Un convegno sul giornalismo investigativo
Nei
giorni 3-4-5- ottobre 2001, in collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti,
ospitato presso la Scuola Sottufficiali Guardia di Finanza, si è svolto un
convegno sul tema: Sicurezza e informazione. Il giornalismo investigativo in
Italia: passato e prospettive. Il convegno si è svolto nell’ambito delle
attività connesse con la nascita nell’università di L’Aquila del primo
Corso di laurea in Scienze dell’Investigazione, che vuole innanzitutto essere
un contributo alla crescita democratica del paese. Da questo punto di vista, il
giornalismo investigativo svolge una funzione sociale indispensabile, che
abbiamo voluto celebrare anche in memoria dei molti giornalisti che in Italia e
nel mondo sono morti o sono perseguitati nell’esercizio del loro lavoro.
Il convegno è stato aperto da una prolusione dell’ On. Prof. Avv. Carlo Taormina, Sottosegretario agli Interni e ordinario di procedura penale nell’università di Roma.
Dal
mondo della magistratura sono intervenuti: Gianni Di Cagno, del Consiglio
Superiore della Magistratura; Paolo Amicarelli, Procuratore Generale della
Repubblica di L’Aquila; Massimo Russo, Presidente della Sezione di Palermo
dell’Associazione Nazionale Magistrati; Margherita Gerunda, Sostituto
Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Roma; Giuseppe Pititto,
Consigliere presso la Corte d’Appello di Roma; Ferdinando Imposimato,
Presidente onorario aggiunto, Suprema Corte di Cassazione.
Dal
mondo del giornalismo sono intervenuti: Lirio Abbate, cronista di giudiziaria
dell’Agenzia Ansa di Palermo; Gian Maria Bellu, di “Repubblica”; Angelo De
Nicola di “Il Messaggero”; Renzo Foa, direttore della rivista “Dike” ed
editorialista del “Giornale”; Peter Gomez, di “L’Espresso”; Demetrio
Moretti, in rappresentanza dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti; Paolo
Scandaletti, direttore della rivista “Desk”; Giuseppe Sanzotta,
vicedirettore di “Il Tempo”; Tana De Zulueta, senatrice e
collaboratrice di “The Economist”.
Dal
mondo dell’ università sono intervenuti: Giovanni Bechelloni, ordinario di
sociologia delle Comunicazioni di massa e direttore del Master in Comunicazioni
e Media, presso la Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri”,
nell’Università Firenze; Luciano Pellicani, ordinario di sociologia politica
e direttore della Scuola di giornalismo, presso l’università Luiss – Guido
Carli di Roma; Raffaele Chiarelli, ordinario di Diritto Costituzionale presso
l’università di Perugia.
L’aspetto
internazionale del convegno è stato sottolineato dalle presenze di Osvaldo
Croci, professore di relazioni internazionali nella “Memorial University”,
Canada; e di Giovanni Manunta, “Royal Military College of Science”,
Inghilterra; anche Peter Gomez e Tana De Zulueta hanno fatto ampi riferimenti
alla loro educazione, cultura, esperienze anglosassoni.
E'
forse importante
sottolineare un indicatore del radicamento di questa iniziativa a livello
territoriale: sono intervenuti al completo i vertici della società aquilana. A
cominciare dal dott. Paolo Amicarelli, Procuratore Generale della Repubblica di
L’Aquila; e continuando con il Sindaco, avvocato Biago Tempesta; il Prefetto,
dott. Giovanni Troiani; il Questore, dott. Massimo Ludovici; il Tenente
Colonnello Gregorio De Marco, Comandante Provinciale Carabinieri. Non mi provo
neanche ad enumerare i tantissimi esponenti della Guardia di Finanza che ci
hanno fatto l’onore di assistere ai lavori: in un certo senso, giocavano in
casa, ma non per questo la loro fitta presenza è stata sottovalutata.
Per quanto riguarda
l’opinione pubblica, buona parte del convegno è stata trasmessa in diretta da
GR Parlamento, con interviste e commenti curati da Milvia Spadi. Hanno trasmesso
servizi televisivi: RAI 3, e numerose testate televisive locali. Nei giornali hanno
pubblicato varie informazioni: “Il Messaggero”. “Il Tempo”, “Il
Centro”, e molti altri giornali nazionali e locali; la rassegna stampa non è
stata ancora completata, ma questi ritagli andranno ad aggiungersi ai molti che
abbiamo accumulato nel tempo e che parlano di noi in maniera lusinghiera, dal
“Corriere della Sera” a “Repubblica”, da “Il Carabiniere” a “Il
Mattino”.
