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Peter Gomez

   Peter Gomez è autore di vari volumi, cronista giudiziario dell'Espresso, osservatore assai attento e informato. Pubblichiamo tra virgolette una sua breve nota, apparsa sul numero -1 della rivista Micromega, edizione settimanale, uscito in data antecedente il 13 maggio 2001, sotto forma di Lettera al Direttore.

 

<<Caro direttore,

l’assoluzione con formula piena di Bruno Contrada, l’ex numero tre del Sisde accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, ha provocato i consueti virulenti attacchi contro la procura di Palermo. Gianfranco Micciché, il coordinatore regionale di Forza Italia, approfittando della concomitante presentazione del libro di Veltri e Travaglio “L’odore dei soldi”, ha definito Antonio Ingroia, pm di primo grado al processo Contrada, e gli altri magistrati seduti tra il pubblico, “il gruppo di fuoco già agli ordini di Giancarlo Caselli”. L’ex ministro di Grazia e Giustizia Filippo Mancuso, con pari moderazione ha invece parlato di “lordura istituzionale” e si è anche lanciato in un duro attacco ai collaboratori di giustizia i quali, a suo avviso, sarebbero stati bollati della sentenza Contrada con un marchio di “ignomignia morale e istituzionale”.

In attesa delle motivazioni dell’assoluzione, si deve sottolineare che le accuse contro Contrada avevano fin qui retto di fronte a decine di giudici terzi. A partire dal gip che ne aveva ordinato l’arresto, per arrivare ai giudici del tribunale della libertà e della cassazione che non lo avevano annullato, e infine a quelli della quinta sezione penale che lo avevano condannato nel ’96 a dieci anni di reclusione. A presiedere quel tribunale era, tra l’altro, il giudice Francesco Ingargiola, lodato dal Polo quando, quattro anni dopo, ha assolto sia pure ai sensi del 530 comma secondo (una formula che equivale alla vecchia insufficienza di prove) Giulio Andreotti.

E’ quindi evidente che se un giudice come Ingargiola ha considerato Contrada colpevole e, al contrario, i magistrati di secondo grado lo hanno ritenuto assolutamente innocente, qualcosa non ha funzionato nella giustizia palermitana. Perché o ha ragione Ingargiola o ha ragione la seconda sezione del corte d’appello presieduta da Gioacchino Agnello.

E’ un fatto, comunque, che Contrada quando nel ’98 ha scoperto che il suo secondo processo era stato affidato ad Agnello, ha cominciato a sperare. Non a caso Enrico Bellavia, cronista di punta di Repubblica a Palermo, il 12 giugno di 3 anni fa ricordava in un breve articolo una serie di coincidenze, o stranezze, che caratterizzavano il dibattimento.  Prima tra tutte, i buoni rapporti esistenti tra il presidente e l’imputato che forse avrebbero potuto consigliare una sua astensione dal giudizio. Secondo Bellavia, che ne è stato testimone oculare, Contrada e Agnello, all’indomani della sentenza di condanna di primo grado, si erano incontrati nell’androne del Palazzo di Giustizia. Agnello in quell’occasione aveva “salutato calorosamente Contrada” dandogli due pacche sulle spalle. Un affettuoso gesto di solidarietà, comprensibile se si tiene conto che il presidente della quinta sezione d’appello ha lavorato a lungo in procura negli anni ’70, quando Contrada era in servizio in questura. 

Altro particolare da non dimenticare è che Agnello, per una singolare coincidenza tipicamente palermitana, ha rischiato di trovarsi anche lui nei guai per le dichiarazioni dei pentiti. Totò Cancemi, uno dei collaboratori che ha puntato l’indice anche contro Contrada, già nel ’94 ha accusato Agnello di relazioni pericolose. L’inchiesta sul presidente della V sezione è stata archiviata a Caltanisetta per mancanza di riscontri alle parole del pentito. Ma pure questa circostanza avrebbe potuto consigliare l’astensione. Anche perché nel collegio che ha assolto il superpoliziotto uno dei giudici a latere è il fratello di Alberto Di Pisa, il pm ingiustamente accusato di essere il “corvo” che ha tentato d’infangare Falcone con una lettera anonima. Un accusa dalla quale Di Pisa è uscito a testa alta grazie al lavoro dell’avvocato Giacchino Sbacchi, poi difensore proprio di Contrada.

I motivi di opportunità per assegnare a un altro collegio il processo erano insomma molti. Nessuno però li ha sollevati. E probabilmente questa è l’unica colpa di cui si sono macchiati i magistrati dell’accusa. Grazie dell'ospitalità. 

Peter Gomez>>.

 

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