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PAGINA NON PIU' TOCCATA DAL 2008
Insicurezza all'italiana?
Ciò che è italiano, in molti settori, è di prima classe: dal calcio alla gastronomia, dal design alla moda. Ma nella sicurezza siamo altrettanto bravi?
Dallo scenario più allarmante (deferimento dell'Italia nel luglio 2006 davanti alla Corte di giustizia Ue per la mancata applicazioni di alcune indicazioni di Euratom per una normativa che lascia a desiderare, fino al mancato coordinamento dell'azione giudiziaria in materia di antiterrorismo, fino ad un indulto che ha suscitato le critiche roventi e pertinenti di un magistrato come D'Ambrosio ("oggi non mi ricandiderei più"), c'è un'arretratezza italiana in materia. Ovviamente, si tratta della versione italiana di una situazione internazionale (basti vedere gli aspetti miserevoli dell'intervento della Cia a Milano nel caso Abu Omar).
Queste pagine web nacquero da una prospettiva precisa, sottolineata anche da altri osservatori della più diversa estrazione e provenienza. Per molti, tra la fine del secolo e l'inizio del nuovo millennio si registra l'avvento di una novità storica di portata epocale: l'età del rischio, della vulnerabilità, dell'incertezza, del megaterrorismo, della fine delle frontiere, del disordine internazionale multipolare, della crisi energetica, eccetera. In un mondo troppo pieno e troppo complicato, abbiamo drammaticamente bisogno di istituzioni attendibili, credibili, preparate, in grado di raccogliere consensi e fiducia. Il mondo di ieri poteva permettersi mediocrità, nepotismi, velleitarismi, che non possono più esistere nel mondo di oggi e di domani.
Avvenimenti come il caso Telecom insegnano che in Italia è importante ed urgente intervenire nel settore ristabilendo confini ideali, legalitari, funzionali.
Cosa ci vorrebbe? Per esempio, per quanto riguarda l'intelligence, una ridefinizione della missione dell'intelligence in un mondo sempre più disordinato e pericoloso (il nuovo mondo rivelato dall'11 settembre); una nuova legge (che per cominciare ridefinisca le garanzie funzionali, riprendendo il disegno di legge Frattini della scorsa legislatura); una nuova struttura (nata dall'accorpamento di Sismi e Sisde); gente nuova (trasferendo i raccomandati e i nipoti dove possono fare meno danni); una nuova mentalità (apertura al mondo esterno e ai controlli, in maniera da non ripetere casi come quelli di Abu Omar e di Pio Pompa).
Ci sono stati in Italia uomini e tempi dell'intelligence come quelli rappresentati dall'ammiraglio Martini. Una nuova stagione può e deve ricominciare, che coinvolga la parte operativa, quella programmatica, quella formativa dell'intelligence. I progettati attentati di Londra, 10-8-2006, dovrebbero insegnare molto in tal senso. E' questa la lezione di una crisi profonda del settore.
Per una migliore interpretazione dell'interrogativo, in riferimento all'intelligence, si invita a guardare, in questo stesso sito, le pagine che significativamente sono state intitolate "Dall'ammiraglio Martini a Pio Pompa". E' un percorso singolare assai ....
La sicurezza secondo alcuni è diventata un affare che interessa poco. In un mondo che cambia vertiginosamente, sia le strutture operative sia le strutture universitarie sono assai interdette e impreparate rispetto alle innovazioni necessarie. Ogni proposta in questa direzione è peraltro necessariamente approssimativa e pionieristica. In particolare, per quel che riguarda l'intelligence, può attrarre spostati e arruffoni. Eppure, nell'età della vulnerabilità, c'è sempre più bisogno di competenze in questo settore, ispirate a principi democratici e legalitari.
Sul tema c'è una discussione in corso presso tante università; per maggiori informazioni sul caso aquilano, si veda il sito http://scienzeinvestigazione.it . Se interessati, per un'argomentazione più ampia in proposito, si veda un mio articolo apparso sul secondo numero della nuova serie della rivista "Intelligence & Storia", la mia premessa al volume F. Sidoti (a cura di), Sicurezza e intelligence, Colacchi, L'Aquila 2006, e le pagine iniziali di F. Sidoti, Criminologia e investigazione, Giuffré, Milano 2006.
