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L’AQUILA, PIAZZA D’ARMI, mercoledì 29 APRILE 2009, ore 11,30.

Primo incontro del

COMITATO DI INVESTIGATORI, CONSULENTI TECNICI, GIORNALISTI, AVVOCATI, DOCENTI, PER L’ACCERTAMENTO DELLA VERITA’ RELATIVAMENTE AGLI STUDENTI UNIVERSITARI SCOMPARSI NEL TERREMOTO DELL’AQUILA DELL’APRILE 2009

Erano presenti all'incontro inviati del Corriere della Sera, l'Unità, Sky, e varie altre testate giornalistiche.

Pubblichiamo per intero e senza commenti la pagina che IL MESSAGGERO, Giovedì 30 Aprile 2009, ha dedicato alla complessa opera di ricerca della verità

 

Scienza dell’Investigazione alla ricerca della verità

L’AQUILA - Anche il corso di laurea in Scienze dell'Investigazione vuole dare il proprio contributo con un comitato alla ricerca della verità sul terremoto aquilano, nel quale hanno perso la vita, fra gli altri, tre studentesse del corso di laurea alle quali oggi, alle ore 11, sarà conferita la laurea honoris causa. Lo scopo del Comitato, al quale hanno aderito già 150 persone, pur non essendo ancora costituito ufficialmente, sarà quello di supportare con memorie, perizie e relazioni il lavoro degli inquirenti al fine di scoprire la verità anche nella fase preliminare delle indagini. Nella fase finale, insieme ai parenti delle vittime, tale organismo si costituirà parte civile nel processo penale che dovrà fare luce sulle eventuali responsabilità dei crolli. In una lettera inviata alla madre di una delle vittime (Alice dal Brollo) il presidente del corso di Laurea Francesco Sidoti ha scritto: «Sarò presente alla sessione di laurea - si legge - ma siederò sull'ultima sedia dell'ultima fila perché mi vergogno». Facendo eco alle parole del Papa e del presidente della Repubblica, Sidoti ha sottolineato che «ognuno deve prendere una parte di colpa. Alice, ad esempio, non sarebbe stata all'Aquila se io non avessi fondato il corso di laurea». Carmelo Lavorino, criminologo e organizzatore del Comitato, ha spiegato l'importanza della collaborazione con gli inquirenti per accertare le diverse responsabilità penali e morali, private o istituzionali. Una verità da cercare non solo tra le macerie della Casa dello Studente, ma anche nei pilastri delle altre fatiscenti dimore degli universitari nel centro storico. Il pool si servirà a titolo gratuito di professionalità di ogni tipo, dagli avvocati ai professori ai criminologi, ingegneri, giornalisti che avranno come mission anche quella di impedire, come troppo spesso accade in Italia, l'eventualità che l'inchiesta venga insabbiata.
A.Cal.

 

«All’Aquila usati materiali scadenti e poche staffe»
L’accusa dei geologi e dei docenti della d’Annunzio. Edifici sicuri, fondamentale lo studio del suolo
di NOVELLA DI PAOLO

CHIETI - «E' un peccato che i tecnici e le istituzioni abruzzesi siano stati lasciati un po' da parte. Lo dico senza polemica, è solo una constatazione. Con tutto quello che c'è da imparare da un evento simile, è davvero un peccato». Lo scrive nella sua prima diapositiva il professor Enrico Spacone, ordinario di Tecnica delle Costruzioni presso l'Università D'Annunzio, relatore di una conferenza sul rischio sismico in Abruzzo, tenutasi ieri presso l'Auditorium del Rettorato a Chieti, insieme a Patrizio Signanini, ordinario di Geologia sempre alla D'Annunzio, e Renato Lancellotta, ordinario di Geotecnica al Politecnico di Torino.
«Purtroppo - ha continuato il professor Spacone - si può capire se e come una costruzione resiste ad un terremoto solo dopo che il terremoto è avvenuto, ed eventi come quello dell'Aquila non capitano tutti gli anni. Per questo è importante esserci e per questo spero che quanto prima anche i tecnici locali siano coinvolti. Io all'Aquila ci sono stato insieme a colleghi di Chieti e di altre università e ci tornerò. Ho scattato foto e vi assicuro che sentire le giunture delle case che scricchiolano durante una scossa di assestamento non è affatto rassicurante».
E soprattutto ha visto quello che non doveva vedere: «Ho visto edifici nuovi da buttar via, altri senza un graffio. Materiali scadenti, acciaio vecchio e poche staffe, ma anche palazzi identici che a poche decine di metri di distanza hanno avuto reazioni differenti, proprio perché costruiti su diverse tipologie di terreno. E da questa tragedia dobbiamo capire soprattutto che il terremoto viene dal suolo, ed è da lì che bisogna partire per costruire in modo sicuro».
Durante il convegno è poi emerso con chiarezza che la scossa dell'Aquila è stata catalogata come un terremoto di entità moderata e che gli effetti avrebbero dovuto essere al massimo calcinacci e mobili caduti. In realtà a L'Aquila è bastato un decimo di differenza, cioè 5.8 invece che 5.7 di magnitudo, e le case, invece di lesionarsi sono crollate completamente. «E questo è accaduto - è stato detto - anche perché spesso i tecnici che lavorano in zone sismiche non sono correttamente preparati. In America in questi casi bisogna essere sia ingegneri strutturisti che ingegneri sismici. In Italia, invece, siamo ancora poco previdenti».
Dello stesso parere è anche il professor Signanini, geologo di lungo corso, che ha inaugurato la sua carriera col terremoto del Friuli. «La sismologia e l'ingegneria sismica negli ultimi anni hanno sviluppato moltissimo le loro competenze e finalmente anche nelle normative si comincia a parlare di quella che in gergo chiamiamo amplificazione locale; ovvero se e come gli effetti di una scossa vengono amplificati dalle caratteristiche del luogo in cui essa avviene, prima fra tutte la tipologia del terreno. Fattori, questi, che spesso aumentano il rischio sismico». Ma non sempre gli enti e i costruttori sono disposti a spendere altri soldi per qualche accorgimento in più e tanto meno per una seria indagine geologica. Lo ha sottolineato con forza anche il professor Lancillotta che, al termine della sua lezione, zeppa di simboli e formule, ha rivolto una domanda alla platea: «Come mai mentre nella sismologia e nell'ingegneria si sono raggiunti livelli estremamente raffinati, si continua ad ignorare lo studio del terreno di fondazione? Questo oggi è inconcepibile, come è inconcepibile che progettisti e strutturisti continuino a leggere e firmare carte su carte, invece di andare sul posto e sporcarsi le mani, a fare carotaggi continui e capire veramente la differenza tra, per esempio, l'argilla plastica e i materiali a grana fine».
 
