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  Pubblichiamo integralmente un articolo non firmato apparso su IL RIFORMISTA dell'11 aprile 2003


La grande rivincita di Tenet.

  Il regime dissolto dalla Cia
Saddam «ucciso» il 19 marzo, poi i gerarchi hanno trattato

«La velocità uccide il nemico»: con una delle sue battute il generale Tommy Franks aveva liquidato i dubbiosi che lo invitavano a rallentare il passo. Giunto alle porte di Baghdad, però, la tattica doveva cambiare. Non più «speed», ma «patience» era la parola d'ordine lanciata dal capo di stato maggiore Richard Myers. Gli alleati, infatti, sapevano che in città avrebbero trovato 15 mila combattenti della Guardia repubblicana speciale, altri 5 mila dell'organizzazione speciale per la sicurezza, in più il resto dell'esercito che si era ritirato nella capitale evitando lo scontro in campo aperto. Invece, il collasso del regime è stato più rapido del previsto e ha preso tutti di sorpresa
Tutti, tranne George Tenet. Sì, perché l'altro grande vincitore della guerra è proprio lui, il capo della Cia, risalito dalla polvere dell'11 settembre 2001 agli altari del 9 aprile 2003. Tenet ha lavorato per raccogliere informazioni fornite meticolosamente al generale Franks. Ha mandato i suoi uomini sul terreno, ha ripreso i contatti con ex esponenti del regime rimasti all'interno, ha messo in guardia dall'utilizzare gli esuli alla Chalabi, ha pagato in contanti gli sceicchi delle tribù meridionali, promettendo al presidente che sarebbero stati «con noi o comunque non contro di noi». Anche se incrociava le dita e sperava non accadesse come nell'ottobre 2001, quando i peshmerga curdi ricevettero decine di milioni di dollari, se li intascarono e rinviarono la rivolta. Tenet, infine, ha usato la sua "pallottola d'argento", questa volta sotto forma di missile. E' stata la Cia a far partire l'attacco anticipato il 19 marzo. Un fallimento, secondo l'interpretazione più diffusa. Ma Tenet lo nega. Giura e spergiura, al contrario, che Saddam Hussein è stato colpito ed è morto in seguito alle ferite. A quel punto, i gerarchi hanno cominciato a trattare. Sono stati concessi salvacondotti? C'è stato un patto come quello che si fa con i pentiti di mafia? Forse. Ma è esattamente uno dei poteri che la Cia ha ottenuto con le leggi approvate dopo l'11 settembre, quel pacchetto soprannominato «licenza di uccidere».
Quando Bill Clinton lo nominò direttore della Cia, Tenet passò il primo periodo ad assumere laureati in cinese con il compito di svelare i segreti della rivoluzione capitalistica di Pechino. Quando viene eletto George W. Bush, lo convince che occorre una vera e propria rivoluzione culturale e tecnologica. Come Donald Rumsfeld al Pentagono. L'11 settembre si abbatte come una catastrofe, ma il direttore convince la Casa Bianca che anche questa è la conseguenza del vecchio modo di lavorare, fatto di sospetti e liti fratricide.
Non appena Saddam Hussein entra nel mirino del Pentagono, Tenet mette in moto la sua macchina, utilizzando non solo strumenti tecnologici di tipo bellico, ma soprattutto i nuovi strumenti giuridici che il Congresso ha concesso alla Cia. La prova generale per gli uni e per gli altri è l'Afghanistan. Ripetono il copione in Iraq, entrando sia dal Kurdistan sia dal Kuwait. Non riescono a prevedere la resistenza della prima fase e a Bassora si fidano troppo degli sciiti. Peccato veniale, a questo punto. Tenet è convinto che il suo compito sia finito. Non spetta alla Cia scegliere i governi, insiste. Dove si sposteranno i nuovi 007? In Siria e in Iran, nessuno ha più dubbi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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