Francesco Sidoti, La cultura dell'investigazione, Koinè Nuove Edizioni, Roma 2002
L’investigazione potrebbe essere definita attraverso la tradizionale distinzione tra indagine preventiva o repressiva, ante delictum o post delictum: in questo senso l’intelligence viene prima, l’investigazione dopo. Si potrebbe dire che in un certo senso l’investigazione cerca la verità; l’intelligence crea la verità. Come viene svolta l'investigazione da un osservatore medio, da vari punti di vista limitato, fallibile, ignorante, fazioso, presuntuoso, superstizioso?
Bastano questi pochi cenni
per mostrare che il tema dell’investigazione ha connessioni profonde con le più
classiche tematiche metodologiche ed epistemologiche. La ricerca della verità,
la passione per la verità, la definizione della verità, hanno costituito un
tema centrale, forse il filo conduttore della cultura occidentale. Eppure, è
stato sostenuto che scopo della scienza non è la scoperta della verità, ma
l'eliminazione dell'errore. La verità sarebbe, in questo senso, soltanto
quell'approssimazione che residua dopo l'eliminazione degli errori. In una prospettiva decisamente fallibilista della conoscenza
umana, la verità non è mai
definitiva: è soltanto una nozione provvisoria, data per certa soltanto fino a
prova contraria, dopo una serie di controlli e dopo l’eliminazione degli
errori.
I
temi dell’errore e dell’ignoranza sono centrali nella cultura occidentale,
nella nostra vita quotidiana, nell’investigazione. Il volume ruota intorno a
questa tematica fondamentale (e a varie altre tematiche parallele), con
riferimenti cospicui a quel filone aureo che insiste sui limiti della razionalità
umana, da Socrate a Kant, fino ad autori come Hayek e Simon. Mi sia permesso di
sottolineare che non da oggi mi occupo di questo argomento: ho pubblicato nel
1979 con le Edizioni di Comunità un volume col titolo: I limiti della
razionalità pubblica e ho pubblicato nel 1982 il mio primo lavoro sul tema
della criminalità organizzata, centrato proprio sui temi metodologici.
Sottolineo
vivamente e fortemente che nel volume, insieme a capitoli assai “teorici”,
esistono capitoli assai “pratici”: su Giovanni Falcone, sugli errori nelle
condanne a morte, sulla CIA e sull’FBI, sul giusto processo, sul tentativo di
impiantare le tematiche metodologiche come spina dorsale di un Corso di Laurea
dedicato all'investigazione.
Di
seguito sono riportate alcune parti del paragrafo iniziale del volume,
che è stato distribuito nelle maggiori librerie nazionali. L’editore può essere contattato al numero di telefono: 06
1.Definizioni
dell’investigazione
L’investigazione come ricerca della verità è spesso una ricerca
disgiunta dall’inseguimento di una verità suprema e definitiva, ma
interessata al raggiungimento di
soluzioni concrete ai dilemmi posti dalla scarsità delle risorse e
dall’infinità dei desideri. In questo senso, tutta intera la nostra vita è
una investigazione senza fine, in merito a verità parziali e provvisorie,
pratiche, tecniche, politiche, morali, di senso comune, utili allo scopo di
vivere meglio. Gran parte della nostra esistenza si svolge in una continuo
processo di esplorazione, di denominazione e di trasformazione dell'ambiente
naturale: noi tutti siamo costantemente impegnati ad affrontare problemi e ad
umanizzare la natura. Per Dewey noi viviamo perennemente in un labirinto di
situazioni complicate; imparando a bene investigare, impariamo ad affrontare
meglio i problemi e a vivere meglio. Da questo punto di vista, ogni vita e tutta
l’evoluzione sono fondamentalmente un processo conoscitivo di sfida e di
esplorazione dell'ignoto, che produce fortunatamente un insieme poderoso di
teorie, scienze, valori, istituzioni. L’indagine è il momento più alto del
processo conoscitivo tipicamente umano: un tentativo fallibile e precario di
ridurre l’incertezza ovvero di passare da un livello più disordinato e
rischioso di incertezza ad un livello più studiato e controllato.
