un atto del Csm che il Consiglio aveva approvato quasi all'unanimità: "La decisione obbediva a criteri lottizzatori".

Nel suo articolo Travaglio comincia sottolineando un profilo che molto gli sta a cuore: "L'Anm ha mandato a casa il presidente Simone Luerti, dopo che 'L'espresso' aveva smontato una sua bugia: che, cioè, i suoi rapporti con il capetto calabrese della Compagnia delle Opere, l'indagato Antonio Saladino, fossero roba "di dieci anni fa". Non era vero: i due si erano rivisti nel 2006, per giunta con l'allora ministro Mastella.

Al posto di Luerti è andato
Luca Palamara, il pm romano che ha smascherato le bugie di Fabio Capello e Antonio Giraudo sul conto di Luciano Moggi. In tribunale dire la verità è (ancora) un obbligo e ben si comprende l'imbarazzo dei magistrati quando a dire le bugie è il loro presidente".

Nello scopo di delineare quella che è a suo parere la maniera assai discutibile di lavorare del CSM, Travaglio continua in questo modo: "I primi a dover dire la verità e rispettare la legge dovrebbero essere proprio i magistrati. Ora però si apprende, da una sentenza della sezione II del Tar Lazio (n. 12953/2007), che il Csm ha compiuto un atto illegittimo nominando 23 magistrati al Massimario della Cassazione. L'apposita delibera,
votata pressoché all'unanimità visto che soddisfaceva gli appetiti di tutt'e quattro le correnti (i moderati di MI e Unicost, i progressisti dei Movimenti e di Md), è stata annullata dal tribunale amministrativo. Motivo: obbediva a criteri lottizzatorii e correntizi, per il "raggiungimento di finalità estranee" a quelle volute dalla legge, che imporrebbe "la scelta dei soggetti più idonei alle funzioni da conferire".

In pratica, gli amici di corrente sarebbero stati preferiti a colleghi molto più titolati, ma meno sponsorizzati e dunque frettolosamente scartati. Infatti - scrive il Tar - "nella delibera impugnata non vi è traccia alcuna delle valutazioni di natura comparativa che l'Organo di autogoverno afferma di avere operato. Un rilevante sintomo dei vizi dai quali è affetta la procedura in esame, avendo il Csm enunciato un criterio di selezione al quale non si è poi effettivamente attenuto". Con quale credibilità il Csm punisce magistrati per quisquilie e pinzellacchere, come nei casi De Magistris e Forleo, se poi si macchia esso stesso di atti illegittimi?".

 

Un semplice lettore, dall'articolo di Travaglio potrebbe dedurre che il CSM era una associazione così caratterizzata:

1) espressione di un sistema di bugie;

2) perseguita i magistrati che fanno il proprio dovere, come de Magistris e Forleo;

3) opera in base a criteri lottizzatori ed illegittimi.

Da tutto questo, alla "cloaca" di Gasparri, il passo è breve.

Si potrebbe anche ragionare in un altro modo:

1) il CSM si è ripulito di un errore;

2) nei casi de Magistris e Forleo, il CSM ha dovuto scegliere tra salvare loro o salvare il sistema politico italiano;

3) nel TAR Lazio c'è chi pensa di poter bacchettare chi vuole e come vuole.

Ma, nel nostro contesto, il discorso è un altro: il rapporto tra giustizia amministrativa e giustizia ordinaria; tra giustizia amministrativa ed opinione pubblica. Ne riparleremo.

 

 

 

 

 

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