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La morfopsicologia: dal volto ad un'ipotesi di comportamento
Una conversazione con Domenico Esile
Il primo tentativo di trovare un rapporto tra corpo e comportamento risale ad Ippocrate (460-377 a. C.) che formulò la celebre distinzione tra temperamento sanguigno, bilioso, nervoso, linfatico. Queste tematiche attraversano tutta la storia della cultura, in criminologia arrivano fino a Lombroso, ma non periscono con il discredito che investe rapidamente grande parte della cultura lombrosiana, tanto è vero che si ritrovano nella celebre distinzione di Sheldon, ancora oggi rispettosamente citata in quasi tutti i manuali di criminologia e di sociologia della devianza pubblicati sia negli Stati Uniti sia in Italia. La circostanza che molta parte dell'analisi delle basi biologiche del comportamento sia confluita nell'eugenetica positivista e in parte addirittura nel razzismo nazista non ha certo giovato alla popolarità e alla credibilità di questo tipo di cultura. Da qualche anno gli sviluppi impetuosi di discipline come la biologia molecolare e la neurofisiologia hanno cambiato l'atteggiamento prevalente nella seconda metà del Novecento. Alcuni sociobiologi hanno perfino sostenuto che in qualche modo Lombroso non avrebbe avuto del tutto torto, nel senso che è difficile negare quanto molte ricerche ci dicono frequentemente, a proposito delle basi biologiche del temperamento. Ovviamente, soltanto gli estremisti sono inclini ad assolutizzare l'importanza dell'ambiente o della biologia, che secondo la maggioranza degli studiosi interagiscono fittamente e si influenzano reciprocamente.
Domenico Esile ha riflettuto molto sui suggerimenti offerti dalla morfopsicologia di Corman (1901-1996), medico e psichiatra che ha fondato questa originale maniera di vedere i rapporti tra volto e comportamento. Nonostante la materia sia estremamente difficile e collocata in un territorio gnoseologico assai controverso, Domenico Esile possiede una convincente carica di genuina passione, di disarmante tolleranza, di apertura fallibilista. I corsisti hanno assistito alla sua analisi con grande curiosità, facendo domande, offrendosi come cavie, passando da un certo sospetto iniziale ad una simpatia complice e apostolica. Alla fine della lezione hanno cominciato ad autoanalizzarsi, a guardarsi e a misurarsi in maniera diversa, interpretandosi reciprocamente e facendo tesoro dei rudimenti precedentemente appresi. Un uditorio inizialmente riottoso e in fine decisamente conquistato con pazienza e mestiere.
Particolare in più o in meno, come negare che l'esterno è anche ragguaglio, notizia, resoconto dell'interno, pur mimetizzato, travestito, imbellettato. La nostra interiorità in un certo senso si vorrebbe affacciare alla realtà usando il nostro viso come una sorta di periscopio impersonale, ma non ci riesce. Il nostro volto cambia la nostra vita e cambia con la vita; racconta questa nostra vita, anche quando stiamo zitti e anche a proposito di cose che non vorremmo far sapere.
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