Il vocabolo investigazione viene inoltre può essere usato facendo
riferimento ad almeno quattro significati specifici. C’è innanzitutto un
significato ampio e comune; in questo primo caso investigazione è sinonimo di
ricerca dettagliata, prolungata, approfondita, specialistica, esplicativa,
applicata in uno dei molti settori delle attività umane, ad esempio nel
giornalismo (dove si parla appunto di giornalismo investigativo[2]),
oppure nel campo della storia dell’arte (dove le nozioni di vero e di falso si
contrappongono frontalmente, ma in maniera non sempre chiarissima[3]),
oppure nel campo dell’archeologia[4],
oppure nel campo della filosofia, come nel caso delle celeberrime Philosophical
Investigations di Wittengstein o del prestigioso Instituto
de Investigaciones Filosóficas di Città del Messico.
Chi naviga su Internet potrà facilmente imbattersi in una infinità di
siti che si occupano di investigazione, dalla Environmental
Investigation Agency (con un’attenzione speciale per foche, balene,
eccetera) alla American Society for Clinical Investigation
o alla Society for Gynecologic
Investigation (che raccoglie la categoria di medici professionalmente
interessati ad argomenti che spaziano dalla clonazione alla ginecologia
oncologica), fino alla Cosmic
Society of Paranormal Investigation (dedicata agli astri, agli ufo,
eccetera).
Dopo
questo significato assai ampio di investigazione, c’è poi un secondo significato, di tipo
strettamente professionale: l’investigazione è l’attività compiuta
dall’investigatore a proposito di un crimine, pubblico o privato che sia;
questo significato rinvia immediatamente ad una precisa figura sociale, che ha
una sua storia e sue determinate caratteristiche specifiche, con numerose
distinzioni e sottodistinzioni. Il significato strettamente professionale non
concede nessuna preminenza alla tradizionale
medicina legale o alla tradizionale analisi della scena del delitto, e così
via, che sono certo rilevanti, ma coesistono con altre tematiche non meno
importanti e anzi di crescente importanza.
Basti
pensare agli
investigatori nell’ambito della criminalità informatica o della criminalità
economico-finanziaria o nell’ambito dell’investigazione ecologica, a
proposito dei fenomeni di avvelenamento
elettromagnetico, industriale, chimico, della terra, dell’aria,
dell’acqua. Tra sostanze tossiche o
cancerogene, tra antibiotici e binefili policlurati, tra emissioni
di anidride carbonica per milioni di tonnellate e milioni di animali affetti da
encefalopatia, c’è ampio spazio per l’investigatore. Dopo l’11 settembre
si sono aperte possibilità impensate per tanti tipi di specializzazioni
investigative.
C’è inoltre un terzo significato, specialistico e quasi riservato ai
tecnici dell’ambito giuridico e giudiziario, tuttavia assai rivelatore, che
individua una ulteriore differenziazione significativa rispetto alla precedente:
l’investigazione come attività riservata nel processo alla parte privata,
dunque diversa dall’indagine, riservata alla parte pubblica. L’espressione investigazione difensiva fa il suo pieno ingresso nel tessuto
codicistico italiano soltanto con la legge n. 234 del 1997; ancora nella
fondamentale legge n. 479 del 1999, si usa soltanto il termine investigazione
senza mai usare il termine indagine,
“quasi vi fosse un malcelato pudore nell’equiparare totalmente l’attività
investigativa svolta dalla difesa a quella del pubblico ministero”[5].
In questo contesto specialistico il vocabolo investigazione viene distinto e sminuito rispetto al vocabolo indagine,
rivelando la specifica considerazione che l’investigazione privata ha avuto
nella cultura italiana.
C’è infine un quarto significato, di derivazione storica e
istituzionale, soprattutto rilevante all’interno dell’area anglosassone,
nella quale la cultura dell’investigazione si definisce per contrapposizione
alla cultura dell’inquisizione, che, a differenza dell’investigazione,
sarebbe contraddistinta da credenze irrazionali, presupposti dogmatici e
aprioristici, metodi come la tortura, la mancanza di contraddittorio e di
pubblicità. In particolare, nella cultura anglosassone è preminente una storia
di limitazione dell’autorità pubblica e del potere sovrano, che comincia con
la Magna Charta Libertatum,
nell’undicesimo secolo, e colleziona episodi come destituzioni o decapitazioni
di sovrani, dunque rivoluzioni di vario tipo, coronate da successi e ancora
riverite come momenti istituzionali fondativi della vita civile e morale della
comunità. In questa prospettiva il governo è un male necessario[6],
che va rigorosamente limitato, bilanciato e controllato: il potere limita il
potere. E la democrazia non è un paradiso sulla terra: è “il peggior sistema
di governo, esclusi tutti gli altri”, come disse Winston Churchill con una
geniale sintesi comparativa, che compendia un’analisi contemporaneamente
elogiativa e realistica della democrazia.
