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Panebianco e i Tar

 

E' assai significativo quanto Angelo Panebianco ha scritto sulla prima pagina del Corriere della Sera del 2 ottobre 2000: <<darò il mio voto a chiunque, di destra o di sinistra, metta la proposta di abolire i Tar nel suo programma elettorale>>. E' particolarmente sintomatico dell'insofferenza generalizzata (nei confronti di una certa maniera di funzionare della giustizia amministrativa) che sulla prima pagina del quotidiano più diffuso e più autorevole sia apparsa una critica così netta ed aspra.

I magistrati dei Tar sono rimasti ovviamente molto dispiaciuti nel leggere queste e altre critiche di Panebianco, soprattutto laddove si fa riferimento a <<tribunali amministrativi compiacenti>>, sospensive rilasciate <<in barba alla legge>>, e così via.

E' opportuno innanzitutto sottolineare che critiche di questo tipo nei confronti dei Tar non sono isolate. Sottolineava Marcello Clarich in Il Sole 24 Ore del 26 aprile 1999: <<I giudici amministrativi possono senz’altro dire di essere nei pensieri degli uomini di Governo. Ma … quando vengono tirati in ballo è per essere presi di mira. Di recente sono finiti sotto il tiro del ministro dei Lavori pubblici, Enrico Micheli, che ha accusato le sospensive dei Tar di bloccare i cantieri; poi è stato il presidente del Consiglio, Massimo D’Alema, a rincarare la dose…>>. I due ministri citati non sono i soli ad essersi espressi negativamente in merito agli interventi dei Tar: dal ministro della  Sanità al ministro delle Finanze, molti altri importanti poteri dello Stato si sono pronunciati in pubblico e in privato assai criticamente.

Il punto che queste critiche non prendono in  considerazione è che i Tar sono strutture funzionalmente e gerarchicamente subalterne al Consiglio di Stato. Tantissime decisioni dei Tar, così deprecate dai semplici cittadini fino alle più alte cariche dello Stato, non sarebbero possibili se non ci fosse questa struttura di dipendenza. Nel Tar Lazio, i presidenti di sezione non possono non essere consiglieri di Stato, e il Tar Lazio è di gran lunga il Tar più importante, dove confluiscono le questioni più delicate e le pendenze più consistenti. Su un organico complessivo di meno di 300 magistrati dei Tar, a Roma ce ne sono circa 50, che si dovrebbero occupare di migliaia e migliaia di ricorsi, dalla commissione di esami di maturità fino alla multa da settecento miliardi dell'Antitrust alle compagnie assicurative. In questa situazione, i magistrati dei Tar sono di fatto e di diritto gerarchicamente sottoposti ad una piena egemonia dei consiglieri di Stato. Quando i giudici amministrativi decidono in maniera contrastante con i poteri costituiti, il governo sa di poter contare sull'intervento risolutore del consiglio di Stato, che diventa così depositario di un potere enorme, che in molti casi ha dato alla testa di singoli consiglieri.

Tar e Consiglio di Stato sono strutture asimmetriche, con responsabilità distinte, caratterizzate a volte anche da rilevanti tensioni, documentabili in vari modi e riscontrate attraverso le interviste con i protagonisti. Molte delle critiche più severe nei confronti del Consiglio di Stato sono espresse da quei magistrati Tar che conoscono personalmente i consiglieri di Stato, hanno lavorato insieme, hanno valutato la deontologia e la professionalità, conoscono i metri di giudizio e di valutazione adottati dai consiglieri di Stato in molti casi particolari. Nel corso dello sciopero proclamato nel novembre 2000, i giudici amministrativi hanno sottolineato che <<l'unica cura del governo sembra sia stata quella di aumentare gli stipendi dei consiglieri di Stato...>>

    Sottolineava Giovanni Negri su Il Sole 24 Ore del 31 ottobre 2000, nell'ambito di un commento allo sciopero nei tribunali amministrativi: <<A innalzare ancora il livello di scontento dei magistrati Tar, si aggiunge poi il risentimento nei confronti delle disposizioni che sembrano avere favorito i consiglieri di Stato, nominati per concorso, rispetto alla "base".  Riconoscimenti economici e attribuzione di un ruolo privilegiato di consulenza nei confronti del Governo approfondiscono la spaccatura interna alla magistratura amministrativa e, avverte un comunicato Anma diffuso ieri, «appare pertanto inaccettabile che, in un sistema giuridico in cui i magistrati devono distinguersi solo per le funzioni esercitate, si consenta di assumere per concorso una posizione che scavalca ogni futura progressione di carriera dei giudici in servizio». Lo sciopero, in realtà, si presenta con molte incognite. A iniziare dagli effetti per i cittadini...>>.  

   Insomma, non soltanto Tar e Consiglio di Stato sono strutture distinte, ma molte delle critiche rivolte ai Tar (a proposito del cattivo funzionamento della giustizia amministrativa) dovrebbero essere in realtà rivolte al Consiglio di Stato. L'enorme sfiducia dell'opinione pubblica nei confronti della giustizia amministrativa (testimoniata in maniera esemplare, fra l'altro, dalle citate affermazioni di Panebianco sulla prima pagina del Corriere della sera) va ricondotta in primo luogo alle responsabilità del Consiglio di Stato. I critici più severi delle disfunzioni esistenti nel sistema della giustizia amministrativa sono i magistrati dei Tar, che criticano espressamente ed aspramente il Consiglio di Stato e dimostrano la propria insofferenza con uno sciopero di dimensione e di impegno mai visti.

 

 

 

 

 

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