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PERCHE’ DICONO CHE L’ITALIA E’ UN PAESE “DI MERDA”?
Nel corso di un
efficace e benemerito impegno straordinario del presidente Ciampi per fare
rinascere l’amor di patria e l'orgoglio di essere italiani, in una trasmissione televisiva il famigerato
comico Luttazzi ha detto fra l’altro che l’Italia sarebbe un paese “di
merda”. In seguito il Luttazzi in una intervista ha chiarito che questa
definizione era riferita ad alcuni specifici argomenti: “L’Italia della
mafia, dell’omertà sui potenti, delle stragi, dei soldi sporchi, come la
vogliamo chiamare? Bel paese? Subito dopo ho mostrato che c’è anche
un’Italia meravigliosa, quella di Lucchetta, il capitano della grande
nazionale di pallavolo che apre centri di volontariato per l’assistenza dei
bambini…”
Detto tra parentesi che, secondo le
cronache, il Luttazzi viene accolto con applausi ed ovazioni in alcuni locali pubblici,
è il caso di osservare che nella stessa data in cui appariva sui
giornali la sua precisazione prima citata, appariva anche un’intervista a Rita
Borsellino, impegnata in una intensa attività di mobilitazione popolare per
ricordare le centinaia di vittime della mafia. Durante la conversazione con il
giornalista, Rita Borsellino ricordava, insieme a suo fratello Paolo, il grande
esempio morale di persone come don Pino Puglisi e il giudice Livatino. Terminava
l’intervista dicendo che i giovani debbono “interrogare la propria
coscienza. Seguirla può sembrare la strada più difficile...”. Quando ho discusso queste dichiarazioni
con i miei studenti, una ragazza mi ha interrotto: “Scusi, professore, ma il giudice Borsellino, don Pino Puglisi, il giudice Livatino, sono
tutti morti ammazzati. E’ questa la strada che ci riserva il futuro? Forse Luttazzi è stato riduttivo:
non è soltanto un paese di m…, è un paese di assassini: i nostri maggiori
esempi di moralità e di legalità sono stati tutti ammazzati!”.
L’osservazione della studentessa ci ricorda quanto sia diffusa e radicata in una parte della comunità nazionale l’idea che il paese per così dire lasci molto a desiderare. E’ un’opinione largamente condivisa, tanto è vero che il presidente del Consiglio, Giuliano Amato, ha affermato nel febbraio 2001: <<la vera differenza dell'Italia rispetto ad altri Paesi europei non è costituita da un nostro minore livello di identità e orgoglio nazionale, ma dallo scarso grado di fiducia della popolazione verso le istituzioni e lo Stato>>.
Secondo i dati del quinto Rapporto IARD, 26 giovani su 100 confessano clamorosamente che "la politica mi disgusta". Per gli studiosi che hanno condotto questa ricerca, ripetuta da molti anni e ritenuta assai autorevole, <<mai una risposta così severa aveva raggiunto un'adesione così alta. ...Questo distacco nei confronti della politica non appare solo dalla domanda diretta, ma è confermato da altri indicatori quali il rifiuto di collocarsi sull'asse sinistra-destra, il rifiuto di indicare una preferenza elettorale, le pagelle estremamente sfavorevoli assegnate ai partiti...>>. Tra giovani e politica esiste un baratro: c'è un forte, diffuso, crescente "disgusto". Questi giovani sono il nostro presente e il nostro futuro.
La sfiducia e il disgusto non sono diffusi soltanto nella popolazione o tra i giovani; infatti, autorevolissimi studiosi hanno definito il funzionamento di varie parti del nostro sistema statale e istituzionale con aggettivi come <<allucinante>>, <<spaventoso>>, <<caotico>>, <<irrazionale>>, <<virtuale>>, <<schizofrenico>>, <<grave>>, <<folle>>, <<carnevalesco>>, <<mafioso>>, <<doppio>>, e, al minimo, <<confuso>>. A certificare la confusione c'è un fatto incontestabile: Luttazzi e i suoi sostenitori sono di sinistra e accusano gli avversari di destra per vari misfatti, ma anche autorevoli esponenti del Polo delle libertà hanno spessissimo dipinto i propri avversari di sinistra come golpisti, venduti, faziosi, traditori perché alleati ad una potenza nemica, organizzatori di persecuzioni giudiziarie, assassini, eccetera. Hanno parlato in questo modo della magistratura, della corte costituzionale, del governo, eccetera. E' evidente che, sia a destra sia a sinistra, ci sono molti italiani per così dire alquanto delusi da questa nostra amata patria.
Costituiscono un problema, un'enorme problema, la "sfiducia" della popolazione, il "disgusto" dei giovani, l'atteggiamento degli osservatori stranieri che spesso, ad esempio sull'International Herald Tribune, definiscono in termini eufemistici, ma espliciti la situazione italiana, con aggettivi sardonici come <<felliniana>> ed esemplificazioni assai stucchevoli, che vanno dalle singolari vicende della Radio Vaticana a quelle non meno singolari del "rapimento con tante grazie e scuse ai rapitori" di Alcamo. Sono numerosi i pareri non entusiastici e non encomiastici apparsi sulla stampa straniera a proposito dell'Italia. E non è un complotto anglosassone, come dimostra quel memorabile titolo, "Porca Italia", che comparve a suo tempo sul Pais. Per chi ci guarda dall’estero, da noi c’è una grande arte, una grande cucina, un grande design eccetera, ma c'è anche una distanza notevole rispetto agli altri grandi paesi democratici. Così Giovanni Sartori chiudeva un suo articolo: <<La recente storia d’Italia non è soltanto una storia di ladri: è anche una storia di incredibile cecità e stupidità>>. Prendere alla leggera questo problema sarebbe una dimostrazione ulteriore di incredibile cecità e stupidità.
(4 aprile 2001)
Successivamente alla pubblicazione di questo pezzo, l'argomento è stato oggetto di varie altre autorevoli riflessioni; ad esempio in Le Monde, che ha pubblicato sulla prima pagina del numero del 20 aprile 2001 un'ampia riflessione su "cette Italie de merde".
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