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luglio 2009: Grazie, Obama!

Secondo Alessia Guerrieri, invitata di Avvenire, "Pessimismo e fastidio. L’umore della città abruzzese durante il primo giorno del vertice internazionale è proprio questo. I pochi aquilani rimasti in città, infatti, sono convinti che il G8 non lascerà granché al capoluogo terremotato, se non il ricordo delle limitazioni per le zone rosse che stanno mettendo a dura prova la pazienza degli abruzzesi. ...a ricordare l’umor nero della gente ci pensano i comitati cittadini, ma con azioni creative e pacifiche. Yes we camp...". Non sono i soli a essere scontenti: leggiamo sui giornali che soltanto il 24% degli elettori del centrosinistra ha ritenuto che l’immagine dell’Italia si sia rafforzata, grazie al G8.

Davanti a tanto erroneo pessimismo, c'è da essere grati alla lezione di stile che Obama ha dato a tutti.

     Barak Obama è stato a L’Aquila la persona simbolicamente e praticamente più significativa che abbia mai calcato quel suolo, dai tempi di Celestino V. Ha dato una lezione immensa di stile e di competenza, anche nei suoi gesti più semplici.

     Tra questi, secondo alcuni il massimo è stato quando, mentre incedeva in mezzo ad una selva di microfoni telecamere giornalisti bodyguard cia stellette capataz, si è fermato e ha raccolto una bottiglietta di plastica, abbandonata per terra, che gli era capitata tra i piedi: in Italia e fuori, nella classe dirigente, pare sia impossibile pensare ad un altro con tale stile ed anche con tale capacità di cogliere l’attimo fuggente. Mi ha ricordato il valore simbolico di un altro episodio classico, Carlo V che raccoglie il pennello caduto dalle mani di Tiziano, un gesto che, dicono, è uno spartiacque: simbolizza il momento della trasformazione del ruolo sociale dell’artista in tutta la storia culturale dell’Occidente.

    Soprattutto ha colpito la modestia di Obama; espressa in mille modi. Ha fatto in Italia quel che fa di solito: la parte del migliore, ascoltando pazientemente gli altri, dimostrando di avere letto i dossier, cercando accuratamente le posizioni di dialogo e di responsabilizzazione, diffondendo serenità e sorrisi intorno a sé. Una genuina modestia in cui tutti hanno avvertito la vera grandezza. Forse Giorgio Napolitano ha colto meglio di tutti un aspetto molto rilevante in questo nostro ambito di riflessione: “Ciò che mi ha veramente colpito, di Obama, è la straordinaria impressione di come ascolta gli interlocutori. È appunto un uomo che ascolta e riflette, come per prendersi il tempo di dare poi le risposte nel corso del suo mandato alla Casa Bianca. Aprendo le strade per un maggiore dialogo. Il presidente russo Medvedev, che era seduto accanto a me durante il pranzo ufficiale, mi ha confidato di aver avuto la medesima sensazione, durante l’incontro al Cremlino. ...”. Obama è il prodotto di un'aristocrazia dell'educazione: in lui e dietro di lui c'è il meglio della cultura universitaria americana. La sua è una semplicità apparente, che può essere fraintesa oppure non adeguatamente apprezzata (come è avvenuto a L'Aquila).

 

Il G8 a L’Aquila è stato complessivamente una straordinaria idea ed una straordinaria occasione perduta. Per l’incapacità complessiva del nostro sistema culturale ed istituzionale (a cominciare dall'università), il G8, che poteva essere un moltiplicatore di iniziative, di attenzioni, di sinergie, è stato ridotto ad un’enorme opportunità sprecata.

 

 

 

 

 

 

 

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