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Le statistiche dell'ingiustizia

 

L'indagine del Censis sulle paure degli italiani, è stata presentata solennemente a Roma, il 20 luglio 2000, a palazzo Marini, in via del Pozzetto n. 158. Nel presentare l'indagine gli organizzatori hanno osservato che il problema della criminalità e il relativo allarme sociale sono due fenomeni che attraversano tutti gli anni 90 e che costituiscono oggi una priorità nell'agenda politica e nelle preoccupazioni dei cittadini. La Fondazione BNC e il Censis hanno sostenuto di avere realizzato un'approfondita indagine su un campione di 2000 italiani, allo scopo di rilevare in maniera definita le opinioni e i comportamenti prevalenti all'interno del tessuto sociale, offrendo una base conoscitiva circostanziata ed utile per l'elaborazione delle politiche e delle strategie per la sicurezza. L'indagine, presentata con il conforto delle più alte autorità nazionali, ha suscitato un vasto interesse, guadagnandosi titoloni sulle prime pagine dei giornali quotidiani e ampi servizi  di apertura dei telegiornali.

In particolare, un aspetto dell'indagine ha suscitato attenzione: l'enorme sfiducia degli italiani nel funzionamento della macchina della giustizia. Soltanto un italiano su dieci ritiene che la giustizia sia amministrata <<in modo sostanzialmente giusto>>. In particolare, il 46,4 per cento del totale degli intervistati ha questa opinione di profonda sfiducia perché ritiene che si abbia <<un occhio di riguardo per alcune categorie sociali e tipologie dei reati>>.

Esattamente contrapposte a queste cifre e a queste motivazioni spaventose ci sono le cifre e le motivazioni che si riferiscono alla grande fiducia riposta nella polizia, nei carabinieri, nei vigili del fuoco. Non c'è dunque giudizio prevenuto; c'è un giudizio circostanziato.

L'indagine del Censis continua e corona un ampio insieme di ricerche rivolte in questi anni a scoprire il rapporto complesso, ma non contraddittorio, degli italiani nei confronti dell'amministrazione della giustizia. In maniera articolata e tuttavia omogenea (anche se varia al variare dei titoli di studio, dell'età, della collocazione geografica), gli italiani da anni hanno modificato l'atteggiamento di fiducia e di speranza che aveva caratterizzato l'inizio di Mani Pulite. Sul <<Corriere della sera>>, il professor Mannheimer ha messo in rilievo il diminuire costante di quel rapporto di fiducia. Numerose ricerche dell'Eurispes (vedi ad esempio il <<Rapporto Italia 2000>>, pubblicato all'inizio di quest'anno) hanno documentato la spaventosa vastità del numero di errori giudiziari. Dall'inizio della repubblica, milioni di persone sono state travolte per errore nel vortice della giustizia.

Adesso questa verità di senso comune viene scodellata senza tante proteste in un'occasione quasi ufficiale; consacrata dalla presenza liturgica del Presidente della Camera, del ministro della Giustizia, del Comandante generale dell'Arma dei Carabinieri, di un vicecapo della Polizia, di un giudice costituzionale, e di tantissime altre Autorità che certamente hanno qualche conoscenza personale del problema (delle responsabilità è meglio stare molto attenti a non parlare).

Soltanto un italiano su dieci ritiene che la giustizia in Italia sia amministrata in modo sostanzialmente giusto; forse, in larga misura, è quell'uno su dieci che è stato favorito dall'<<occhio di riguardo>>?

La Giustizia non è come la Fortuna: non è una dea bendata. Ci vede benissimo: fa cadere il suo occhio di riguardo dove vuole e come vuole. Anche se molti italiani sanno che <<dipende dalla professionalità e dalla personalità dei singoli magistrati>>, nove su dieci sono convinti di vivere in un paese profondamente, formalmente, platealmente ingiusto. Viva l'Italia!

 

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