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A CHI APPARTIENE L'UNIVERSITA' ?

E’ stato pubblicato un interessante articolo di Roberto D’Alimonte, su Repubblica dell’11 maggio, edizione di Firenze.

 Il prof. D’Alimonte, ordinario di scienza politica nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Firenze, docente in varie università americane e commentatore del Sole-24Ore, svolge alcune interessanti osservazioni in merito alle imminenti elezioni del rettore nell'Università di Firenze. A partire dal profilo locale, l'autore svolge molte considerazioni di carattere generale, ed in primo luogo sostiene che bisogna cambiare “regole e meccanismi di selezione”.

L’articolo ha per titolo: Ateneo, la logica corporativa del voto.

  Roberto D'Alimonte sostiene che, in generale, l´elezione del Rettore “è di tipo corporativo” mentre sulla carta sono i docenti universitari (con una limitata partecipazione di personale amministrativo e di studenti) ad eleggere il rettore.

 “Dato l´attuale modello di governo dell´università le facoltà agiscono - anzi si può dire che "devono" agire - come corporazioni. … l´elezione del rettore è un gioco (in senso tecnico e non ludico) in cui quello che conta per ciascuna facoltà è entrare nella coalizione vincente. …Solo in questo modo si è certi di poter contare sul mantenimento dello status quo che favorisce certe facoltà rispetto ad altre o su una favorevole distribuzione delle risorse, soprattutto posti di docente e di ricercatore. …
l´elezione del rettore è un gioco corporativo. Le facoltà che hanno di più vogliono tenersi il di più, quelle che hanno di meno vogliono entrare in una coalizione vincente che le consenta di ottenere di più. In questo "gioco" non c´è spazio per i singoli docenti. Anzi, il singolo docente che volesse fare di testa sua votando per il candidato che ritiene migliore, danneggerebbe la sua facoltà. In tutto ciò i presidi - quelli "bravi" - svolgono una funzione cruciale: devono tenere unita la facoltà in modo che voti come un blocco e devono cercare di negoziare accordi utili per entrare nella coalizione vincente. …”.

Conclude D'Alimonte: “ La logica corporativa soffre la competizione e preferisce di gran lunga la collusione in cui tutti gli interessi siano rappresentati proporzionalmente e consensualmente al peso che hanno. Con queste regole le cose all´università di Firenze - ma lo stesso vale per tutte le università italiane - non cambieranno mai. Le risorse continueranno ad essere gestite non in chiave di interesse generale ma secondo una logica puramente corporativa. Non si può progettare un futuro diverso con queste regole per il semplice motivo che non possono emergere all´interno di questo sistema candidati-rettore veramente innovatori. E se anche emergessero non potrebbero venire eletti. … Occorre intaccare il principio per cui il rettore e il consiglio di amministrazione che è l´organo principale di gestione dell´università vengono eletti dai docenti. L´università non "appartiene" ai docenti che ne fanno parte e non deve essere governata esclusivamente da loro. L´Università appartiene al Paese e poi alla città e alla regione in cui opera. Fino a quando non verranno modificate la composizione e il meccanismo di selezione degli organi di governo - cioè la governance - l´università rimarrà prigioniera di quella logica corporativa che è l´antitesi della logica del merito e dell´innovazione cui l´università prima e più di qualunque altra istituzione dovrebbe ispirarsi.

Stando così le cose non ci si può poi meravigliare dei casi scandalosi di nepotismo ma soprattutto del fatto - ancor più scandaloso - che nessuna università italiana compaia nell´elenco delle prime 200 università del mondo. Con questa governance non si possono costruire grandi università ma solo università mediocri”.

 

 

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