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La criminalità dei colletti bianchi è criminalità organizzata 

     Quando Sutherland nel 1939 e poi nel 1940 diede straordinario rilievo internazionale al tema della criminalità dei colletti bianchi, egli metteva in rilievo l'aspetto organizzativo di questo tipo di reato e lo considerava di particolare importanza, tanto è vero che ritorna in seguito sullo stesso tema con un altro celebre intervento, che ha per titolo White-collar crime is organized crime. In generale, per Sutherland la criminalità dei colletti bianchi è più pericolosa della criminalità comune; in particolare, le organizzazioni criminali dei colletti bianchi sono molto più pericolose e deleterie delle organizzazioni della comune malavita (che fra l'altro, come insegna il caso italiano, può essere al soldo dei colletti bianchi).

    Sutherland non a caso sottolinea un aspetto: a differenza di reati che implicano una violenza personale e che in larga maggioranza sono derivati da un impulso incontrollato o da un'esecuzione solitaria, per la criminalità dei colletti bianchi è necessaria una premeditazione e una preparazione: collaborazione e copertura sono conseguenze immediate dei reati dei colletti bianchi, preparati ed eseguiti in larga maggioranza su base non individuale, sostenuti da un'organizzazione che non si scioglie dopo l'esecuzione di quel reato ma che sussiste per commettere altri reati dello stesso tipo. Questa organizzazione prende in attenta considerazione la copertura e la mistificazione del reato; la sua capacità di intimidazione è onnipresente dall'inizio alla fine del compimento del reato, in maniere subdole e devastanti perché includono l'intimidazione della vittima e degli organismi pubblici repressivi. Quando sono state emanate in Italia le leggi che volevano colpire veramente l'associazionismo di stampo mafioso, fu osservato che la fattispecie dell'art. 416 bis era individuata in maniera così vasta da poter includere anche molti altri comportamenti organizzativi che non siamo mai stati inclini a considerare di stampo mafioso. E' un'osservazione che coglie nel segno: a volte, ovviamente non sempre, la criminalità dei colletti bianchi ha caratteristiche e modalità di tipo mafioso. E' mafia con i colletti bianchi, ma sempre mafia è. I confini tra le due tipologie criminali vanno determinate caso per caso, ed è certo che almeno in alcuni casi criminalità dei colletti bianchi e criminalità di tipo mafioso si sono sovrapposte. Questo è vero in generale, ed è vero in particolare per quanto riguarda il caso della giustizia amministrativa.

   Dopo Sutherland il rapporto tra criminalità dei colleti bianchie criminalità organizzata è stato oggetto di disparate analisi ed interpretazioni. Poiché l'impostazione di queste pagine non è massimalista e giustizialista, voglio sottolineare innanzitutto che nella letteratura internazionale vengono utilizzati termini come reseaux, filières, networks, lobbies, gangs che si riferiscono ai gruppi costituiti a volte per fini delinquenziali e a volte con le migliori intenzioni, per facilitare la cooperazione. E' nota in tutto il mondo la tendenza crescente alla costruzione di reti informali, che nascono sulla base di affinità pre-giuridiche di clan, di casta, di sangue, di parentela, eccetera. Queste reti sono strutturalmente inclini a non favorire la propria visibilità: i fallimenti del mercato e delle istituzioni aprono la strada al loro sviluppo, e hanno una decisiva rilevanza causale. I fallimenti del mercato e delle istituzioni inducono inoltre queste reti ad operare spesso al margine della legalità o contro la legalità e con una convinzione conclamata di fare rispettare in tal modo le regole superiori della convivenza.

    Insomma, la criminalità dei colletti bianchi è caratterizzata da varie ambiguità, una delle quali intimamente connessa alla sua natura: in un mondo ricolmo e di scelleratezze e di organizzazioni, a volte la criminalità è pianificata come scopo supremo di un'organizzazione e a volte invece è soltanto l'esito finale di una specifica iniziativa (mentre la caratteristica genetica dell'organizzazione può assolutamente non essere il compimento di quel determinato crimine). Nel caso della giustizia amministrativa, per esempio, esistono reti informali che si costituiscono non allo scopo dichiarato di truffare lo Stato e i singoli, ma formulando verbalmente il massimo rispetto nei confronti dei singoli e dello Stato. Le motivazioni e le giustificazioni individuali degli appartenenti ad uno specifico sodalizio possono essere interiormente assai differenti: nella stessa organizzazione informale, alcuni pensano veramente di fare parte di un'associazione filantropica, altri pensano di cogliere attraverso quella organizzazione la possibilità di compiere crimini senza pagare il dazio. Nel mondo caotico e farraginoso della giustizia amministrativa non c'è nessun farabutto che si presenti con un biglietto da visita sul quale c'è scritto: <<sono un farabutto>>, ma effettivamente i farabutti esistono, come è dimostrato da casi documentati. Dietro una molteplicità di sentenze presentate come semplice adeguamento ad una norma ineludibile e con accorati paroloni che rinviano al sacrosanto rispetto della legge, si celano i maneggi di criminali inveterati, travestiti di specchiate buone maniere e di disinteressato approccio ad ogni contenzioso. Questi marpioni in verità non prendono in giro nessuno che abbia la testa sulle spalle: sono vestiti soltanto della complicità che li circonda e dell'impunità che li protegge. Soltanto un imbecille o un complice li può accreditare come persone per bene.

   Non mi sembra proprio che queste siano parole dure e immotivate: il 90 per cento dei magistrati ordinari la pensa più o meno allo stesso modo e una parte autorevole e maggioritaria dell'opinione pubblica la pensa più o meno allo stesso modo. Se a cominciare dai magistrati ordinari c'è una reputazione assai negativa della magistratura amministrativa, questa reputazione non è riferita a fatti di tipo estetico o astrologico o biochimico: quando si deprecano nella magistratura amministrativa <<pratiche lesive dell'indipendenza e terzietà>> e <<sollecitazioni particolaristiche degli interessi>>, si pensa anche a reati, e questi reati sono crimine organizzato. E' un'opinione condivisa dai molti magistrati amministrativi onesti che sentono come una sopraffazione ed una vergogna questa situazione. La ricerca non si sarebbe realizzata senza la loro collaborazione.

 

 

 

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