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Il SISMI dell'Ulivo ?
Da "Il Giornale", dicembre 2004
Guzzanti, presidente della commissione: troppe verità nascoste, siamo
sulle tracce del vero dossier.
Mltrokhln come Il Watergate. Se non peggio. Nel giorno in cui la «relazione
di medio termine›› passa a pieni voti, il responsabile della commissione
bicamerale sulle spie del Kgb, Paolo Guzzanti, rispolvera lo scandalo
sollevato dal Washington Post che nel 1972 portò alle dimissioni del
presidente Nixon. «Sono convinto - osserva Guzzanti - che Mitrokhin sia anche
più grave del Watergate, e ci troviamo soltanto all’inizio. Ho il sospetto
molto fondato che esista un altro dossier Mitrokhin, più grande e più
importante. Penso che quando arrivò il dossier, al Sismi sapevano
perfettamente quel che stava per succedere e venne predisposto un binario
morto”. Ci sono ancora troppi segreti, e sono così grandi da creare una
allarme tale da richiedere la mobilitazione di forze rilevanti, politiche e
no››. La commissione, lascia intendere Guzzanti, è infatti sulle tracce
di ‹‹verità nascoste›› che porterebbero lontano: al caso Moro, e alla
genesi del terrorismo rosso.
LO SBIANCHETTAMENTO
Il documento passato con 22 «sì» (l’ opposizione ha disertato la
votazione) tira le conclusioni su due anni d’accertamenti. E la verità che
si evidenzia in atti, nelle audizioni di politici e alti ufficiali, nei
(pochi) riscontri ottenuti dai servizi segreti ulivisti nelle (pochissime)
indagini mirate a dar la caccia alle presunte spie dell’ex impero sovietico,
è disarmante: il dossier con i nomi di presunti doppiogiochisti vicini ai
governi Dini, Prodi e D’Alema venne tenuto sotto chiave per anni; agli 007
operativi fu scientificamente impedito di lavorare; la «fonte» Mitrokhin
volutamente non venne ascoltata; ex premier ed esponenti di centrosinistra si
sono smentiti a vicenda fornendo versioni inverosimili, a tratti grottesche,
poco coerenti con le dichiarazioni degli ufficiali dei Servizi. Ma,
soprattutto, per Guzzanti da censurare è il comportamento dei due direttori
del Sismi che gestirono il delicato carteggio - che altrove portò ad
inchieste ed arresti – in modo quantomeno irritale rispetto ad altre,
analoghe operazioni d’intelligence. A tal proposito, secondo il presidente
Guzzanti, sia Siracusa sia Battelli «non hanno detto la verità al
magistrato, non hanno detto la verità al Copaco, hanno agito in costante
violazione della legge che regola i Servizi peraltro con la connivenza dei
premier».
CACCIA AL SACRO GRAAL.
Se la prima parte del lavoro può dunque dirsi conclusa, manca ancora qualche
pezzo per completare il puzzle. «L’insabbiamento totale e il divieto di
fare indagini, oltre alla manipolazione sulle bozze del libro - chiosa il
presidente - fa sì che non si conosca ancora la massa originaria delle
informazioni, una sorta di “Sacro Graal” del caso Mitrokhin».
Incuranti dell’evidenza e delle stesse imbarazzate ammissioni dei principali
protagonisti dell’insabbiamento del rapporto Impedian, i firmatari della «relazione
di minoranza» (a cominciare da Bielli e Papini) raccontano tutta un’altra
storia. La ricostruzione dei fatti e dei misfatti negati, punta a demolire
quella che il centrosinistra definisce «la strategia dell’infondatezza» a
cui si oppone «una ricostruzione obiettiva della vicenda sulla base oggettiva
dei fatti, dei riscontri documentali, delle audizioni svolte». Fatti,
riscontri, audizioni che effettivamente vengono riportati, ma non nella loro
interezza, e che ingannano il lettore disattento. Non si dà conto di troppe
cose. Delle rivelazioni del colonnello Domenico Faraone, capo della sezione
‹‹controspionaggio-Patto di Varsavia›› - ad esempio –che ha
inchiodato i superiori indicando ai commissari quali carteggi riservati
bisognava spulciare. Di tutte le parole, e non solo di quelle citate per
convenienza, pronunciate dall’ammiraglio Giuseppe Grignolo («sulle carte
del Kgb mi venne ordinato di non indagare»). E di tant’altro ancora.
94 PAGINE D’OPPOSIZIONE
Le conclusioni parlano da sole. Il Sismi? «Svolse un’adeguata attività
d’intelligence, si attenne ai vincoli di segretezza, d’informò
correttamente e tempestivamente l’esecutivo».Il dossier con le schede del
Kgb? «Non conteneva minacce per la sicurezza del Paese. le informazioni erano
obsolete, generiche e già note, non hanno prodotto alcun esito giudiziario».
La commissione parlamentare? «L’istituzione di questi organismi
d’inchiesta, come dimostrano le vicende di Telekom Serbia, rischia di
divenire uno strumento uso a delegittimare e colpire l’avversario politico».
Il signor Vasilij Mitrokhin? «Ogni notizia sulla sua identità, sul ruolo di
ex archivista nel primo direttorato del Kgb, sulle modalità di defezione, è
di provenienza britannica». Dunque, dubbia, secondo i membri
dell’opposizione. «Anche perché per avere un riscontro mancano anche i
documenti in russo e la testimonianza dello stesso Mitrokhin che si è
rifiutato di rispondere al Parlamento italiano nel 2003». Forse si era offeso
perché, per tre volte, otto anni prima, il Sismi dell’Ulivo s’era
rifiutato di parlare con lui?
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