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La CIA a Milano - come a Bagdad
Sono stato intervistato dal New York Times il 29 giugno 2005, immediatamente dopo che il giudice Spataro aveva chiesto l'arresto di 13 operativi della Cia per il caso Abu Omar. Ora, agosto 2006, il giudice richiede la condanna di 26 agenti della Cia e di 9 del Sismi (tra parentesi: in un articolo apparso su La Stampa, 11 agosto 2006, il magistrato ha dichiarato la propria visione sul problema dell'intelligence, in termini che sono equilibrati e da condividere).
Nell'intervista, fra l'altro, dicevo: "This isn't Algeria or the Inquisition, but a question of democratic countries that are tryng to face a threath and do not have the adequate legal instruments to fight what's at stake", said Francesco Sidoti, a professor and intelligence expert at the University of L'Aquila. "So they committ actions that may be condamnable from a legal point of view, but legality is one thing, and morality is another, and the reasons of the state and the defense of one's country are something else again".
Tanto dicevo quando non era chiaro il quadro dell'inchiesta, che ora si delinea come praticamente completo e pienamente devastante. Pur nel confermare parola per parola quanto detto precedentemente al New York Times, debbo dire che non si era mai visto un intervento così scalcagnato e arruffone, supponente e presuntuoso, fondamentalmente il contrario di qualunque cosa si debba intendere per intelligence sotto qualunque dei mille significati possibili sotto ogni cielo e latitudine. Era "una cazzata" (come disse esattamente il capo centro della Cia a Milano, Bob Lady, quando fu informato del progetto) il rapimento di una persona sottoposta ad osservazione, pedinamento, intercettazioni della polizia giudiziaria. A Milano.
Fare un intervento di quel tipo, a Milano, in contrasto con la Digos e con i giudici di Milano, era una pazzia, ovvero "una cazzata". Realizzare un progetto tanto pazzesco in un modo tanto pasticciato, sembra quasi impossibile; farsi prendere con le mani nel barattolo della marmellata, come pivellini disastrosi e pericolosi, realizzando un danno incommensurabile per il Sismi, per la Cia, per il Governo italiano, per l'Unione europea, per tutta una metodologia di intervento (indipendentemente dalla sua legittimità ed utilità)! In un pozzo senza fondo di imbecillità e di supponenza, la storia di Abu Omar continua in Egitto ancora oggi e continuerà a consumare tempo ed energie per chissà quanto tempo.
Il Wall Street Journal ha commentato scrivendo che agli agenti della Cia e a quelli del Sismi viene rivolta l'accusa di "avere fatto ciò che sembrerebbe essere proprio il loro lavoro". Ma sarebbe questo un lavoro? Come ha insegnato l'inchiesta del Los Angeles Times, hanno consumato soltanto di liquori extra serviti in camera la modica cifra di 60 mila dollari. Questo non è un lavoro, ma un boicottaggio puro e semplice di ogni decenza e logica. E' capitato a molti di chiedersi come mai l'intelligence americana non abbia sviluppato nel Medio Oriente una strategia intellettuale e civile più articolata e sofisticata, ma ora la risposta è chiara: perchè ci sono in giro troppi ubriaconi come quelli di Milano: hanno consumato migliaia e migliaia di euro negli alberghi di lusso di Cortina, Firenze, Venezia, Cinque Terre, per rapire Abu Omar, che poi dall'Egitto telefona alla moglie e si lamenta di come è stato trattato! Altro che Negroponte; ci vorrebbe un negromante per guarire una baracca che produce simili prodezze. E' andata così a Milano! Figurati a Bagdad!
Condoleeza Rice ha sottolineato che gli Stati Uniti hanno sempre rispettato la sovranità dei paesi alleati, sottolineando implicitamente che le operazioni in questione sono state compiute con il pieno accordo del governo italiano. Ma il problema rimane enorme da un punto di vista esclusivamente legale. Basti ricordare il caso Kiesenberger, sul quale si è pronunciata la Corte d'Assise nel 1994: si trattava di un terrorista altoatesino che era stato addirittura condannato all'ergastolo in Italia e sul quale c'era un progetto di rapimento, ideato dai responsabili del Sismi di allora (visto che le autorità austriache avevano vergognosamente rifiutato di consegnare Kiesenberger, pur essendo il responsabile della morte di quattro carabinieri). Da un punto di vista politico, istituzionale, morale, il Sismi (che pure era stato autorizzato dal Governo) aveva ragioni sacrosante, eppure la Corte d'Appello dichiarò illegale il progetto di rapimento, "nonostante avessero predisposto il piano sulla base di un'autorizzazione politica. La Corte ritenne ciò irrilevante, in quanto nessuna autorizzazione avrebbe potuto rendere lecito il sequestro di persona" (le osservazioni tra virgolette sono del giudice Giovanni Salvi). Il segreto di Stato o l'autorizzazione del Governo non bastano a coprire un'operazione compiuta in deroga alle regole più elementari. Non ci sono alternative: o cambi le regole o non ti fai beccare.
I quesiti fondamentali posti dalla vicenda di Milano sono relativi alla strategia migliore da adottare e alle regole giuridiche conseguenti. Dall'Iran a Cuba, gli Stati Uniti hanno formalmente cambiato la strategia che aveva caratterizzato i primi anni della presidenza Bush. Si è visto di non avere i numeri (politici, militari, intellettuali), per la strategia della guerra preventiva e per la democratizzazione a tappe forzate. Bisogna accontentarsi non della strategia che sarebbe migliore da un punto di vista intellettuale, ma di quella che è possibile nell'ambito dei mezzi a disposizione (che sono pochi).
Scrive nel 2006 il giudice Imposimato, a pagina 138 del suo volume La grande menzogna. Il ruolo del Mossad, l’enigma del Niger-gate, la minaccia tomica dell’Iran: “Dobbiamo a giudici come Clementina Forleo e Armando Spataro il rispetto del mondo islamico moderato verso la giustizia dell’Italia e verso l’Italia. E’ degno di ammirazione un paese in cui la giustizia, contrastando gli USA nelle operazioni sporche, persegue gli agenti CIA responsabili dei rapimenti di Abu Omar e di altri imam. E ne ordina l’arresto con mandati di cattura internazionali. Questo significa che in Italia i giudici non sono sotto l’egemonia del Governo italiano o della CIA, rispettando i diritti umani e i principi universali del giusto processo”. Non so se è un ragionamento vero, ma almeno ha una logica. Quanto è accaduto a Milano è fuori da ogni logica, e tuttavia è una lezione e un disvelamento: se si fanno "cazzate" di questo tipo a Milano, figurati a Bagdad. Siamo impreparati. E' per questo motivo che l'Iraq sta come sta, e tutto ormai sembra debba andare a finire "a schifìo". Ed è ancora per questo motivo che volano gli stracci davanti al tribunale di Milano.
(scritto l'11 agosto 2006, in commemorazione dei morti dell'11 settembre)
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