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 i TAR sono stati un cancro

Sul Corriere della sera29 novembre 2008, a pagina 13,  è stato pubblicato il seguente articolo di Sergio Rizzo, che più volte è intervenuto su questo "cancro", anche nei volumi sulla Casta e sulla Deriva:

Appalti e procedure I ritardi da Italia ' 90 alle Olimpiadi di Torino. L' accelerazione dei lavori anche in caso di ricorsi

Il caso Tar e quel dribbling sul «purgatorio della legge»

ROMA - C' è chi maliziosamente ha battezzato i Tribunali amministrativi regionali «purgatorio della giustizia». E chi, come Roberto Castelli, non ha rinunciato a giudizi anche più pesanti. «Il Tar è stato un cancro per le opere pubbliche», ha detto al Giornale due mesi fa l' ex ministro della Giustizia, ora sottosegretario alle Infrastrutture. Spiegando: «Chiunque perde una gara d' appalto fa ricorso». E' un problema ben noto da anni, ma che nessuno aveva finora voluto (o potuto?) affrontare. La faccenda era stata già sollevata al tempo dell' ex ministro dei Lavori pubblici del centrosinistra, Enrico Micheli. Il successivo governo di Silvio Berlusconi prese la questione sottogamba, sperando nell' effetto miracoloso della legge obiettivo. Che però si è rivelata un flop. Così non c' è da stupirsi del fatto che quando finalmente la faccenda è stata presa di petto e si è deciso di infilare nel decreto anticrisi una norma che evita il blocco dell' opera pubblica nel caso di un ricorso al Tar contro l' esito della gara d' appalto, prevedendo solo un risarcimento a favore dell' impresa ricorrente nel caso di giudizio a lei favorevole, si siano dovute superare non poche resistenze. Per prima cosa quelle dei giudici amministrativi, che hanno grande influenza su ogni esecutivo, controllandone i gabinetti e gli uffici legislativi. E non è stato facile, per i tecnici che da tempo, come aveva lasciato intendere già a settembre Castelli, ci stavano lavorando, confezionare una norma che al Tesoro ritengono a prova di bomba anche sotto il profilo della costituzionalità. Potendo contare, fra l' altro, sulla sponda di Bruxelles. Resta ora soltanto la prova del campo. Certamente i ricorsi al Tar si sono rivelati una delle cause più frequenti della dilatazione dei tempi. Lo dimostrano casi eclatanti, come quello dei lavori per i teatri La Fenice di Venezia e degli Arcimboldi di Milano. Ma anche la statale fra Milano e la Malpensa e la stazione ferroviaria Tiburtina di Roma. Nel decreto anticrisi è previsto però anche un commissario a capo di ogni opera che sarà compresa nel nuovo piano. Non a caso, con i poteri straordinari tipici della Protezione civile. Da vent' anni, ormai, quando non si riesce a fare una cosa, ci si mette nelle mani della Protezione civile. In questo modo si è restaurato il David di Donatello, si sono organizzate le regate della Coppa America a Trapani, la visita del Papa ad Assisi e i mondiali di ciclismo. Peccato che quando si è fatto ricorso a procedure straordinarie per le opere pubbliche raramente si sono risparmiati soldi e quasi mai sono stati rispettati i tempi. E non bisogna certamente andare indietro fino allo scandalo delle opere per i mondiali di calcio di Italia 90. Basta guardare i lavori «connessi» alle Olimpiadi invernali di Torino: 20 mesi dopo la fine della manifestazione erano state completate 55 opere delle 105 programmate. Senza considerare la faccenda dei mancati controlli, dato che gli interventi della Protezione civile non sono sottoposti alla vigilanza dell' Autorità sui contratti pubblici. Al riguardo esiste già una segnalazione di quell' authority. Finita naturalmente nel cassetto.


 

 

 

 

 

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