L’inchiesta. Vertice con gli investigatori per verificare i metodi usati per la costruzione degli edifici. Indagini anche sullo smaltimento delle macerie

il procuratore: possibili altri morti sotto le macerie

Casa dello studente, denuncia dei genitori di un ragazzo ucciso dal terremoto: vogliamo giustizia

 
L’AQUILA - Nella lista dei 137 edifici pubblici a rischio stilata dalla Protezione civile in uno studio del 2006, compare all’ultimo posto. Si tratta della Casa dello studente, che ha seppellito sotto le macerie otto morti e che è diventata il cuore dell’inchiesta del Procuratore Alfredo Rossini (nella foto). E proprio ieri mattina l’avvocato Marino Marini, per conto dei familiari di Alessio Di Simone di 25 anni di Penne, morto nel crollo della Casa dello studente del 6 aprile, ha presentato una denuncia alla procura della Repubblica chiedendo che vengano accertate eventuali responsabilità, mentre a poca distanza è stato ufficializzato il ”Comitato per l’accertamento della verità relativamente agli studenti unversitari scomparsi nel terremoto dell’Aquila dell’aprile 2009”.
Ma un altro scenario inquietante si affaccia: la possibilità che tra le macerie ci possano essere ancora corpi. A ipotizzarlo è lo stesso procuratore Rossini, riferendosi probabilmente all’ipotesi che sotto i fondaci del centro storico possano esserci i corpi di clandestini, assenti quindi dalle liste ufficiali degli scomparsi: «Purtroppo tutto è possibile - ha detto il magistrato - succederà sicuramente chissà tra quanto, ma potrà accadere che scoperchiando delle situazioni si troveranno salme di persone che da anni si trovano sotto terra. Purtroppo - ha concluso - i soccorritori fanno il possibile, ma l’impossibile solo Dio può farlo». Parlando poi della recente indagine sulla presenza di amianto tra le macerie del terremoto, Rossini ha detto: «Organizzazioni dalle manine nere potrebbero avere interesse ad assicurarsi, lo fanno sempre, l’affare sui rifiuti speciali e l’altro business per l’eliminazione dell’amianto, che a sua volta ha procedure costose. L’accertamento fa parte dell’inchiesta, per quello che riguarda il filone che poi potrà portare a sviluppi che riguardano la Procura distrettuale antimafia e la prevenzione e organizzazione dello smaltimento di cui è competente la Prefettura». In relazione alla triturazione già avvenuta di parte delle macerie, il Procuratore ha osservato: «Occorre stare attenti al processo attuale di frantumazione; ci sono strutture tecniche che si occuperanno di questo». Il Procuratore ha poi incontrato il Prefetto dell’Aquila, Franco Gabrielli presso la Scuola sottufficiali delle Fiamme gialle dove si è parlato di presunte infiltrazioni mafiose per la ricostruzion del post terremoto. Il magistrato ha spiegato che «la normativa vigente stabilisce che il Prefetto è l’alter ego del commissario Bertolaso e si interesserà per fare prevenzione su eventuali infiltrazioni mafiose. Siamo ben contenti che esistano queste strutture organizzate - ha aggiunto Rossini - che ci sostengono nell’attività di prevenzione. Ci deve essere però una comunicazione continua tra loro». Il Procuratore antimafia ha poi raggiunto gli uffici della Procura dove si stava tenendo un vertice nel quale erano presenti il sostituto Fabio Picuti, i rappresentanti delle forze dell’ordine ed un pool di periti che hanno spiegato come funziona un terremoto e cosa sono le faglie. «Sono un uomo pratico - ha detto Rossini - e voglio conoscere cause e concause». Picuti ha invece risposto: «Non siamo un comitato scientifico ma vogliamo conoscere il nesso di casualità tra le eventuali violazioni alle normative di costruzione con i crolli. Non abbiamo bloccato alcuna struttura, non blocchiamo nè l’attività di costruzione nè quella di finanziameno»

 

 

 

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