Diamo qualche riferimento al tema del giornalismo investigativo. In proposito, c'è una domanda latente di riflessione e di informazione, ma non c'è un'adeguata offerta in termini universitari, né in termini editoriali. Nel campo del giornalismo investigativo, il ritardo italiano è particolarmente impressionante, visto che uno dei premi Pulitzer più importanti è proprio quello dedicato al giornalismo investigativo e che in paesi come la Spagna esistono da tempo cattedre specifiche, mentre in Italia non esiste niente di simile (nonostante ad esempio abbondino in maniera impressionante cattedre per vari tipi di giornalismo e di giornalisti nelle Facoltà di Scienze della comunicazione).
C'è una insensibilità di fondo in Italia (nelle università, tra gli editori, eccetera) su questi argomenti? E perché?
Come sul tema dell'investigazione a L'Aquila è stato fatto per la prima volta un passo importante per l'inclusione dell'investigazione nell'ambito della cultura universitaria, così per quanto riguarda il giornalismo investigativo e l'intelligence a L'Aquila per la prima volta è stato compiuto uno sforzo importante nella stessa direzione.
incredibile Romano: "il delitto di Roma è «soltanto» un delitto, particolarmente efferato ma pur sempre uno dei tanti che affollano le statistiche criminali di gualsia-si Paese europeo. E molto grave anche perché è un sintomo dei problemi creati da una immigrazione diversa che i governi, non soltanto da noi, affrontano con grande difficoltà. Ma non può dettare l'ordine del giorno del Consiglio dei ministri e influire sui termini di un provvedimento generale. L'impotenza, soprattutto in questo momento, avrebbe scatenato la collera del Paese. Ma la denuncia del «pericolo romeno», presente nelle parole di Veltroni, rischia di rafforzare prevenzioni ingiuste e pregiudizi xenofobi. Governo e partiti debbono ricordare che in Italia non esi- . ste soltanto la criminalità dell'immigrazione. Esiste anche una «sindrome Blo-cher», dal nome del leader svizzero che ha riscosso un considerevole successo nelle ultime elezioni federali con la sua campagna contro gli stranieri. A questa xenofobia, di cui cominciano a intravedersi alcune brutte manifestazioni, non bisogna offrire occasioni e pretesti. Il governo ha il diritto di cacciare gli indesiderabili, ma deve dire chiaramente al Paese (come ha fatto ieri il presidente del Consiglio con un particolare riferimento alla comunità romena) che i «desiderabili», nelle file dell'immigrazione, sono la stragrande maggioranza e meritano di essere accolti come tali".
Milano e i rom: «Lo Stato ci ha dimenticati»
Anche i
cattolici non ne possono più
Per i contenuti, rinviamo a questi altri link, che danno un'idea di come l'iniziativa è nata e con quali orientamenti:
Che cosa è il giornalismo investigativo?
Un primo convegno sul giornalismo investigativo
Un secondo convegno sul giornalismo investigativo
Queste iniziative sono connesse con la nascita del Corso di laurea in Scienze dell'Investigazione !!! Un Corso di laurea che è il primo in Italia e probabilmente il primo nel mondo - dice il prof. James J. Jacobs !!!
Quando ho descritto le linee guida di questo Corso di laurea al professor James J. Jacobs, direttore del "Center for Research in Crime and Justice" dell'assai prestigiosa School of Law, nella New York University, e gli ho detto che è il primo progetto del genere in Italia, egli ha affermato che a sua conoscenza questo era il primo progetto del genere nel mondo. E' una affermazione autorevolissima, che con piacere riportiamo. Va precisato subito che ovviamente le strutture di polizia hanno mezzi e strumenti in parte superiori a quelli nostri; inoltre, nelle più prestigiose accademie (come quella dell’FBI) le scienze dell’investigazione sono connesse alle scienze del comportamento. In estrema sintesi, quel che è nuovo e specifico di questo progetto sono i seguenti punti:
1) sottolineare con forza che l'investigazione ha dignità scientifica autonoma
2) portare l'investigazione dentro l'università
3) dare un indirizzo unitario dal punto di vista metodologico, epistemologico, psicologico, etico.
