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AVVOCATI E GALANTUOMINI

Ho già ricordato la vivace polemica suscitata da Indro Montanelli, che ha scritto parole al vetriolo sugli avvocati, accusati di ingannare e imbrogliare i magistrati. Molti lettori e ammiratori espressero i propri dubbi. Tra questi, anche Alfredo Biondi. Ma non fu il solo.

    Il lettore Giuseppe Gesué, da Napoli, scrive a Montanelli, sottolineando che a suo parere quelle opinioni così severe sugli avvocati sono erronee. In particolare egli sottolinea fermamente che il dovere processuale dell'avvocato è difendere il cliente. E ha ragione: questo è il discrimine tra il galantuomo e il farabutto. Ogni farabutto dirà: "ma il mio compito è fare l'avvocato. Io sono un galantuomo". Soltanto i fatti ci possono dire se quell'uomo è un galantuomo o un farabutto. Se si è limitato a difendere, senza alterare i fatti, anche energicamente e pur convinto della colpevolezza del proprio cliente, è un galantuomo. Se, invece, altera i fatti, usando mezzi spregevoli (anche se formalmente irreprensibili), allora non è un galantuomo: è un farabutto.

    Scrive esattamente il lettore a Montanelli <<Per intenderci: se io fossi il giudice di un pedofilo, farei il possibile per "massacrarlo" … legalmente. Come suo difensore, faccio il possibile per evitare quel massacro>>. Risponde Montanelli: <<Giustissimo. Ma se lei, per dimostrare che il suo cliente non è un pedofilo (pur sapendo che lo è), adduce prove false e corrompe i testimoni (succede, succede…), sarà anche un bravo avvocato, ma non è certo un galantuomo, né tantomeno un amico della Legge e della Giustizia>>. Montanelli ha perfettamente ragione: gli avvocati recitano addirittura un giuramento prima di cominciare la professione e hanno doveri inderogabili, come afferma il Codice deontologico degli avvocati, approvato dal Consiglio Nazionale forense. Mi riferisco agli articoli 5, 6, 14 e 20: <<l'avvocato deve evitare di usare espressioni sconvenienti ed offensive negli scritti in giudizio e nell'attività professionale in genere...>>.

  

Ci sono avvocati e avvocati. Ci sono magistrati e magistrati. Fulvio Croce, il presidente dell'Ordine degli avvocati di Torino, era un avvocato e merita il massimo rispetto, come tanti altri avvocati che tutti abbiamo conosciuto e apprezzato. Durante gli anni di piombo, quando le Brigate Rosse revocarono il mandato ai loro difensori di fiducia, egli adempì al proprio dovere di difensore d'ufficio. Si guadagnò l'epiteto di <<servo di regime>> e fu assassinato per aver fatto il proprio dovere. Anche i magistrati non sono per niente tutti uguali. Quando ho partecipato al convegno dell'Associazione nazionale magistrati, a Roma, dal 30 marzo al 2 aprile 2000, ho rivisto il bellissimo manifesto realizzato per la commemorazione delle vittime della strage di Capaci. Rose tagliate in due e una semplice lista di nomi di magistrati, in ordine alfabetico; comincia con Emilio Alessandrini e finisce con Cesare Terranova. Ci sono avvocati e avvocati. Ci sono magistrati e magistrati. Ci sono delinquenti e delinquenti.

 

 

 

 

 

 

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