La prospettiva costituzionalista maturata nella cultura anglosassone,
lungo un complesso itinerario storico, culmina nella consapevolezza che ogni
potere tende inevitabilmente alla corruzione e all’abuso, e per questo deve
essere bilanciato attraverso un meccanismo di controlli e contrappesi. Il potere
pubblico democratico non è un potere sovrano, ma un potere limitato. Poiché
questa cultura parte dal principio che ogni essere umano è un potenziale
furfante, incline all’eccesso, all’errore, alla prevaricazione, soprattutto
chi detiene un potere di vita e di morte deve essere sottoposto ai controlli e
ai limiti più circospetti.
Di conseguenza, nel campo giudiziario la tradizione anglosassone non
concede nessuna prerogativa speciale all’investigatore pubblico, che viene
visto in una posizione di assoluta parità con la difesa, davanti ad un giudice
formalmente, professionalmente, culturalmente terzo
rispetto ad accusa e difesa. Il giudizio viene conseguentemente espresso non
da un’istanza superiore e superiormente illuminata, ma da una giuria di pari,
sulla base di prove empiricamente fondate e di un contraddittorio palese tra
parti poste su un piano di assoluta parità. Questa tradizione giuridica è per
molti aspetti agli antipodi non soltanto della cultura inquisitoriale, ma della
tradizione legale e giuspubblicistica dell’Europa continentale, caratterizzata
da una ben diversa idea dello Stato, della sovranità, della democrazia, della
preminenza del pubblico sul privato, del processo e delle metodologie
processuali.
Dentro la tradizione dell’Europa continentale il vocabolo investigazione ha un significato dimesso e generico, mentre nella tradizione anglosassone ha un significato pregnante e distintivo di una forma storica specifica. Il sistema accusatorio si contrappone al sistema inquisitorio: questo è caratterizzato da istruttoria, confessione, segreto, quello è caratterizzato da udienza pubblica, contraddittorio, regole di acquisizione della prova. Il sistema inquisitorio procede dalla pretesa di voler conoscere tutto e tutta la verità; il sistema accusatorio prende in considerazione soltanto le prove regolarmente acquisite, dunque l'investigazione condotta secondo regole è qui dominante e assorbente.
Nell’uso quotidiano e comune, non c’è confronto tra l’uso
frequentissimo e riverito del termine investigazione tra gli anglosassoni e
l’uso del vocabolo investigazione nelle lingue dell’Europa continentale.
Anche se la moderna cultura giuridica dell’Europa continentale, attraverso i
suoi rappresentanti più illustri, da Beccaria a Voltaire, sviluppa una critica
serrata dei metodi inquisitoriali, tuttavia nei presupposti è ancora largamente
ancorata ad idee di razionalità assoluta e di superiorità della razionalità
pubblica sulla razionalità privata, e conseguentemente ad idee di legalità, di
processo, di prova, molto diverse da quelle dominanti all’interno della
cultura anglosassone. Dovrebbe essere quasi superfluo rilevare che ovviamente,
anche all’interno della cultura di molti anglosassoni possono esistere stili
inquisitoriali di comportamento o di pensiero, e il contrario può accadere
nelle culture non anglosassoni. Il punto è che le culture si traducono in
sistemi istituzionali e in proposito esiste coerenza tra cultura anglosassone e
sistemi istituzionali dell’Inghilterra e degli Stati Uniti; mentre in altri
paesi esistono sistemi misti, coerentemente con una diversa cultura della
razionalità, della giustizia, della prova[7].
[1] Cfr. P. Tonini, Manuale di procedura penale, Giuffrè, Milano 2001, p. 182.
[2] F. Sidoti (a cura di), Giornalismo investigativo 2002, Edizioni Nuova Koiné, Roma 2002 (in corso di pubblicazione).
[3] F. Zeri, La costellazione del falso, a cura di M. Dolcetta, Rizzoli, Milano 2000.
[4] W. Pitman, Noah's Flood. The New Scientific Discoveries About the
Event That Changed History, Touchstone Books, New York 2000.
[5] A. Di Maio, Le indagini difensive. Dal diritto di difesa al diritto di difendersi provando, Cedam, Padova 2001, p. 111.