L'articolo comincia con un secco: "Cinque mesi dopo
il cambio voluto dal governo Prodi ai vertici dei servizi segreti,
l'Italia non è una nazione dotata di un'intelligence in buona
salute. Sul fronte dell'immagine internazionale, per il Sismi il
processo Abu Omar e la vicenda Mastrogiacomo sono due mazzate
difficili da assorbire. ..." L'articolo prosegue sottolineando che
le difficoltà permangono nonostante le
nomine di Bruno Branciforte alla guida del Sismi,
di Franco Gabrielli al Sisde e di
Giuseppe
Cucchi al Cesis. Si prosegue osservando che "oggi i servizi sono un cantiere aperto, alle prese con una
rivoluzione organizzativa epocale: il passaggio della lotta al
terrorismo dal servizio militare a quello civile. Niente più operzioni degli 007 di Forte Braschi sulle tracce di Al Qaeda o dei
bombaroli anarchici. Una rivoluzione varata in stile bipartisan
dalla politica lo scorso inverno e in parte già avviata con grande
coraggio da Branciforte e Gabrielli. Ma con un piccolo e decisivo
dettaglio: non è ancora legge dello Stato e potrebbe anche non
diventarlo mai, visto che è ferma al Senato. Ovvero in quel ramo del
Parlamento dove tutto può accadere per i noti, fragilissimi,
equilibri numerici".
Il tema dell'affidabilità delle strutture italiane è posto in
termini perentori : "Perché mai un servizio alleato dovrebbe avvisarci di un rischio per
l'Italia, dopo quello che è avvenuto per Abu Omar? La domanda è un
po' inquietante, ma non circola solo sulla bocca dei pollariani. La
paura di essere tagliati fuori perché ritenuti genericamente 'poco
affidabili' ce l'hanno un po' tutti. Anche chi pensa che Pollari e
Mancini vadano processati. Perché a lasciare incredula la comunità
internazionale dell'intelligence è un fatto indiscutibile: per mesi,
la polizia italiana ha potuto intercettare e pedinare uomini del
Sismi e di un servizio 'amico' (la Cia) mentre preparavano
un'operazione coperta. E poco importa che il governo italiano faccia
melina sulla richiesta di estradizione per i 26 agenti della Cia
sotto processo e abbia aperto un conflitto con la magistratura
milanese dinanzi alla Corte costituzionale. Comunque vada a finire,
per una spia inglese o francese, nulla di quanto è accaduto da noi è
immaginabile a casa propria. Come non bastasse, il fatto che nella
gestione del rapimento Mastrogiacomo il Sismi sia stato platealmente
tenuto in disparte ha dato l'idea che i problemi non siano stati
risolti neppure con il cambio dei vertici".
Questo è un quadro disastroso, se si tiene in mente la necessità di avere una struttura altamente efficiente, capace di affrontare le sfide di una situazione internazionale per certi aspetti drammatica. La situazione della nostra intelligence viene dipinta come caratterizzata da problemi organizzativi non sempre di altissimo profilo strategico: l'ammiraglio Branciforte "si muove con prudenza"; "non ha cacciato nessuno"...
E' un assioma di qualunque manuale sui fenomeni burocratici che ogni organizzazione problematica (se vecchia, se in ristrutturazione, se parassitaria ...) sia innanzitutto intenta a ragionare (o a sragionare) su se stessa. In primo luogo, nella nostra intelligence è incisivo "lo smantellamento dei centri italiani del Sismi (che in base alla riforma dei servizi passeranno sotto il controllo del Sisde)" ... fondamentale è inoltre il trasferimento al Sisde dei centri italiani della Prima divisione... con relative fonti e archivi. Eccetera, del tipo "chi si prende i mobili"? A chi "i lussuosi appartamenti che il Sisde affitta nei centri storici italiani"? eccetera. Consolazione: "al Sisde temo che troveranno archivi pieni solo di ritagli di giornale e di anonimi con storie di corna". ...
Ma il futuro si prospetta completamente diverso: "la riforma dei servizi non sarà una passeggiata per nessuno"; manca "l'istituzione di un servizio ispettivo con ampi poteri di controllo e sanzione sull'operato del Sismi e del Sisde", manca perfino "un regolamento apposito". Eccetera eccetera.
L'articolo si conclude osservando che "Gabrielli e Branciforte rischiano di dover riformare i servizi senza che la riforma sia legge per davvero"; su questa base viene rispolverata una delle più vecchie osservazioni, relativa alla mancanza di certezze per gli operativi dell'intelligence italiana: "quale agente segreto italiano sarà mai disposto ad affrontare operazioni rischiose quando il capo che dovrebbe garantirlo è a sua volta senza rete?". Già: perché preoccuparsi troppo? Meglio prendersela comoda. C'è sempre Gino Strada, la Caritas, la Cia ...