con una precisazione: le istituzioni hanno il compito di realizzare gli obiettivi della sicurezza nazionale; i singoli possono soltanto dare qualche esempio, idea, proposta.
Riporto tra virgolette le righe finali dell'articolo che potete leggere per intero nell'indirizzo telematico citato prima:
".... Il caso dell’ambiente è particolarmente significativo. Circa duecento anni or sono, la natura poteva essere interpretata nei termini classici di Malthus: un mondo regolato da carestie, malattie, guerre. Col tempo Malthus diventa inattuale; viene riscoperto con i rapporti del Club di Roma (1972) ed in generale il tema dell’ambiente comincia a diventare inquietante dopo casi come Seveso (1976); Bophal (1984); ed infine ovviamente Chernobyl, 1986, lo stesso anno in cui si verifica in Inghilterra il primo caso di encefalopatia spongiforme bovina (morbo della mucca pazza). In Italia, il processo sul petrolchimico di Porto Marghera, indagine del pm Felice Casson, inizia nel 1994.
In generale, all’inizio degli anni Novanta, erano chiari alcuni concetti a livello scientifico e di opinione pubblica: già si parlava di sviluppo sostenibile; nel 1992 vengono pubblicati due volumi significativi: Ecocide in the URSS (che denunciava i disastri industriali dei paesi comunisti) e Beyond Beef (che denunciava i disastri dell’industria occidentale della bistecca). Su tutti gli osservatori, svettavano le pagine di Edward O. Wilson, che sin dal titolo del suo libro parlava di una natura in pericolo e di una sfida umana alle leggi dell’evoluzione. A mia conoscenza, il problema ecologico diventa in maniera significativa un problema di sicurezza pubblica quando vengono riportate dalla stampa, New York Times del novembre 1995, alcune notizie relative alla conversione dei satelliti spia militari del Pentagono: in parte reindirizzati a studiare l’evoluzione dei rischi ambientali, in primo luogo l’inquinamento. Queste notizie del 1995 riportano anche la creazione di strutture scientifiche specifiche, in parte accademiche in parte investigative. Possiamo collocare in quel periodo l’inizio di una presa di coscienza della necessità di un’intelligence a livello ambientale – che rimane ancora in attesa di una coerente sistemazione concettuale ed istituzionale. Il disastro dei casalesi in Campania, ora stranoto in tutto il mondo, è stato pubblicizzato e denunciato da un ragazzo di ventotto anni, che ha scritto Gomorra.
Prima che l’investigazione, mancano i concetti e i parametri. Basti pensare che il concetto di paesaggio è stato introdotto dalla Convenzione europea del Paesaggio di Firenze del 20 Ottobre 2000, cambiando la concezione del paesaggio, inteso non più come il luogo del patrimonio culturale del Paese, ma come un insieme di natura e storia che è volano dello sviluppo. C’è l’esigenza dell’investigazione e dell’intelligence ambientale, ma è soltanto in formazione la struttura istituzionale relativa.
Il danno ambientale è un crimine che ancora non viene bene perseguito, indipendentemente dall’entità del danno. In altri tempi, per Sutherland la criminalità dei colletti bianchi riguardava reati sostanzialmente impuniti, perché non socialmente percepiti in maniera adeguata, non bene normativizzati, non bene investigati e assai di rado condannati. Sutherland aveva analizzato sotto questo profilo le banche e le società finanziarie; oggi potremmo analizzare in tal modo casi come Enron o Parmalat, ma anche molti reati ambientali. Questo tipo di danno non è ancora concettualizzato e normativizzato in maniera convincente, dunque non è investigato e represso nella maniera adeguata. Malattia è termine polisemico: richiede un’infinità di specializzazioni (dall’ortopedico al cardiochirurgo), con formazioni e competenze specializzate, differenziate, relative a innumerevoli diversificazioni patologiche e disciplinari; allo stesso modo il danno ambientale richiede una infinità di specializzazioni per una sterminata molteplicità di fenomenologie.
La difficoltà risiede in larga misura nel groviglio dei problemi ambientali, in parte vecchi ed in parte nuovissimi, sopravvenuti quasi all’improvviso, in maniera debordante ed accelerata, qualitativamente e quantitativamente. In Campania, ad esempio, ritroviamo, insieme ai problemi notissimi e recenti delle discariche, l’antico rischio Vesuvio (antico, ma ora incombente su aree fortemente antropizzate); la tragedia dei rifiuti tossici (la Campania importa rifiuti di serie A, esporta rifiuti di serie B); la contaminazione del territorio (diossina); l’inquinamento delle falde; l’abusivismo edilizio; gli incendi boschivi; il bracconaggio (Parco nazionale del Cilento); il rischio idrogeologico (da Sarno alla penisola sorrentina, Ischia inclusa); eccetera.
