Editoriali Intelligence Corso di perfezionamento Recensioni Summaries in English Scienze dell'Investigazione Bibliografia Forum Strumenti Cineteca Mappamondo Ultime notizie

 

LA CRIMINALITA' ORGANIZZATA E IL CASO P.D.

 

      Nella richiesta di rinvio a giudizio per la complessa inchiesta sulla corruzione nella magistratura romana, svolta dalle procure di La Spezia e Perugia, depositata nel gennaio 1999, c'è il riferimento ad un'associazione costituita <<al fine di commettere un programma indeterminato di reati, fra i quali frodi fiscali, falsi in bilancio, corruzione di pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio, abusi di ufficio, corruzioni in atti giudiziari, appropriazione indebita e aggravata, ricettazione e riciclaggio, finanziamento illecito dei partiti, abusiva attività bancaria e finanziaria…>>. Ci sono magistrati e magistrati. Corrado Carnevale e Giovanni Falcone sono ad esempio magistrati tutti e due, che hanno incarnato due maniere diverse di concepire la giustizia. Non so a quale tipologia appartenga il dott. P.D., di sicuro appartiene al Consiglio di Stato e in particolare alla sesta sezione del Consiglio di Stato.

    Il tema di questa ricerca riguarda il rapporto tra ingiustizia amministrativa e la criminalità dei colletti bianchi, che per definizione è un tipo di criminalità assai controverso, tanto è vero che per alcuni osservatori i reati contestati ai colletti bianchi non costituiscono criminalità vera e propria.

    Bisogna osservare che insieme a reati di controversa definizione, all'interno della giustizia amministrativa si realizzano reati che sono indubbiamente criminalità vera e propria. Nel corso della ricerca sono stati riscontrati e studiati casi altamente significativi e che riguardano magistrati del Consiglio di Stato. La fenomenologia è assai complessa e riguarda una casistica assai ampia; si va dall'abuso di potere all'evasione fiscale, incluso il caso in cui c'è scappato il morto. Le conseguenze delle indagini sono state le solite: sentenze passate in giudicato,  arresti domiciliari, archiviazioni, eccetera. Non sempre le ipotesi investigative sono riuscite ad arrivare ad una sentenza, a volte perché l'imputato è stato riconosciuto innocente e a volte perché la specificità di questo tipo di reato è tale da sfuggire alle tradizionali rilevazioni investigative: la criminalità dei magistrati del Consiglio di Stato è per definizione consustanziale all'esercizio del potere politico. Spesso le variegate attività dei consiglieri di Stato portano ad una contiguità che sfocia nella complicità: di fatto molti consiglieri di Stato vivono a fianco del potere politico, dalla classica figura del Capo di gabinetto (di ministri ad esempio che all'epoca di Mani pulite sono stati condannati con sentenze definitive) all'assai emblematica presenza nelle commissioni giudicatrici o di collaudo, nei consigli di amministrazione e in tanti altri contesti che di tanto in tanto generano vicende penali.

    Dicevamo che la conoscenza di questi fenomeni criminali è assai complicata. Ancora più complicata è la possibilità che a questi fenomeni venga data la pubblicità appropriata. L'enorme rete di interessi che grava intorno al Consiglio di Stato si mette subito in moto per far passare sotto silenzio le vicende meno edificanti. Tutte le istituzioni di un certo peso tendono sempre a mantenere il proprio buon nome; in questo caso la discrezione è al quadrato, vista la consegna generale, rivolta a mantenere un clima felpato e discreto nel quale vige il più classico queta non movere et mota quetare.

