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Gli arbitrati: imparzialità e vergogna
A partire dal 2000 entra in vigore una nuova disciplina del sistema degli arbitrati. Questa nuova disciplina nasce anche perché il sistema precedente era straordinariamente criticato in quanto altamente sospetto di immoralità e corruzioni.
Durante gli anni, ho raccolto sugli arbitrati una letteratura considerevole. Ho già detto che gli stessi magistrati ordinari ritengono che sia una vergogna. Anche i magistrati dei Tar ritengono che sia una vergogna. In proposito l'opinione pubblica è stata sarcastica, ironica, beffarda, sprezzante. Mi limito a riportare alcuni giudizi che confortano queste affermazioni, convergenti nel dire che una giustizia amministrativa nella quale gli arbitrati occupano tanto rilievo, è una giustizia amministrativa capace di tutto.
Sul tema dei comportamenti moralmente discutibili all'interno della magistratura, c'è una letteratura copiosa, ma che può fare perdere di vista il punto centrale. . Ad esempio, una recente e ampia inchiesta di Libero, 20 ottobre 2000, ha per titolo: <<Come si arricchiscono i magistrati>> e ospita un parere <<vera e propria requisitoria>> di Giuseppe Di Federico, docente di Ordinamento giudiziario nell'università di Bologna.
Lasciamo perdere molte delle cose che sono state dette in proposito e a sproposito, a dritta e a manca, per concentrarci su quel che ha detto il Corriere della sera, cioè l'organo di stampa più letto e più autorevole in Italia. Sulle pagine del Corriere della sera così sono presentati e spiegati gli arbitrati: <<quella possibilità offerta ai circa 400 giudici dei diversi Tar e del Consiglio di Stato di arrotondare (ma anche triplicare, quadruplicare, quintuplicare...) lo stipendio. Un sistema attraverso il quale la controversia su un appalto tra l'ente pubblico che ha commissionato un lavoro e l'impresa che ha avuto l'incarico può essere risolta non attraverso una causa normale con tutti i suoi riti (medievali) e i suoi tempi (biblici) ma con un arbitrato affidato a un collegio di cinque persone: un magistrato del Consiglio di Stato più un avvocato dello Stato, un giudice di Corte d'Appello e i rappresentanti delle parti.
Un affarone. Per i contendenti che possono avere in una o due settimane una sentenza che altrimenti dovrebbero aspettare, stante la durata media dei processi, da dodici a quindici anni. Ma soprattutto per i magistrati che, ricevuto l'incarico e l'autorizzazione dal Csm, hanno potuto contare per anni su sostanziose percentuali...L'unico che ci ha sempre perso comunque è stato lo Stato...Per capire le dimensioni dell'affare basti ricordare che nel biennio 91/92 un gruppetto di 24 magistrati si trovò a decidere su controversie per un totale di 1.052 miliardi. Un allegro acquazzone di denaro che ha bagnato per anni diversi magistrati...>>.
Trascrivo dal Corriere della sera, 1 aprile 1999: <<...il consigliere di Stato X l'altra mattina è stato benedetto per un'ora e mezza da una sfacciata fortuna. Alle undici ha avuto l'incarico per un arbitrato di qualche miliardo e alle dodici e trenta ha ottenuto il permesso di fare il capo di gabinetto profumatamente pagato al ministero delle Poste. L'incarico è per norma interna incompatibile con gli arbitrati? Tutto in regola: l'altra nomina, in punta di diritto, l'aveva avuta prima... E' un piccolo dettaglio di quanto è accaduto nel Consiglio di Presidenza della Giustizia amministrativa. Il quale, dopo anni di tentativi falliti, è riuscito appunto a ripristinare ciò che da anni tutti i governi da Carlo Azeglio Ciampi in poi (salvo quello di Silvio Berlusconi) credevano di avere ormai abolito: gli arbitrati miliardari. Ne hanno distribuito 88 per un totale di 575 miliardi, da rivalutare fino a circa 900. Il che vuol dire, dato che queste corti parallele decidono di trattenersi dal 4 all'11 per cento di parcella, che i magistrati baciati dalla fortuna (o da qualche parente in comune come X scelto da una commissione presieduta dallo zio della moglie...) si divideranno la loro quota di una cinquantina di miliardi. Uscendo finalmente dalle penose ristrettezze cui erano costretti da uno stipendio che per un consigliere di Stato è mediamente intorno ai 10 milioni. Netti. Obiezione scontata: abbiamo solo applicato la legge...Non è così>>.
L'autore dell'articolo precedentemente citato è Gian Antonio Stella che molte volte sul Corriere della sera ha descritto la vergogna degli arbitrati, descrivendo con nomi e cognomi la girandola di contraddizioni, venalità, immoralità, che venivano denunciate innanzitutto dagli altri magistrati (anche questi citati con nomi e cognomi). In breve, quando definisco quella degli arbitrati una vergogna sono in buona compagnia: la maggioranza dei magistrati italiani e la stampa più autorevole. Sempre in tema di arbitrati, così cominciava sulla prima pagina del Corriere della sera un altro suo articolo Gian Antonio stella: <<La legge in Italia è come l'onore di certe signorine, scriveva Curzio Malaparte. Il solito esagerato. Ma la prova che nulla è incerto quanto la certezza del diritto si è avuta l'altra sera...Il Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa, in pratica il Csm dei magistrati amministrativi, si è spaccato come una mela sul seguente quesito: dicendo che gli arbitrati miliardari sono aboliti la legge vuol dire proprio che sono aboliti oppure che sono un po' aboliti e un po' no e che comunque la cosa vale per il futuro ma intanto l'andazzo può cominciare come prima? Al che i cinque membri che nel consiglio rappresentano i Tar si sono alzati e hanno abbandonato la seduta facendo saltare il numero legale: se volete far giochetti, non contate su di noi. E appena fuori hanno steso un documento di indignata protesta...>>. L'autore prosegue citando i numerosi episodi in cui i magistrati dei Tar si sono scontrati con le pratiche di dubbia moralità promosse dai consiglieri di Stato, giungendo fino a dimissioni in massa dal Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa nell'aprile 1997.
In conclusione, per quanto io possa dire male della pratica degli arbitrati, certo non potrei dire di peggio di quanto hanno detto e scritto i magistrati ordinari e quei magistrati amministrativi che conoscono personalmente i consiglieri di Stato e le conseguenze degli arbitrati. Una vergogna. Una vergogna che aiuta a capire come possono diventare realtà cose altamente incredibili e impossibili. Infatti, gli arbitrati fossero stati ritenuti una vergogna perché si pensava che mettessero in questione la credibilità di una magistratura imparziale.
CONTINUA
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