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Rita Levi Montalcini e i magistrati

 

Comincio con una citazione da  Il Sole-24 Ore del 19 marzo 2001. Oggi, festa del papà. Patria viene da Pater, padre. Nella nostra amata patria, che il presidente Ciampi e il famigerato comico Luttazzi giudicano in maniera così diversa, qual'è la situazione della ricerca?  Dice il giornalista di Il Sole-24 Ore, riassumendo in prima pagina il senso di un'intervista a Rita Levi Montalcini: "Concorsi con posti già assegnati prima del bando, spesso per sanare situazioni pregresse, incentivi assegnati a pioggia e non sulla base dei meriti, porte sbarrate alle persone di valore. Questi i mali che ostacolano la ricerca in Italia, secondo il Nobel Rita Levi Montalcini. Il risultato è la fuga dei cervelli migliori all’estero, con pochissime possibilità di rientro in Italia. ...".

Un primo aspetto delle argomentazioni di Rita Levi Montalcini mi sembra particolarmente importante: l'aspetto comparativo. La situazione italiana le appare specifica a confronto con gli altri paesi comparabili con l'Italia; purtroppo le sue parole certamente non danno ragione, ma qualche motivazione al famigerato comico Luttazzi e a quelli che la pensano come lui (non pochi, perché, riferiscono le cronache, la sera dopo aver detto in una memorabile trasmissione televisiva che <<l'Italia è un paese di merda>> è stato accolto con applausi e ovazioni all'uscita da un locale pubblico). Se non accadessero certe cose, la gente non farebbe certe affermazioni, o, almeno, quelle deprecabili affermazioni non troverebbero immediatamente una parziale ma significativa comprensione e attenzione. Rileggiamo un passaggio di quanto dice il premio Nobel: "...abbiamo giovani eccellenti e preparati all'impegno scientifico. Questi nostri giovani sono all'altezza di ben figurare anche a confronto con i ricercatori americani...Il punto debole è che in Italia  non si mettono questi talenti in condizione di lavorare, con il risultato che i migliori vanno all'estero. Qui da noi le persone di valore non hanno spazio. Trovano porte sbarrate. In Francia, Germania, Inghilterra, viene loro invece concessa la possibilità di crescere professionalmente in base ai meriti e alle competenze, come non avviene qui in Italia. Questa è la tragedia vera che frena lo sviluppo del nostro Paese....>>. 

Alcuni punti mi sembrano importanti nelle poche parole citate: la Levi Montalcini non fa una denuncia generica in merito a problemi generici: fa una denuncia che si riferisce a situazioni di rilevanza penale e sociale clamorosa. Sta parlando di una situazione generalizzata, talmente generalizzata da determinare una <<tragedia che frena lo sviluppo del Paese>>. Cosa fanno, che cosa potrebbero fare i magistrati italiani davanti a questa tragedia? Rita Levi Montalcini, e tanti altri, non si riferiscono ad una tragedia dovuta a cause storiche o meteorologiche, ma ad una tragedia con nomi e cognomi - basta chiederli a chi ha il coraggio di dirli. E ce ne sono. Antonio Iavarone ed Anna Lasorella sono diventati noti in tutto il mondo scientifico internazionale per le loro eccezionali scoperte sul neuroblastoma, uno dei tumori più terribili, e sono anche diventati noti per aver raccontato episodi raccapriccianti su quella che è in molti casi la normalità di svolgimento della vita universitaria italiana. Antonio Iavarone ed Anna Lasorella scrivono nella loro lettera pubblicata sulla prima pagina del Corriere della sera del 20 febbraio 2001, spiegando la loro scelta di non tornare in Italia e di rimanere negli Stati Uniti: <<Dalla libertà di scelta e dalla valorizzazione del merito individuale germoglia l'eccellenza nella ricerca scientifica. Tutto questo negli Stati Uniti è regola. Presto fu chiaro che le condizioni che ci venivano presentate in Italia come naturali e immodificabili erano antitetiche a questi principi. Non solo non avevamo il controllo della nostra attività di ricerca, ma un problema di grave malcostume, il nepotismo, rendeva ancora più umiliante la nostra condizione ... La nostra storia oggi è simbolo di tante altre...continuiamo a sperare che un giorno potremo lavorare di nuovo nel nostro Paese...>>.

Rita Levi Montalcini, Antonio Iavarone, Anna Lasorella si riferiscono alla più rilevante ricerca scientifica, ai malati e alla lotta contro una malattia spaventosa, alla nostra dignità nazionale e ad un confronto schiacciante con altri paesi.  Sottolineano l'esistenza di situazioni precise e individuabili. La nostra speranza è che prima o poi un magistrato interroghi Rita Levi Montalcini, Antonio Iavarone, Anna Lasorella, e i tanti altri che hanno di che dire in proposito. Perché questa università produce facilmente situazioni come quella dell'omicidio Marta Russo: in quel caso si tratta di morte fisica, ma in quanti altri casi è in gioco la morte della scienza, della verità, della dignità, dell'onestà? I giornalisti sono andati a trovare i genitori di Marta, nella loro modesta casa, primo piano di un quartiere popolare, nel giorno della seconda sentenza di condanna. Volevano sentire anche la loro voce semplice, accorata, dignitosa, accanto a quella dei potentissimi, autorevolissimi, ascoltatissimi sostenitori di Ferraro e Scattone, come l'ex rettore della Sapienza Giorgio Tecce, autore di dichiarazioni mirabolanti quanto inappropriate. La signora Aureliana Russo ha detto: <<La galera, purtroppo, continuiamo a farla noi, con il nostro dolore che non passerà.... Noi non siamo forcaioli, quand'é iniziato il processo volevamo capire... Al camposanto, sulla tomba di Marta, la gente ha riempito 13 diari pieni di preghiere.  Eppure l'associazione per i trapianti che porta il suo nome non trova ancora oggi una sede. L'università La Sapienza ce ne aveva promessa una, ma non ne abbiamo saputo più niente>>. Niente di niente. 

 

 

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