Sul settore, pesa in Italia un’inadeguata modernizzazione del sistema della sicurezza; in particolare, l’insufficienza dei controlli a livello centrale e periferico, inclusa ovviamente l’azione della magistratura. L’investigazione è anche un problema di controlli; l’investigazione ambientale ricade nella nota difficoltà di sorveglianza della pubblica amministrazione italiana. In generale, l’investigazione ambientale richiederebbe strutture stabili e specializzate, che in parte esistono (dal ministero ai carabinieri); soprattutto, però, manca, una sensibilità socialmente e politicamente diffusa in riferimento a fenomeni in larga misura sommersi (anche letteralmente, come nei casi di inquinamento delle falde acquifere). Le difficoltà relative all’investigazione ambientale, sono ancora più incisive per quanto riguarda l’intelligence ambientale (che da un punto di vista tecnico potrebbe funzionare subito significativamente). I problemi affrontati da El Baradei e dall’Agenzia internazionale per l’energia atomica, AIEA, suggeriscono che i problemi non esistono soltanto in Italia, ma, in forme diverse, si ritrovano in altri contesti.
La sicurezza ambientale ha i suoi costi (per gli imprenditori, ad esempio) e i suoi benefici (nel lungo periodo). Il vecchio ambientalismo riteneva centrali temi, come l’urbanistica e i lavori pubblici, che col tempo si accompagnano però alle questioni tipiche della nuova protezione civile: contaminazione, rifiuti pericolosi, 626, terremoti, incendi. Nei tempi lunghi, molti auspicano una cultura della protezione civile alla giapponese (fondata sull’educazione, sulla collaborazione e sul consenso). La consapevolezza ambientale dovrebbe crescere insieme all’educazione civica ed alla cultura della legalità. Alcune indicazioni come la “proposta Zamberletti” sui volontari e le riflessioni sulla riproposizione in termini nuovi dell’esercito di leva, marciano in questa direzione.
Insieme all’aspetto educativo, non può mancare quello preventivo. Le minacce ambientali saranno in futuro sempre più connesse all’intelligence e viste in relazione alla superiorità informativa, interpretativa, operativa. La superiorità informativa è una favorevole condizione di vantaggio competitivo, che richiede nuove forme di comunicazione e nuove tecniche di addestramento ed apprendimento – anche nell’ambito dell’intelligence.
La presenza crescente nel mercato internazionale di Cina ed India ridefinisce il quadro complessivo delle risorse; pare che tutto stia agli sgoccioli: petrolio, uranio, gas, acqua, terre coltivabili. Non si tratta soltanto di inquinamento e di tropicalizzazione, di scorie radioattive, di diossina, di plastica (ormai entrata stabilmente nella catena alimentare umana).
Il premio nobel ad Al Gore e all’IPCC ha segnato l’inizio di un ciclo nuovo. Questo ciclo di nuova consapevolezza, che diventa drammatica in maniera crescente, approda ad un altro spartiacque, che può forse essere rappresentato dalla dichiarazione di Condoleza Rice, Washington 27 settembre 2007: “nessuna nazione può farcela da sola”! E’ la conclusione di un’epoca, definita dagli studi sull’effetto Larsen, dalle annotazioni drammatiche di Nab Ki Moon. Il segretario generale delle Nazioni unite ha scritto nel novembre 2007: “siamo sull’orlo di una catastrofe”. Tanti altri leader eminenti si sono espressi in termini simili; ad esempio, Gordon Brown, che ha scritto: i costi del cambiamento climatico potrebbero essere paragonabili agli effetti della Grande Depressione e alle conseguenze della Seconda guerra mondiale sommati insieme. Dopo annotazioni come queste, è venuta la richiesta di istituire una Corte penale internazionale per la tutela dell’ambiente, sostenuta da un fronte che include Gorbaciov e il Dalai Lama.
La crescente necessità di un’intelligence ambientale potrebbe svolgere un ruolo importante nella ridefinizione morale dell’intelligence, che, nella sua versione migliore, ha sempre avuto come scopo salvare vite umane e minimizzare i pericoli rivolti contro il bene pubblico".