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Immigrazione e politiche della sicurezza
Leggiamo su IL GIORNALE dell'11-2-
2007 un articolo di Anna Maria Greco, che riferisce questa intervista
a Ilinca (Partito degli immigrati): «In Romania si ha l’immagine dell’Italia
come di un Paese dove si può infrangere impunemente la legge, senza finire in
galera, senza pagare in alcun modo. Da noi non è così. Ecco perché tanti
delinquenti vengono qui». Signor Dumitru Ilinca, lei è responsabile per la
comunità romena del Partito immigrati, ci spiega come si è formata quest’immagine?
«Nel mondo criminale c’è un passaparola e il vostro Paese viene considerato
quello dove tutto è permesso. Si sa che, anche se la polizia ti prende, poi in
un modo o nell’altra riesci a uscire dal carcere. Pure l’indulto ha dato un
messaggio sbagliato ai delinquenti. Come dire: “Venite, venite, tanto la farete
franca”».
Invece, in Romania, è tutto diverso?
«Certo. La legge viene rispettata. Se qualcuno la calpesta i poliziotti lo
mettono in galera e non c’è nessun giudice che ha fretta di farlo uscire. Così,
si ha paura di sbagliare. Qui da voi, questa paura non c’è».
Insomma, le nostre leggi non sono abbastanza severe e non c’è certezza della
pena. Ma adesso c’è il nuovo decreto sulle espulsioni.
«Non basta, l’importante è punire chi sbaglia. Nella vostra classe politica c’è
un buonismo, un permissivismo esagerati. Vedo questo signore, il segretario del
Pd, che si lamenta come un bambino debole. Ma come? Non è nella maggioranza nel
governo e nel Parlamento? Perché questa maggioranza di centrosinistra non fa una
legge diversa, perché non fa il suo dovere?».
Veltroni accusa il governo romeno di favorire l’esodo di migliaia di
delinquenti. E chiede all’Europa di intervenire.
«Sbaglia. Sposta le responsabilità. La verità è che in altri Paesi, come la
Germania, l’Austria, l’Ungheria, i delinquenti romeni non ci vanno perché sanno
che lì ci sono pene severe. Se qualcuno tra di loro chiede: “Dove conviene
andare?”, tanti gli rispondono: “In Italia, là si può rubare”».
Lo stesso giorno, il CORRIERE DELLA SERA pubblica questo articolo di Sergio Romano: "Con la sua improvvisa conferenza stampa in Campidoglio, mentre cominciava a diffondersi la notizia di un efferato delitto in una baraccopoli romana, Walter Veltroni ha segnato parecchi punti. Ha deviato le frecce che avrebbero fatto di lui, sindaco di Roma, uno dei bersagli preferiti dell'indignazione popolare. Ha dimostrato, come leader del Partito democratico, di essere sensibile alla domanda di sicurezza che sale dal Paese. Ha dato un colpo di frusta alla politica nazionale e ha costretto il governo a trasformare in decreto, con effetti pressoché immediati, quello che era in origine soltanto un disegno di legge. Ha preceduto il centrodestra, costretto a rincorrerlo affannosamente. E ha dimostrato alla pubblica opinione che esiste oggi nel Paese un nuovo, singolare «partito di opposizione ». I Democratici sostengono il governo e sono il suo maggiore pilastro. Ma possono richiamarlo all'ordine con qualche brusco ammonimento e produrre migliori risultati di quanti non ne ottenga un centrodestra che la strategia del suo leader condanna a lavorare per un solo obiettivo: le elezioni Tutto bene, dunque, per Walter Veltroni e il centrosinistra? La sua iniziativa comporta almeno due rischi. In primo luogo dimostra che il presidente del Consiglio non aveva torto, dal suo punto di vista, quando sperava che il Partito democratico sarebbe stato retto da un coordinatore anziché da un segretario nella pienezza dei suoi poteri. Veltroni non può limitarsi al ruolo che fu, prima della fusione, quello di Piero Fassino e Francesco Rutelli. Deve irrobustire la sua creatura dimostrando al Paese che i Democratici sono «governativi», ma diversi. E aspirano a trovare nuovi consensi in una Italia moderata che non approva i cedimenti del presidente del Consiglio alla sinistra radicale. Nelle scorse ore l'emozione suscitata dal delitto di Roma ha permesso a Veltroni d'imporre la propria linea. Che cosa accadrà del governo quando le sue proposte si scontreranno con le posizioni dei partiti massimalisti e metteranno Prodi in serio imbarazzo? Il secondo rischio concerne il caso che Veltroni ha scelto per la sua sortita. Spiace ricordarlo, soprattutto in questo momento, ma il delitto di Roma è «soltanto» un delitto, particolarmente efferato ma pur sempre uno dei tanti che affollano le statistiche criminali di qualsiasi Paese europeo. È molto grave anche perché è un sintomo dei problemi creati da una immigrazione diversa che i governi, non soltanto da noi, affrontano con grande difficoltà. Ma non può dettare l'ordine del giorno del Consiglio dei ministri e influire sui termini di un provvedimento generale. L'impotenza, soprattutto in questo momento, avrebbe scatenato la collera del Paese. Ma la denuncia del «pericolo romeno», presente nelle parole di Veltroni, rischia di rafforzare prevenzioni ingiuste e pregiudizi xenofobi. Governo e partiti debbono ricordare che in Italia non esiste soltanto la criminalità dell'immigrazione. Esiste anche una «sindrome Blocher », dal nome del leader svizzero che ha riscosso un considerevole successo nelle ultime elezioni federali con la sua campagna contro gli stranieri. A questa xenofobia, di cui cominciano a intravedersi alcune brutte manifestazioni, non bisogna offrire occasioni e pretesti. Il governo ha il diritto di cacciare gli indesiderabili, ma deve dire chiaramente al Paese (come ha fatto ieri il presidente del Consiglio con un particolare riferimento alla comunità romena) che i «desiderabili », nelle file dell'immigrazione, sono la stragrande maggioranza e meritano di essere accolti come tali".
Insomma, le politiche dell'immigrazione possono essere confortate da adeguate politiche della sicurezza, che favoriscano l'immigrazione senza suscitare spinte xenofobe e razziste.
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