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Non è vero che tutto il mondo è paese
Il magistrato spagnolo che mi stava accanto in aereo, diceva scherzando che sostanzialmente lui viaggiava per il piacere di viaggiare in aereo: conosci persone interessanti, non hai il problema di andare a fare la spesa, belle ragazze si prendono cura di te, e quanti giornali a disposizione per uscire più colto e informato che pria!
Abbiamo confrontato la sua mazzetta di giornali con la mia e ci siamo messi a parlare dell'Italia. Sosteneva la seguente tesi: l'Italia sarebbe un paese più o meno come gli altri. Ha parlato a lungo della magistratura e mi faceva guardare vari articoli per convincermi. Per quanto riguarda la Francia gli è bastato sventolarmi sotto il naso una copia del Canard Enchaîné, 23 agosto 2000: Jospin deve sbrogliarsela con le bombe della Corsica e con le conseguenze dell'affaire Bonnet; Elf è nuovamente accusata di un ennesimo sistema per utilizzare una contabilità in nero; il fisco è troppo avido; la superproduzione legislativa non si arresta, eccetera. Poi mi prende la copia del New York Times dello stesso giorno: in Georgia stanno per mettere sulla sedia elettrica un ragazzo che ha commesso un delitto quando aveva diciassette anni; Clinton ancora sotto torchio per la storia con la Lewinski; il futuro presidente che va a fare un comizio in una scuola e infila una serie di papere esilaranti; addirittura un articolo in cui si narra che alcuni immigranti russi negli Stati Uniti sono talmente insoddisfatti del modo di vita americano, che hanno deciso di tornarsene a casa loro: in Russia! Quest'ultimo articolo mi ha definitivamente distrutto, e ho lasciato perdere gli altri articoli che mi suggeriva: giornali tedeschi preoccupatissimi dei naziskin, giornali spagnoli preoccupatissimi del terrorismo basco, eccetera.
Vinta la partita per abbandono dell'avversario, il mio interlocutore si è addormentato, godendosi il meritato riposo di chi ha conseguito una vittoria dialettica. Il suo sonno mi ha portato consiglio. Sono andato a riguardarmi questi giornali, e punto per punto mi è sembrato che varie notizie potevano leggersi diversamente. Per quanto terribili siano i Corsi, certo non saranno più terribili di quei Sardi che durante una mia precedente visita in Sardegna avevano addirittura sparato a pallettoni contro un autobus di turisti svedesi. Tra gentiluomini di Aiaccio e gentiluomini di Orgosolo, c'è una competizione ad esito imprevedibile. Ma la Corsica è soltanto un piccolo segmento nel vasto settore dell'ordine pubblico francese; niente a che vedere con quanto accade in tutta l'Italia meridionale, e non soltanto in Sardegna. Analoghe considerazioni si possono fare per quanto riguarda la voracità del fisco, la contabilità in nero, l'elefantiasi legislativa, eccetera.
Il punto è che l'Italia non soltanto soffre alcuni problemi che esistono anche in altri paesi, ma soffre molto più intensamente quegli stessi problemi e in più ne ha alcuni che sono assolutamente peculiari. Dopo la caduta del comunismo sono arrivati dalla Russia negli Stati Uniti 380.000 immigrati; se alcuni non si sono trovati bene negli Stati Uniti, forse non si sarebbero trovati bene dovunque, e in ogni caso rappresentano una microscopica minoranza. Ad un certo punto, la quantità diventa qualità: è vero che su Le Monde di quello stesso giorno c'è narrato un caso di errore giudiziario che fa rizzare i capelli (un tossicomane che aveva trascorso cinque anni in galera e poi era stato riconosciuto innocente), ma è uno scandalo ben minore a confronto con quel che avviene in Italia! In Francia, come in Spagna e in molti altri paesi, esistono problemi vari di funzionameno del sistema della giustizia, dal sovraffollamento delle carceri agli errori giudiziari. Ma in nessun paese questi problemi sono tanti, marci, drammatici come in Italia.
In conclusione vedo un altro articolo apparso, in quello stesso giorno, sulla pagine italiane dell'International Herald Tribune, che è il mio giornale preferito. Sempre nel numero del 23 agosto 2000, a pag. 2, Gabriel Kahn fa il punto sulla sua esperienza come managing editor del supplemento Italy Daily. Dopo più di un anno di scrutinio giorno per giorno delle vicende italiane, raccontate ad un pubblico per definizione cosmopolita e attento alle analisi comparative, Gabriel Kahn ricorda la strenua volontà di Massimo D'Alema di far diventare o di far trattare l'Italia come un paese normale e conclude: <<Pochi di quelli che conoscono l'Italia sarebbero d'accordo con lui. Il paese è dinamico, innovativo e complesso.
Ma non è normale.
L'Italia è a pieno titolo un paese dell'Europa moderna, ma fianco a fianco con la violenza dei Balcani e la povertà del Nordafrica. …. Forse l'Italia è dipinta così spesso con stereotipi superficiali perché se si dovesse fare un ritratto accurato ne verrebbe fuori un paese che pochi riconoscerebbero e apprezzerebbero>>.
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