L'importanza del primo punto è abbastanza evidente: le scienze dell'investigazione esistono in parte dentro l'università, ma divise dentro un molteplicità di dipartimenti, e in parte vivono fuori dall'università, dentro organizzazioni non accademiche, connesse alle esigenze pratiche della sicurezza. Avere un riferimento comune dentro l'università permetterà una più specialistica circolazione delle conoscenze, con un maggiore rispetto dei criteri scientifici della pubblicità e della controllabilità. Rispetto all'FBI, ovviamente abbiamo a L'Aquila tanto di meno, ma nella nostra università c'è un rapporto di stretta collaborazione con le Facoltà di Medicina, Scienze, Ingegneria, Economia e Commercio, dunque con il mondo scientifico in tutti quegli aspetti rilevanti per una maggiore professionalizzazione dell'investigatore.
Per quanto riguarda il secondo punto, ricordiamo che sono stati incisivi, in Italia, problemi che hanno sollecitato più di altrove una riflessione sui temi dell'investigazione. Prima gli anni del terrorismo, poi quelli dello stragismo, poi quelli della nuova mafia, poi la caduta del comunismo e la fine delle frontiere, infine le indagini di Mani Pulite, hanno sollecitato un forte e multiforme impegno investigativo, coronato sia da importanti successi, sia da importanti fallimenti (basti pensare al numero clamoroso di errori giudiziari, di innocenti in galera, di processi e metodi processuali altamente controversi). Questa situazione ha determinato la nascita di una nuova richiesta di giustizia, di sicurezza, di investigazione.
In particolare, il nostro progetto è caratterizzato da una precisa scelta epistemologica, in favore dell'accettazione del paradigma di una razionalità limitata, modesta, parziale, consapevole dell'importanza capitale della cautela e del dubbio. L'approccio scientifico, inoltre, dal nostro punto di vista, deve puntare sull'unitarietà del metodo scientifico, ma nella consapevolezza dell'esistenza delle caratteristiche soggettive dell'interpretazione, insieme a quelle intersoggettive. Il paradigma indiziario, probatorio, processuale di tipo ottocentesco è fortemente caratterizzato da un'impostazione vetero-positivistica ormai palesemente inadeguata. Alla fine di ogni analisi investigativa ritroviamo sempre l'essere umano che interpreta altri comportamenti umani. Il motto Homo sum, nihil a me alienum puto, emblema di varie nostre iniziative nel settore, è riassuntivo di peculiarità importanti per la preparazione dell'investigatore, che dovrà avere una solida preparazione sia nel campo metodologico, sia nel campo psicologico: avrà studiato bene le più considerevoli dottrine dell'esperienza, del significato, della precomprensione, della imputazione e della giustificazione. Deve avere una preparazione di tipo psicologico che gli permetta di affrontare e gestire situazioni di emergenza.
L'attività maldestra dell'investigatore può contribuire a fare assolvere un colpevole, o, cosa ancora più intollerabile, a fare condannare un innocente. E' importante che l'investigatore abbia imparato innanzitutto a conoscere se stesso, i propri pregiudizi, la propria umana inclinazione al sospetto e all'errore, sviluppando capacità di introspezione e di autocontrollo, basate su appropriate cognizioni rigorosamente studiate a tavolino: lo stesso luogo dal quale parte ogni ragionata e pianificata attività di ricerca.
Infine, a nostro avviso, alcune proprietà morali è importante siano ben radicate nella formazione dell'investigatore, a cominciare dalla consapevolezza di far parte di un mondo sì multiculturale e multietnico, ma caratterizzato anche, se non soprattutto, dall'esistenza di alleanze internazionali imperniate sulla volontà di salvaguardare valori comuni e irrinunciabili. L'investigatore del futuro, l'investigatore del presente debbono essere cittadini del mondo, debbono studiare le lingue, l'antropologia culturale, eccetera, ma soprattutto debbono avere piena consapevolezza che la propria professionalità si può sviluppare adeguatamente all'interno di un sistema internazionale improntato a criteri di cooperazione, di concertazione, di collaborazione, di solidarietà. L'etica dell'umanesimo, della tolleranza, del rispetto degli altri e del bene comune non può essere intesa in un senso piattamente formalistico o relativistico: l'investigatore, o almeno l'investigatore che noi intendiamo formare, crede nella verità e nella giustizia: vede la propria professione come una via, uno strumento, un'opportunità per la realizzazione della verità, della giustizia, della morale, del diritto.
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