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Criminalità e ingiustizia nell'amministrazione
In questa ricerca ci occuperemo della criminalità dei colletti bianchi e in maniera specifica della criminalità dei colletti bianchi nell’area della giustizia amministrativa che, come conferma Piero Aimo nel più recente volume sull’argomento, spesso genera <<ingiustizia amministrativa>>. Se c'è ingiustizia, ci sono delle responsabilità, e probabilmente dei crimini, anzi i crimini più odiosi, perché generati da apparati che hanno come scopo la giustizia e invece generano ingiustizia. Prenderemo in considerazione un caso, e tenteremo di ritrovare il generale nel particolare. La connessione tra le tematiche della criminalità dei colletti bianchi e le tematiche dell'ingiustizia amministrativa sono intimamente connesse, sotto molti profili.
Questa ricerca non sarebbe stata possibile se non esistesse uno scetticismo autorevole, conclamato, generalizzato, gridato nei confronti della giustizia amministrativa. Sulla magistratura amministrativa (in particolare sui consiglieri di Stato) nutro le stesse perplessità che secondo una autorevole analisi di Massimo Morisi (Anatomia della magistratura italiana, Il Mulino, 2000, p.113), sono condivise da circa il 90 per cento dei magistrati ordinari, che deprecano pratiche lesive della <<percezione esterna della indipendenza e terzietà, oltre la credibilità pubblica del pretendersi al servizio della sola giustizia e della assoluta indifferenza alla sollecitazione particolaristica degli interessi>>! Su questa base di fenderò la tesi che impropriamente parliamo dei consiglieri di Stato come magistrati: in verità sono innanzitutto consiglieri di Stato, caratterizzati sia dal potere di scrivere sentenze, sia da un ruolo ambiguo, di supporto e di collaborazione con il potere politico, che snatura le caratteristiche essenziali di una magistratura: la terzietà, l'autonomia, l'indipendenza. Questa connotazione genetica trascina conseguenze disastrose, documentate nella ricerca.
Il professor Morisi certifica, per così dire, che circa il 90 per cento dei magistrati ordinari depreca le pratiche dominanti nella giustizia amministrativa, perché ritiene che, nella percezione comune, tali pratiche mettono in dubbio l'indipendenza e la credibilità della magistratura amministrativa, che non sembra indifferente alle pressioni esterne. Se i magistrati ordinari hanno sentimenti di tale sfiducia nei confronti della magistratura amministrativa, perché meravigliarsi di quel che pensano i comuni cittadini intorno a tale mancanza di credibilità e indipendenza? E soprattutto: perplessità così gravi sono espresse da magistrati ordinari, che non possiamo immaginare preda di ingiustificati allarmismi; la sfiducia di ognuno è ampiamente giustificata dalla sfiducia ben più documentata e allarmata dei magistrati ordinari. Stiamo trattando un tema clamoroso e scandaloso, caratterizzato come tale dagli stessi magistrati: non è un'invenzione di chi promuove questa ricerca e merita di essere studiato attentamente.
Se il caso italiano è anche il caso di una illegalità di massa e di una sfiducia di massa nei confronti delle istituzioni, allora il problema della ingiustizia amministrativa è al cuore del caso italiano. E' un problema che riguarda milioni di italiani: con il suo carico di lentezze, di inadempienze, di errori, di prevaricazioni, di illegalità, l'ingiustizia amministrativa è problema di tutti i giorni e di tutti i cittadini. Parte dalla quotidianità più banale e culmina nelle aule di giustizia, dove a volte platealmente la giustizia viene sbeffeggiata. Quale morale e quale responsabilità rimangono al cittadino che a volte sa per certo di essere stato sbeffeggiato da una giustizia che genera ingiustizia? Questa ingiustizia amministrativa non potrebbe esistere in tali dimensioni e in tale gravità senza la copertura, l'avallo, la complicità, l'interesse di chi gestisce la Giustizia amministrativa - questa volta definita con la maiuscola, perché l'idea è grande, anche se la realtà è miserabile.
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