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GLI ARBITRATI DEL SEGRETARIO GENERALE
In questa ricerca non poteva mancare un'analisi del ruolo importantissimo del segretario generale all'interno del Consiglio di Stato. Attraverso l'esame di un caso specifico diventerà più chiara l'analisi di questo ruolo di carattere strategicamente decisivo. Ora in forze come insigne presidente di sezione del Tar Lazio, Luigi Cossu è stato segretario generale del Consiglio di Stato: braccio destro ed alter ego di un celeberrimo presidente del Consiglio di Stato, Giorgio Crisci. Come quel presidente rappresenta e compendia il ruolo di presidente, così questo segretario generale rappresenta e compendia il ruolo di segretario generale.
Come stretto collaboratore di Giorgio Crisci, Luigi Cossu è stato per molti anni amministratore della complessa macchina del Consiglio di Stato e plenipotenziario di enorme rilievo. Alto, naso aquilino, mascella quadrata, capelli sale e pepe, rigido nel tratto e nel portamento, si discute se il suo contegno nelle udienze sia lo stesso di quello offerto nella vita privata, dove non disdegna le apparizioni mondane; riferiscono le cronache che in occasioni solenni si concede di apparire al fianco di altri suoi pari, parenti e amici, come l'on. Maretta Scoca, il prof. Filippo Lubrano, il figlioccio di Cossiga, eccetera. Anche nei confronti degli aspetti economici della vita, egli non è poi così distaccato e scostante, almeno a quanto appare dal suo protagonismo sul fronte degli arbitrati - che in questo frangente studieremo attraverso la ricostruzione offerta dal settimanale Il Mondo.
Questo periodico è stato certamente l'organo di stampa che ha seguito con maggiore attenzione e decisione le vicende della giustizia amministrativa, sotto il profilo particolare dello scandalo degli arbitrati. Sono stati di estrema gravità i termini usati dal rinomato settimanale fondato da Pannunzio: <<scandalo degli arbitrati>> è il meno eloquente. Nella sostanza i termini sono stati ben più pesanti e spesso neanche allusivi, ma concretamente e palesemente indignati in merito al tutt'altro che irreprensibile comportamento di molti uomini di legge. La denuncia è sempre stata molto allarmata e certificata: le cifre enormi guadagnate dai consiglieri di Stato sono minutamente documentate, insieme a tutte le ragioni di ordine morale che legittimavano l'uso di termini come scandalo, indecenza, eccetera. Onore ad uno dei pochi e migliori esempi di giornalismo investigativo in Italia. La normativa sugli arbitrati è oggi profondamente cambiata anche grazie a questo tipo di giornalismo investigativo.
Secondo i cronisti del Mondo, gli arbitrati sono stati soltanto una parte del malcostume imperante nella giustizia amministrativa. Collaudi, consulenze sui contratti, presenza dominante in commissioni giudicatrici, e molto altro è stato occasione di pingui retribuzioni per i consiglieri di Stato, che, pur essendo i magistrati meglio pagati in Italia, dimostrano sotto molti profili uno specifico attaccamento al denaro (come vedremo meglio ancora in un altro paragrafo), non disdegnando rapporti strettissimi con le parti processuali e contravvenendo in tal modo l'etica prima e universalmente riconosciuta della pratica giudiziaria: imparzialità, indipendenza, terzietà. Perfino quelli che dovrebbero essere gli ipotetici maggiori beneficiari della pratica degli arbitrati, le imprese, hanno fatto sentire rumorosamente la propria opinione scandalizzata. Sul giornale della Confindustria, Il Sole 24 Ore, abbondano le dichiarazioni in proposito. Leggiamo ad esempio sul numero del 13-3-1999: <<…cresce il fastidio nei confronti di una giustizia, in questo caso amministrativa, ritenuta invadente e inefficiente…Per dirla tutta, va aggiunta la notevole diffidenza nei confronti del Consiglio di Stato… lo sconforto è grande…>>.
Come Il Sole 24 Ore, così il Corriere della sera, così Il Mondo: non sono giornali antisistema, fascisti o comunisti o che so io: sono organi della più moderata borghesia italiana: concordemente vedono il Consiglio di Stato come un organismo che dice di fare giustizia e che invece è sede di pratiche scandalose e di un esasperato culto del denaro. Questi giornali hanno frequentemente descritto consiglieri di Stato impegnati in maniere immorali di fare soldi, e in questo senso rappresentanti di quello Stato che la borghesia italiana voleva abbattere e non cambiare!
Sulle varie pratiche di indubbia amoralità che sono state specifiche nella storia del Consiglio di Stato, svettano gli arbitrati e in particolare i cosiddetti arbitrati a tre, che si distinguono dagli arbitrati a cinque perché in questi arbitrati le parti scelgono ognuna il proprio avvocato e i due avvocati scelgono insieme il terzo arbitro, un consigliere di Stato che in tal modo si vede praticamente attribuire dagli avvocati una ben lauta parcella. Gli arbitrati possono arrivare ad un massimo del 10 per cento sul valore della controversia, e poiché molti arbitrati sono dell'ordine di decine di miliardi, è indubbiamente criticabile e sospetto sul piano deontologico il rapporto che si instaura tra gli avvocati e il giudice, che diventerà grato nei loro confronti per essere stato prescelto come terzo arbitro e terzo percettore di una retribuzione miliardaria. Gli arbitrati da sempre sono stati indicati dai magistrati ordinari come l'esempio di tutto quello che deve essere rifiutato nella maniera di concepire e di praticare la giustizia.