Tra i molti oratori
intervenuti, numerosi e prestigiosi, da tante parti d’Italia, segnaliamo fra
gli altri: il generale Giulio Di Feo, già Direttore del “Centro carabinieri
investigazioni scientifiche”; l’ingener Luciano Ardingo, presidente del
gruppo SPEE; il prof. Antonio Cilli, titolare del corso universitario “UdA”
in Diritto delle tecnologie e accertamento dei reati informatici, e consulente
tecnico di varie Procure italiane in materia di criminalità informatica; il
dott. Aldo Giannuli, consulente della Commissione Stragi e perito dei Tribunali
di Milano e Brescia; il prof. Giuseppe Scarcia, Presidente del coordinamento
nazionale dei “Corecom”; l’avv. Eraldo Stefani, direttore della collana
Giuffré sulle indagini difensive. Nel pubblico hanno ascoltato gli
interventi molti altri magistrati, giornalisti, professori universitari,
politici, rappresentanti delle forze dell’ordine ed esperti nel settore della
sicurezza, che hanno partecipato attentamente nel corso dei tre giorni del
convegno.
Alcuni
degli ospiti che per motivi personali, familiari, professionali, avevano in
programma di essere presenti, ma per ragioni di forza maggiore non sono
intervenuti, ci hanno fatto pervenire messaggi di giustificazione e la promessa
di essere in futuro con noi in altre occasioni, dal Ministro delle
Comunicazioni, On. Maurizio Gasparri, al Procuratore Capo di Brescia, dottor
Giancarlo Tarquini.
Voglio
sottolineare infine che molti degli ospiti prima citati, sono stati presenti
durante tutto il convegno, a cominciare dal maggior specialista del settore,
rimasto per tre giorni a L’Aquila a seguire le varie fasi dell’incontro: il
professor Giovanni Bechelloni, ordinario di “Sociologia delle Comunicazioni di
massa” e direttore del Master in Comunicazioni e Media, presso la Facoltà di
Scienze Politiche “Cesare Alfieri”, nell’Università di Firenze.
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Per quanto riguarda i contenuti del convegno,
rinviamo agli atti che presto saranno pubblicati, e ci
limitiamo a riportare alcuni dei pezzi pubblicati su IL CENTRO e firmati da
Romana Scopano.
4 OTTOBRE
CON
IL TITOLO: "ECCO LA LAUREA PER I DETECTIVE. IL SOTTOSEGRETARIO TAORMINA AL
CONVEGNO SULL'INVESTIGAZIONE"
“Per l'impostazione accademica e specialistica è
il primo corso del genere inaugurato in Italia e, a quanto pare, detiene il
primato anche a livello mondiale, come sottolineato dal professore Francesco
Sidoti: si tratta della laurea in Scienze dell'investigazione, istituita a
partire da quest'anno alla facoltà di Scienze della Formazione dell'Università
aquilana. Per presentare il nuovo corso triennale e riflettere in particolare
sul giornalismo investigativo, è stato organizzato un convegno internazionale
all'interno dell'auditorium della Scuola della Guardia di Finanza. Sono state
annunciate altre due iniziative: il
«Premio dell'Aquila per il Giornalismo Investigativo» e la «Borsa di studio
per neolaureati in Giornalismo Investigativo».
A introdurre l'argomento è stato invitato
il sottosegretario agli Interni Carlo Taormina, che ha salutato con
soddisfazione il nuovo corso di laurea, ma non ha lesinato critiche nei
confronti della categoria giornalistica e del cosiddetto giornalismo
d'inchiesta. Agganciandosi agli ultimi drammatici eventi dell'11 settembre, ma
anche ai fatti di Genova, durante il G8, Taormina ha parlato di «un grande,
inevitabile cambiamento nel panorama della sicurezza pubblica e della necessità
di inventare nuovi sistemi di intelligence, per fronteggiare le emergenze
mondiali». «Gli investigatori», secondo Taormina, «devono continuare a farli
solo gli organi preposti a tale attività, men che mai gli avvocati e i giornalisti,
quest'ultimi difficilmente scevri da una «dannosa partigianeria». «Inutile»
anche la prevista creazione della Direzione nazionale antiterrorismo.
5 OTTOBRE
CON IL TITOLO: "I GIORNALISTI: IMPOSSIBILE
INVESTIGARE. AL CONVEGNO SOTTO ACCUSA STRATEGIE EDITORIALI E INVADENZA DELLA
PUBBLICITA'
”Sono entrati nel vivo i lavori del convegno
internazionale dedicato al giornalismo investigativo che si sta svolgendo
nell'auditorium della Scuola della Guardia di Finanza, su iniziativa della
facoltà di Scienze della Formazione, che ha appena istituito il corso, unico in
Italia, di Scienze dell'Investigazione. E se mercoledì, all'apertura, non solo
il giornalismo d'inchiesta, ma tutta la categoria della stampa, sono stati
bersagliati dal sottosegretario agli Interni Taormina, ieri è stata ascoltata
la voce di chi, del giornalismo, ne fa una professione in cui ancora credere.
