Editoriali Intelligence Corso di perfezionamento Recensioni Summaries in English Scienze dell'Investigazione Bibliografia Forum Strumenti Cineteca Mappamondo Ultime notizie

La nuova intelligence: quando?

La situazione (secondo alcuni semiseria, secondo altri tragica) dell'intelligence italiana dopo la fine della gestione Pollari-Mori può essere analizzata attraverso un articolo di Francesco Bonazzi comparso su "L'Espresso" del 24 aprile 2007.

L'articolo comincia con un secco: "Cinque mesi dopo il cambio voluto dal governo Prodi ai vertici dei servizi segreti, l'Italia non è una nazione dotata di un'intelligence in buona salute. Sul fronte dell'immagine internazionale, per il Sismi il processo Abu Omar e la vicenda Mastrogiacomo sono due mazzate difficili da assorbire. ..." L'articolo prosegue sottolineando che le difficoltà permangono nonostante le nomine di Bruno Branciforte alla guida del Sismi, di Franco Gabrielli al Sisde e di Giuseppe Cucchi al Cesis. Si prosegue osservando che "oggi i servizi sono un cantiere aperto, alle prese con una rivoluzione organizzativa epocale: il passaggio della lotta al terrorismo dal servizio militare a quello civile. Niente più operzioni degli 007 di Forte Braschi sulle tracce di Al Qaeda o dei bombaroli anarchici. Una rivoluzione varata in stile bipartisan dalla politica lo scorso inverno e in parte già avviata con grande coraggio da Branciforte e Gabrielli. Ma con un piccolo e decisivo dettaglio: non è ancora legge dello Stato e potrebbe anche non diventarlo mai, visto che è ferma al Senato. Ovvero in quel ramo del Parlamento dove tutto può accadere per i noti, fragilissimi, equilibri numerici".

Il tema dell'affidabilità delle strutture italiane è posto in termini perentori : "Perché mai un servizio alleato dovrebbe avvisarci di un rischio per l'Italia, dopo quello che è avvenuto per Abu Omar? La domanda è un po' inquietante, ma non circola solo sulla bocca dei pollariani. La paura di essere tagliati fuori perché ritenuti genericamente 'poco affidabili' ce l'hanno un po' tutti. Anche chi pensa che Pollari e Mancini vadano processati. Perché a lasciare incredula la comunità internazionale dell'intelligence è un fatto indiscutibile: per mesi, la polizia italiana ha potuto intercettare e pedinare uomini del Sismi e di un servizio 'amico' (la Cia) mentre preparavano un'operazione coperta. E poco importa che il governo italiano faccia melina sulla richiesta di estradizione per i 26 agenti della Cia sotto processo e abbia aperto un conflitto con la magistratura milanese dinanzi alla Corte costituzionale. Comunque vada a finire, per una spia inglese o francese, nulla di quanto è accaduto da noi è immaginabile a casa propria. Come non bastasse, il fatto che nella gestione del rapimento Mastrogiacomo il Sismi sia stato platealmente tenuto in disparte ha dato l'idea che i problemi non siano stati risolti neppure con il cambio dei vertici".

Questo è un quadro disastroso, se si tiene in mente la necessità di avere una struttura altamente efficiente, capace di affrontare le sfide di una situazione internazionale per certi aspetti drammatica. La situazione della nostra intelligence viene dipinta come caratterizzata da problemi organizzativi non sempre di altissimo profilo strategico: l'ammiraglio Branciforte "si muove con prudenza"; "non ha cacciato nessuno"...

E' un assioma di qualunque manuale sui fenomeni burocratici che ogni organizzazione problematica (se vecchia, se in ristrutturazione, se parassitaria ...) sia innanzitutto intenta a ragionare (o a sragionare) su se stessa. In primo luogo, nella nostra intelligence è incisivo "lo smantellamento dei centri italiani del Sismi (che in base alla riforma dei servizi passeranno sotto il controllo del Sisde)" ... fondamentale è inoltre il trasferimento al Sisde dei centri italiani della Prima divisione... con relative fonti e archivi. Eccetera, del tipo "chi si prende i mobili"? A chi "i lussuosi appartamenti che il Sisde affitta nei centri storici italiani"? eccetera. Consolazione: "al Sisde temo che troveranno archivi pieni solo di ritagli di giornale e di anonimi con storie di corna". ...

Ma il futuro si prospetta completamente diverso: "la riforma dei servizi non sarà una passeggiata per nessuno"; manca "l'istituzione di un servizio ispettivo con ampi poteri di controllo e sanzione sull'operato del Sismi e del Sisde", manca perfino "un regolamento apposito". Eccetera eccetera.

L'articolo si conclude osservando che "Gabrielli e Branciforte rischiano di dover riformare i servizi senza che la riforma sia legge per davvero"; su questa base viene rispolverata una delle più vecchie osservazioni, relativa alla mancanza di certezze per gli operativi dell'intelligence italiana: "quale agente segreto italiano sarà mai disposto ad affrontare operazioni rischiose quando il capo che dovrebbe garantirlo è a sua volta senza rete?". Già: perché preoccuparsi troppo? Meglio prendersela comoda. C'è sempre Gino Strada, la Caritas, la Cia ...

 
(pubblicato nell'aprile 2007)