Il rapporto tra questo segretario generale e gli arbitrati è esemplare, come si può desumere dalla questa citazione, tratta da un articolo apparso sul numero del Mondo del 16 novembre 1996: <<Alla fine Luigi Cossu ha avuto partita vinta: i suoi arbitrati sono legittimi. Ma tra le pieghe della sentenza che gli da' ragione spuntano le cifre relative ai lucrosi emolumenti dovuti alle attività extragiudiziali. E fanno scalpore. Il consigliere di Stato, il cui nome compariva nella lista pubblicata dal Mondo dei magistrati amministrativi a cui erano stati affidati incarichi extragiudiziali, aveva subito un pesante smacco. Il Consiglio di presidenza (il Csm della giustizia amministrativa) gli aveva infatti negato nei mesi scorsi l'autorizzazione per assumere un nuovo incarico arbitrale: quello fra il ministero dell'Industria e la societa' Tilgres. Ma Cossu non si era dato per vinto e aveva fatto ricorso al Tar del Lazio. Che ha annullato nei giorni scorsi la precedente decisione… Nella sentenza con cui il Tar del Lazio ha accolto il ricorso del consigliere di stato Cossu sono specificati i compensi da lui dichiarati nell'ultimo quinquennio per gli incarichi extragiudiziali: un miliardo e 188 milioni per collaudi e arbitrati, "piu' quelli derivanti da un arbitrato per un petitum [il valore della controversia, ndr] di 120 miliardi". Soltanto quest'ultimo incarico avrebbe dovuto garantire a Cossu e agli altri partecipanti al collegio arbitrale un compenso particolarmente elevato. Gli arbitrati sono infatti retribuiti in proporzione ai valori della controversia, con importi intorno al 3 - 4 % del totale: il compenso, in questo caso, non dovrebbe quindi essere stato inferiore a 3 o 4 miliardi. Il Consiglio di presidenza aveva rifiutato l'autorizzazione con la motivazione che Cossu avrebbe superato negli ultimi 5 anni il limite degli incarichi extragiudiziali compatibile con l'equa ripartizione tra i magistrati di anzianità uguale o superiore alla sua. Nella scheda di Cossu aggiornata al 1995 sono infatti elencati nove incarichi in corso, fra collaudi e arbitrati…>>.
Da questa nota appare evidente un punto: all'epoca il CSM dei magistrati amministrativi riteneva che Luigi Cossu era stato un magistrato particolarmente attivo nel settore degli arbitrati, tanto da scavalcare i magistrati suoi pari. Questo particolare presenzialismo sul fronte degli arbitrati convive con un particolare presenzialismo su altri settori economicamente significativi, come quello relativo allo stipendio. Scrive ancora Il Mondo nel numero del 27 luglio 1996, che a Luigi Cossu <<il Consiglio di Stato ha versato dopo gli ultimi adeguamenti, il massimo grado della giustizia ordinaria (primo presidente della Corte di cassazione) al massimo dell'anzianità>>. Una retribuzione annuale di centinaia di milioni.
E' importante un cenno relativo al contesto nel quale questi articoli venivano pubblicati. L'articolo relativo alla discussa legittimità dell'arbitrato miliardario di Luigi Cossu, ha per titolo: QUALCHE MILIARDO. COSI' IL MAGISTRATO ARROTONDA LO STIPENDIO. Il sottotitolo dell'articolo dice: <<Archivi segreti arbitrali>>, con riferimento ad uno dei temi più volte trattati nelle inchieste del Mondo: la fortissima segretezza con la quale i magistrati del Consiglio di Stato hanno sempre custodito le tematiche relative agli importi e alle modalità delle loro attività extragiudiziaria. Al tema il settimanale aveva dedicato parecchie preoccupate riflessioni; attraverso quella specifica vicenda giudiziaria di Luigi Cossu era involontariamente in parte affiorata la verità relativa ad un caso specifico.
Ad ulteriore completezza aggiungiamo che Il Mondo ha dedicato varie copertine a queste tematiche, con titoli come TOGHE E MILIARDI. ORA BASTA. Infine, è opportuno segnalare che questi titoli e questa forte critica della giustizia era rivolta soltanto nei confronti della giustizia amministrativa e in particolare nei confronti del Consiglio di Stato. I giornalisti de Il Mondo sapevano bene che la magistratura ordinaria italiana condivideva pienamente le critiche asprissime nei confronti del sistema degli arbitrati, che infatti il Consiglio superiore della magistratura ha tentato di ostacolare in tutti i modi e che invece in tutti i modi il Consiglio di Stato ha cercato di difendere.
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