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Presentazione della sezione: Intelligence (scritta nel 2000).

Con un appendice nel 2006. E un'altra nel 2008

Queste pagine web si pongono all'interno di una prospettiva che comincia ad imporsi tra gli addetti ai lavori: l'intelligence è un'attività molto diversa dallo spionaggio, e rappresenta un'importante opportunità occupazionale in strutture sia pubbliche sia private. Almeno cinquemila persone sono occupate in Italia negli organismi pubblici che ufficialmente svolgono attività di intelligence. Ma se oltre il Sisde e il Sismi prendiamo in considerazione molte attività svolte dai Carabinieri, dalla Guardia di Finanza, dalla Polizia di Stato, dalla Dia, dall'Esercito, e così via, e se inoltre prendiamo in considerazione le attività svolte all'interno di molte industrie pubbliche e private, ci accorgeremo che il numero di persone interessate alle tematiche dell'intelligence è veramente considerevole.

A questa rilevanza sociale si contrappone un misconoscimento di molti soggetti informativi e l'inerzia delle università italiane. L'importanza dell'intelligence negli Stati Uniti è straordinaria e ben nota, sia per quanto riguarda la rilevanza economica, sia per quanto riguarda le conseguenze della forte presenza dell'intelligence americana in tutti i paesi. Sono evidenti e spesso dichiarati i rapporti tra il mondo dell'intelligence e il mondo delle università più prestigiose e delle istituzioni culturali più eminenti. Ma non si tratta di una specialità americana.

Corsi di intelligence vengono impartiti nelle principali università inglesi, come Cambridge, King’s College London, Salford, Edimburgh, Birmingham, Aberystwyth, St. Andrew’s. Ad esempio, nell’opuscolo dell’università di Salford che presenta il MA in Intelligence and International Relations, l’intelligence viene descritta come un insegnamento connesso al vasto settore che esamina scientificamente la politica e le relazioni internazionali. Caratterizzato da un’impostazione comparativa e interdisciplinare, lo studio dell’intelligence fornisce una preparazione a studenti con interessi di carattere diplomatico, militare, politico, giornalistico, fino all’eventuale conseguimento di un dottorato di ricerca. Viene sottolineato che l’intelligence <<ha una storia antica e variata, ma recentemente è diventata fulcro di indagine accademica>>

Fuori dai paesi anglosassoni esistono sottovalutazioni simili a quelle italiane, come sostiene l’ammiraglio Lacoste, che in Francia per tre anni è stato autorevolissimo direttore della DGSE e che poi si è impegnato nella creazione di una nuova cultura dell’intelligence nelle università e nell’opinione pubblica francese. In una sua conferenza in Italia, dopo aver ricordato la tradizione inglese e i <<più di 120 università e centri universitari degli Stati Uniti ed in Canada>> che sono impegnati nella ricerca universitaria in materia di intelligence, egli affermava: <<nei nostri Paesi, ed in particolare in Europa, a parte la Gran Bretagna e forse per un certo verso la Germania, c’è una grande ignoranza riguardo ai problemi dell’intelligence. Appena si parla di problemi che riguardano i Servizi di Sicurezza o i Servizi Speciali, ci si scontra con pregiudizi, miti o fantasmi di un’opinione pubblica che ignora tutto dei limiti o delle realtà del mestiere. Purtroppo questa ignoranza non riguarda soltanto l’opinione pubblica in generale, ma esiste nell’Amministrazione, nei più alti livelli della classe politica, dell’industria e dell’economia. In ognuno di questi settori, l’intelligence evoca per prima cosa immagini ingannevoli ed idee preconcette; ma nella stampa ed anche in molti ambienti scolastici ed universitari è ancora peggio>> (Cr. P. Lacoste, Cultura e intelligence: un progetto per l’università, in <<Per aspera ad veritatem. Rivista di intelligence e di cultura professionale>>, 6, 1996, pp. 673).

  Questa sezione della rivista parte dal principio che i rapporti tra criminologia e intelligence sono di fatto esistenti nella prassi e legittimati nella cultura accademica internazionale. In Italia il settore è stato sovraccaricato di polemiche, scandali, sospetti e comportamenti arbitrari che in alcuni casi sono stati legalmente verificati e sanzionati. Anche in ragione di un passato in cui esistono luci ed ombre è importante che questo settore cruciale della nostra vita nazionale sia sottoposto ad un accentuato controllo democratico e ad una circolazione di informazioni e di analisi.

Un'appendice nel 2006:

dopo quello che è avvenuto a Milano,

il 2000 sembrava essere l'anno zero,

ma nel 2006 siamo sotto zero.

Cosa ci vorrebbe? Una ridefinizione della missione dell'intelligence in un mondo sempre più disordinato e pericoloso (il nuovo mondo rivelato dall'11 settembre); una nuova legge (che per esempio ridefinisca le garanzie funzionali, riprendendo il disegno di legge Frattini della scorsa legislatura); una nuova struttura (nata dall'accorpamento di Sismi e Sisde); gente nuova (trasferendo i raccomandati e i nipoti dove possono fare meno danni); una nuova mentalità (apertura al mondo esterno e ai controlli, in maniera da non ripetere casi come quelli di Abu Omar e di Pio Pompa).

Avvenimenti come il caso Telecom insegnano che in Italia è importante ed urgente intervenire nel settore, ristabilendo confini ideali, legalitari, funzionali.

Ci sono stati in Italia uomini e tempi dell'intelligence come quelli rappresentati dall'ammiraglio Martini. Una nuova stagione può e deve ricominciare, che coinvolga la parte operativa, quella programmatica, quella formativa dell'intelligence. I progettati attentati di Londra, 10-8-2006, dovrebbero spingere molto in tal senso. E' questa la lezione di una crisi profonda del settore.

Un'appendice nel 2008:

il 2000 sembrava essere l'anno zero,

nel 2006 eravamo sotto zero,

nel 2008 siamo pronti per affrontare.... il grande freddo globale: petrolio a 200 dollari eccetera...

 

 

 

 

 

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