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PAGINA NON PIU' TOCCATA DAL 2008
Miliardi di lire e milioni di euro!
Innanzitutto occorre specificare che l'investigazione è in sé un settore che economicamente può essere assai significativo. Lasciate stare i casi di persone che sopravvivono alla men peggio: accade in tutte le professioni. E vedi ad esempio quanto dichiarato pubblicamente da Emanuele Cipriani il 2 giugno 2006 su Repubblica, a proposito della straordinaria somma di 11 milioni di euro che gli erano stati sequestrati all’estero dalla magistratura milanese: “Quel denaro è mio. L’ho guadagnato con il mio lavoro, che è stato sempre riconosciuto come eccellente. Forse il migliore che era possibile reperire sul mercato italiano. Non ero un investigatore con gli occhiali neri e la macchina fotografica al collo che si dà da fare per documentare tresche e corna”.
Stiamo parlando di 11 milioni di euro!
Emanuele Cipriani era un professionista di tutto rispetto, titolare di molte agenzie investigative in Italia e all'estero, dialogava con i vertici del Sismi, aveva rapporti con procure della Repubblica, era uomo di fiducia a Telecom ...
Comunque siano andate le cose, certo è che sul mercato dell'informazione investigativa si è scatenata una guerra in Italia, con aspetti a volte anche inquietanti ma che sicuramente indicano l'esistenza di un problema che non può più essere rinviato a livello legislativo e formattivo. E' questa la lezione di una crisi profonda del settore.
Anche per le università l'investigazione si è rivelata un buon affare. A parte la vicenda dell'università San Pio V di Roma (sul quale Report e la Gabanelli hanno speso una trasmissione assai seguita), ogni iscritto al Corso di Laurea in Scienze dell'investigazione paga nell'università di L'Aquila una retta variabile, che oscilla annualmente tra i cinquecento euro e i mille. Soltanto nell'anno accademico 2004-2005 l'università di L'Aquila ha immatricolato più di duemila studenti nel Corso di Laurea in Scienze dell'Investigazione.
Fatevi un poco di conti, e siate forti in matematica: duemila per cinquecento fa proprio un milione. L'università di L'Aquila ha incassato in contanti (cash), almeno un milione di euro, giusto nell'anno accademico 2004, direttamente dalle tasse pagate dagli studenti. Ma questa è soltanto la cifra versata dagli studenti, che é soltanto una piccola parte della somma complessiva incassata dall'università di L'Aquila. In Italia, ogni università sopravvive soltanto grazie alla somma derivata dal fondo specifico che lo Stato mette a disposizione e che è proporzionata al numero degli iscritti: quanti più studenti, tanti più sono i soldi che lo Stato mette a disposizione delle università. Dunque, oltre alle cifre pagate dagli studenti, un'altra cifra (molto più grande) viene data dallo Stato all'università di L'Aquila. Ovviamente, si debbono considerare anche i molti costi che questi studenti comportano per l'università, in termini di strutture, di docenti, di organizzazione. Tuttavia è indubbio che il guadagno c'è. E se sono accorte le altre università che hanno proposto cose grosso modo analoghe.
Tra parentesi: personalmente, negli anni trascorsi nell'università di L'Aquila non ho incassato una lira in più del mio normale stipendio di professore universitario. Hanno capito che lo faccio per passione; e quasi quasi debbo pagare io ...
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