Tutte voci autorevoli, da Peter Gomez, dell'Espresso, a Lirio Abbate, cronista
di giudiziaria dell'agenzia Ansa di Palermo, e a Gian Maria Bellu, il
giornalista di Repubblica che, nei mesi scorsi, ha scoperto e fatto conoscere al
mondo intero la sconvolgente vicenda della nave di clandestini cingalesi
affondata al largo della Sicilia e lì lasciata, come una immensa bara che,
oltre a 300 corpi senza nome, nasconde chissà quali verità. Un esempio
doloroso, ma eclatante, di come il cosiddetto giornalismo d'inchiesta, in
Italia, abbia le mani legate: una considerazione unanime, che lascia l'amaro in
bocca ai pochi che ancora si sforzano di riportare alla luce verità scomode. «Il
giornalismo investigativo non ha mai avuto vita facile», hanno sottolineato i
relatori, «perchè chi lo fa, necessariamente, si espone. E se non ha le spalle
coperte da una testata o un editore potente, rimane isolato. Ma oggi si
preferisce affidare le vendite di un giornale al gadget di turno: impiegare un
redattore in un servizio di approfondimento, o in un'inchiesta, che richiedono
giorni di lavoro, significa per un editore perdere denaro. E c'è sempre meno
spazio, nelle pagine, dove si deve fare spazio agli ingombri della pubblicità».
Non è solo un discorso economico: «In Italia», ha affermato Bellu, «la
responsabilità morale viene ancora fatta coincidere con la responsabilità
penale: è quasi impossibile incidere con un servizio giornalistico sulla
attività, ma anche sulla coscienza pubblica». Una riflessione che fa subito
correre la mente, e le parole, alla contestata legge sulle rogatorie e alle «corbellerie
di chi ritiene l'Occidente superiore all'Islam». E può accadere, allora, che
sui giornali passi quasi inosservata la notizia che Berlusconi, nell'incontrare
i diplomatici arabi, abbia fornito registrazioni e video, dove la frase
incriminata è improvvisamente scomparsa, come ha sottolineato Abbate. Il
giornalismo investigativo viene tarpato? Sì, con una speranza: «Che anche da
noi arrivino editori lungimiranti, come quelli americani», ha concluso Gomez."
6 OTTOBRE
CON
IL TITOLO: "L'AUTONOMIA DEL GIORNALISMO. AL CONVEGNO SI E' PARLATO DEGLI INTRECCI
CON LA POLITICA
"Sono mancati i rappresentanti del Governo,
trattenuti a Roma da impegni politici: ma il convegno internazionale sul
giornalismo investigativo, organizzato dalla facoltà di Scienze della
formazione nell'auditorium della Scuola della guardia di finanza, si è chiuso
ieri con un dibattito dagli spunti interessanti, animato dalla presenza di
relatori che hanno contribuito con la loro esperienza professionale ed umana a
sottolineare «l'indispensabile funzione sociale svolta dal giornalismo
d'inchiesta», pur tra mille difficoltà. Difficoltà che erano già state
evidenziate nei primi due giorni dei lavori congressuali: giornalisti illustri,
italiani e stranieri, si sono trovati d'accordo sul fatto che i maggiori
ostacoli alla diffusione di questo tipo di informazione arrivano dalle strategie
editoriali delle testate e dall'invadenza della pubblicità. Ma un suo ruolo lo
gioca anche la politica: «legacci e legacciuoli» che impediscono libertà nel
fare e nel dire. Non sono mancate voci in difesa della categoria, che hanno
rivendicato «l'onestà e la correttezza di tanta gente della stampa». Un
confronto dialettico, al quale hanno partecipato, tra gli altri, Massimo Russo,
presidente della sezione di Palermo dell'Associazione nazionale magistrati,
Renzo Foa, direttore della rivista Dike ed editorialista del Giornale; Tana De
Zulueta, già collaboratrice di The Economist; Giuseppe
Sanzotta, vicedirettore del Tempo; Gianni Di
Cagno, del Consiglio
Superiore della Magistratura. Ha coordinato il dibattito Luciano Pellicani,
direttore della Scuola di giornalismo della LUISS. «E stata sottolineata con forza», ha
concluso il professor Francesco Sidoti, che dirige il corso di laurea in Scienze
dell'investigazione, «l'importanza dell'autonomia che il giornalismo
investigativo deve avere dalla magistratura». Sidoti ha in mente un progetto:
quello di istituire, all'interno della facoltà di Scienze della Formazione, un
laboratorio di giornalismo investigativo, con la possibilità, per gli studenti,
di periodi di tirocinio nelle redazioni dei giornali. Intanto, ogni anno, verrà
bandita una borsa di studio e verranno premiate le migliori tesi di laurea
sull'argomento.