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Il Sismi di Pio Pompa?
Prendiamo come punto di partenza le due pagine, pubblicate il 27 luglio 2006 sul Corriere della sera: due pagine intere che rivelavano come funzionava la struttura segreta di via Nazionale, regno di Pio Pompa, celebrato in conversazioni illuminanti, come quella nella quale modestamente afferma di aver fatto prendere Al Zarqawi.
Quando il Manifesto, 16 luglio 2006, ha pensato di smarcarsi da un contesto che minacciava di fargli fare una gran brutta figura, ha pubblicato un dotto pezzo che sapientemente distingueva il Sismi di Calipari e quello di Mancini. Il Manifesto temeva di essere classificato come un ennesimo pedone nella strategia del Sismi di Pio Pompa? Di fatto, ci sono stati diversi Sismi in questi anni: quello di Calipari, certo; quello di Mancini, indubbiamente. Quello di Pio Pompa, come no? E chissà quanti altri (incluso il Sismi di Tavaroli e di Cipriani) - tutti uniti nel Sismi di Berlusconi? Che non è il Sismi del generale Pollari, e ovviamente non è il Sismi della Cia, e neanche il Sismi di una politica estera precisa e che per alcuni era la migliore politica estera italiana dal dopoguerra. Ma che cosa è questo Sismi di Pio Pompa, separato e distinto da tutti gli altri?
Secondo ricostruzioni giornalistiche finora non smentite, Pio Pompa ufficialmente diventa un protagonista della cronaca giudiziaria il 12 maggio 2006, quando telefona a Marco Mancini, che ha il cellulare sotto controllo, per trasmettere informazioni relative ai rapporti dei giornalisti Carlo Bonini e Giuseppe D'Avanzo con alcuni magistrati di Milano: soltanto allora viene scoperta la sua esistenza e la sua multiforme attività. Quella sera stessa quel cellulare viene messo sotto controllo e piano piano tutte le sue attività (nel settore dell'informazione) entrano sotto la lente di ingrandimento (strumento separato e distinto rispetto al microscopio). E prima? e quanti altri?
Queste pagine web nacquero all'interno di una prospettiva precisa: l'intelligence è un'attività assai un'importante in termini quantitativi e qualitativi. Non soltanto migliaia di persone sono occupate in Italia negli organismi pubblici che ufficialmente svolgono attività di intelligence (Sisde, Sismi, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia di Stato, Dia, Esercito, e così via, più le attività svolte all'interno di moltissime organizzazioni private, tipo Telecom). Oltre l'importanza evidente, testimoniata dalla longevità del secondo mestiere più antico del mondo, c'è una novità storica di portata epocale: l'età del rischio, della vulnerabilità, dell'incertezza, del megaterrorismo, della fine delle frontiere, del disordine internazionale multipolare, della crisi energetica, eccetera.
A questa rilevanza drammatica ed urgente, si contrappone un'arretratezza letteralmente spaventosa: a chi ha un minimo di cervello dovrebbe fare spavento che un'attività che ha qualche assonanza con il termine intelligenza si dimostri così puntualmente sprovvista di intelligenza tutte le volte che per qualche ragione si alza il velo pietoso. In un mondo troppo pieno e troppo complicato, abbiamo drammaticamente bisogno di istituzioni credibili e preparate, in grado di raccogliere consensi e fiducia. Il mondo di ieri poteva permettersi mediocrità e velleitarismi che non possono più esistere nel mondo di oggi e di domani.
Ma, si dice, non ci sono stati attentati terroristici: grazie a Pio Pompa. ...
Scrive il giudice Imposimato a pagina 138 del suo volume La grande menzogna. Il ruolo del Mossad, l’enigma del Niger-gate, la minaccia tomica dell’Iran: “Dobbiamo a giudici come Clementina Forleo e Armando Spataro il rispetto del mondo islamico moderato verso la giustizia dell’Italia e verso l’Italia. E’ degno di ammirazione un paese in cui la giustizia, contrastando gli USA nelle operazioni sporche, persegue gli agenti CIA responsabili dei rapimenti di Abu Omar e di altri imam. E ne ordina l’arresto con mandati di cattura internazionali. Questo significa che in Italia i giudici non sono sotto l’egemonia del Governo italiano o della CIA, rispettando i diritti umani e i principi universali del giusto processo”. Sarà vero, o no. Non lo so, ma so per certo che almeno ha una logica; al contrario del Sismi di Pio Pompa, che sta accanto a quello di Giuliana Sgrena, di Quattrocchi, di Baldoni. ...
Sarebbe assurdo buttare tutte le responsabilità sulle spalle del generale Pollari, che aveva intrapreso in questi anni uno sforzo enorme di apertura al Parlamento, all'opposizione, agli organi di informazione. E poi è stato costretto a passare buona parte del suo tempo a difendersi da un'accusa di concorso aggravato in sequestro di persona - pur essendo stato ovviamente autorizzato a tanto. Il fallimento non è suo: è un fallimento che appartiene a tutta intera la società italiana, che palesemente non è in grado di produrre una organizzazione all'altezza dei tempi. Pio Pompa e le sue attività sono il segno e il simbolo di una tenaglia: compiti di servizio e responsabilità legali. Nell'impossibilità di far coesistere tutti e due, il ruolo di Pio Pompa, che istituzionalmente è legittimo, diventa progressivamente crescente ed assorbente; anomalia nata da tante altre, che si sommano e si avvitano fino al tracollo: contro la magistratura di Milano non c'è partita.
Cosa ci vorrebbe? Una ridefinizione della missione dell'intelligence in un mondo sempre più disordinato e pericoloso (il nuovo mondo rivelato dall'11 settembre); una nuova legge (che per esempio ridefinisca le garanzie funzionali, riprendendo il disegno di legge Frattini della scorsa legislatura); una nuova struttura (nata dall'accorpamento di Sismi e Sisde); gente nuova (trasferendo i raccomandati e i nipoti dove possono fare meno danni); una nuova mentalità (apertura al mondo esterno e ai controlli, in maniera da non ripetere casi come quelli di Abu Omar e di Pio Pompa).
Avvenimenti come il caso Telecom insegnano che in Italia è importante ed urgente intervenire nel settore ristabilendo confini ideali, legalitari, funzionali.
Ci sono stati in Italia uomini e tempi dell'intelligence come quelli rappresentati dall'ammiraglio Martini. Una nuova stagione può e deve ricominciare, che coinvolga la parte operativa, quella programmatica, quella formativa dell'intelligence. I progettati attentati di Londra, 10-8-2006, dovrebbero spingere molto in tal senso.
(pubblicato nell'agosto 2006)
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