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Presentazione della sezione: Giustizia e Ingiustizia
SEZIONE AGGIORNATA FINO AL 2002
Questa
sezione è stata da me cominciata dopo aver partecipato, presso lHotel Midas di Roma,
dal 30 marzo al 2 aprile 2000, al XXV Congresso
dellAssociazione Nazionale Magistrati. Nel pieghevole di
presentazione del Congresso, cè scritto fra laltro:
<<E sotto gli occhi di tutti come in Italia il
sistema giudiziario soffra di una profonda crisi di efficienza,
che assume particolare drammaticità nel momento in cui lo Stato
italiano diviene parte di una comunità europea. Il cattivo
funzionamento del sistema giudiziario non risulta più
tollerabile
>>.
Davanti ad una situazione che viene
denunciata in questi termini dagli stessi magistrati, ho ritenuto
doveroso dedicare una sezione di questo sito ad una raccolta di analisi sul sistema della giustizia.
E un problema che ha molte facce;
alcune nascoste e impreviste. Soprattutto su questi aspetti mi sembra importante fare
luce; ho cominciato con alcuni temi da me particolarmente conosciuti: la
deontologia degli avvocati, gli arbitrati, i testimoni di giustizia.
Dopo gli articoli qui raccolti, mi sono presto stancato. Questa sezione non viene più aggiornata. Ma, in un certo senso, non importa: il tempo non migliora quei problemi qui presentati nel corso del 2000. Cito soltanto il problema dei testimoni di giustizia, anche questo affrontato nel 2000 e per molti aspetti sconvolgente; ebbene, nel luglio 2002 si può leggere su uno dei grandi giornali italiani che i testimoni di giustizia continuano a protestare assai vivacemente e a sottolineare che la loro vita è stata distrutta perché hanno deciso di credere nello Stato e nella Giustizia: "C´è lo studente che ha assistito ad un omicidio. Ci sono le sorelle che hanno messo fine ad una faida secolare. Ci sono i piccoli imprenditori che si sono ribellati al pizzo. Gli industriali che hanno denunciato gli esattori del racket. I professionisti che hanno resistito agli attentati e alle minacce. E poi donne che hanno denunciato, gridato, combattuto. Uomini che hanno abbandonato tutto: mogli e figli, case, lavoro. Sdradicati dalle loro terre, costretti a veri esili in regioni sconosciute. Obbligati a cambiare identità, a dimenticare cosa e chi erano fino a quel momento e a tentare di ricominciare....Gente che ha avuto il coraggio di denunciare i soprusi della criminalità organizzata ed è andata ad ingrossare le fila dei testimoni di giustizia. Non pentiti, collaboratori, dissociati. Testimoni. Persone normali, che credono nello Stato e che con lo Stato hanno stretto un patto. Tanti impegni e promesse non mantenuti, la paura di restare soli e abbandonati, le minacce di vedersi revocare il programma di protezione, la scelta di ribellarsi ancora una volta...Un vespaio...Storie infinite che spesso finiscono in Tribunale. Programmi concessi e poi revocati, tra minacce, denunce e molti soprusi...".
Sul finire della legislatura, a febbraio-marzo 2001, sono state finalmente approvate due leggi discusse per anni: giusto processo e pacchetto sicurezza. Su quest'ultimo ha osservato il segretario dell'Associazione nazionale magistrati, Giovanni Salvi: <<Per arrivare a rendere le condanne certe ed efficaci ci vuole ben altro>>. E ha osservato il presidente degli avvocati penalisti, Giuseppe Frigo: a che serve far la voce grossa con gli autori di reati che, come per i furti in casa, restano ignoti nel 90 per cento dei casi? Per quanto riguarda il sì definitivo al Giusto Processo, mi limito a ricordare che Il Sole 24 Ore ha titolato con un sonoro CODICE ORMAI NEL CAOS, un articolo di commento di Mario Chiavario, in cui si sottolineava <<la nuova operazione di riscrittura di una trentina di articoli del codice di procedura penale (e non dei più secondari), a poca distanza da quella, non meno massiccia, operata dalla legge Carotti>> e si concludeva: <<è ormai macroscopica la carenza di leggibilità di un testo che, come si propone di essere un codice, dovrebbe viceversa costituire un punto di riferimento organico, di consultazione relativamente facile e di alta stabilità...>>. C'è l'imbarazzo della scelta, nella citazione di esempi di questo caos normativo; in un contesto in cui si sottolinea che <<il nostro Paese è diventato l'unico al mondo, forse, in cui al colpevole dei più gravi delitti sia riconosciuta la facoltà -a costo zero- di impedire l'applicazione della pena massima prevista dalla legge>>, il giudice Massimo Cusatti ha scritto che <<il legislatore ha avviato la lenta ma irresistibile eutanasia di due cardini del diritto e del processo penale, ponendosi peraltro in contrasto con principi di rango costituzionale>> (pronunciamento referendario sull'ergastolo e partecipazione del popolo all'amministrazione della giustizia). Addio legislatura, addio chiacchiere sulla sicurezza e sul giusto processo.
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