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Gli italiani secondo Giacomo Leopardi
Il poeta forse più amato e più poeta della nostra tradizione culturale è Giacomo Leopardi, che così scrive all'inizio dei suoi Pensieri: "il mondo è una lega di birbanti contro gli uomini da bene, e di vili contro i generosi. ...Se un birbante ha contrattazioni e negozi con altri birbanti , spessissimo accade che si porta con lealtà e non gl'inganna; se con genti onorate, è impossibile che non manchi loro di fede, e dovunque gli torna comodo, non cerchi di rovinarle...". L'opera comincia così. E' proprio la prima pagina. Nel prosieguo, fra l’altro dice Leopardi che raccontare le proprie sventure significa soltanto eccitare gli sciacalli e consiglia dunque di non appellarsi al senso dell’umanità, ma di difendersi “fino allo estremo”.
Leopardi era poeta nel senso pieno e romantico del termine, quello descritto da Baudelaire in L'Albatros: "...ses ailes de geant l'impechent de marcher". Fu poeta innamorato della vita, della bellezza, della giovinezza, ma disgustato del rapporto con gli italiani del suo tempo, che fece oggetto di riflessioni attente, approfondite, amareggiate oltre ogni limite.
In questo caso non si tratta di un pessimismo cosmico, storico o antropologico, eccetera. Secondo molti osservatori, la catena causale parte dall'esperienza sociale di Leopardi: il cinismo, la falsità, lo sciacallaggio, la furberia, la ribalderia, eccetera che sperimentava nei suoi rapporti quotidiani, lo portarono a posizioni di pessimismo totali. Per questa impostazione occorre rileggere il suo Discorso sullo stato presente del carattere degli italiani, in cui l'analisi è veramente importante e convincente, corona e conclude tante osservazioni sparpagliate nei suoi scritti: contemporaneamente gli italiani appaiono come il popolo che meglio ha il senso della verità filosofica sulla vanità del mondo, ma per questo motivo difetta delle virtù civiche: a causa del cinismo imperante, tutti sputano su tutti, sul nemico come sull’amico, tutti disprezzano tutti, anche se stessi ( se non ricordo male, mi pare sia questo il riassunto egregio di Sergio Romano).
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