    Tra i molti possibili episodi sui quali ho raccolto documentazione, mi limito a segnalare il più recente, assai ingombrante. Pur avendo raccolto personalmente varie informazioni sulla vicenda, mi limito a riportare quanto è già apparso sulla stampa. Cito innanzitutto dal quotidiano Il Tempo, 3 novembre 2000, e da altre brevissime annotazioni apparse sui periodici, riportando fedelmente anche l'aggettivazione e le virgolette. I giornali riferiscono che un'ex amica del magistrato P.D., sessanta anni, in servizio a Roma presso la sesta sezione del Consiglio di Stato è stato denunciato ai carabinieri, che hanno svolto mesi di indagini nei suoi confronti, effettuando perquisizioni nell'abitazione e nella casa di villeggiatura. I carabinieri della tutela patrimonio artistico hanno accertato che il magistrato teneva nella sua casa reperti archeologici la cui provenienza non era chiara. Il magistrato sosteneva che si trattava di oggetti che aveva avuto in eredità dai suoi parenti, l'ex amica sosteneva che si trattava di "regali" di persone che avevano avuto guai con la giustizia e che erano stati favoriti dal magistrato. Secondo l'ex amica <<il giudice si sarebbe fatto corrompere da alcune persone che in cambio avrebbero ottenuto sentenze favorevoli nei procedimenti giudiziari nei quali erano coinvolti. Una denuncia molto circostanziata, ricca di dettagli e anche di numerose fotografie>>. Il magistrato ha negato le accuse: <<Non ho mai aggiustato sentenze né favorito persone nell'esercizio delle mie funzioni>>. La parola finale è ai magistrati e agli investigatori, con la precisazione che secondo la stampa gli investigatori avrebbero già le loro convinzioni: <<Secondo gli investigatori il giudice P.D. avrebbe avuto contatti con alcuni esponenti della 'ndrangheta calabrese sospettati di avere regalato al magistrato i reperti archeologici che adesso sono stati sequestrati>>.

   Per avere una sensazione adeguata di che cosa si deve intendere per ingiustizia amministrativa, occorre mettersi nei panni di qualcuno giudicato dalla sesta sezione del Collegio di Stato e da un collegio che includeva un magistrato che secondo gli inquirenti avrebbe avuto contatti di quel tipo con esponenti della 'ndrangheta. E se questo qualcuno è stato difeso da un avvocato poi condannato per falso e da un altro avvocato che gli ha celato uno stridente e macroscopico conflitto di interessi? E che succede se questo qualcuno può fornire prove, indizi, testimonianze? E che dire ancora se questo qualcuno è stato subissato da accuse tanto infamanti quanto infondate? E che vogliamo infine dire se a questo qualcuno è stato dato torto per un superformalistico pelo nell’uovo, ma un pelo nell’uovo che secondo tantissimi e autorevolissimi specialisti neanche esiste?

    La criminalità dei colletti bianchi copre una larga serie di comportamenti: si va dall'abuso di potere ai rapporti con la malavita vera e propria. E' certamente vero che in tutte le strutture e le istituzioni esistono le pecore nere, ma all'interno del Consiglio di Stato esiste una generazione di persone che si è formata nella coltivazione della pratica degli arbitrati e nell'esercizio di un ruolo ancillare nei confronti del potere politico. Anche nella magistratura ordinaria, da Curtò a Squillante, sono esistiti fenomeni come quelli di cui stiamo parlando a proposito della giustizia amministrativa. Ma nella giustizia ordinaria quei fenomeni sono eccezionali, mentre nella magistratura del Consiglio di Stato quei fenomeni sono un prolungamento, quasi fisiologico, di pratiche indicate concordemente dall'opinione pubblica, dalla magistratura ordinaria, dagli stessi magistrati amministrativi in forza nei TAR, come uno scandalo che metteva in questione i requisiti di imparzialità, di autonomia, di indipendenza della magistratura.

    Quando un magistrato sistematicamente svolge pratiche connotate dalla ricerca spasmodica dei soldi e dalla rinuncia all'imparzialità, ineluttabilmente sconfinerà in altre pratiche affini, che passano dal semplice chiudere un occhio ai rapporti con la criminalità organizzata vera e propria.

 

 

 

 

 

 

Editoriali Intelligence Corso di perfezionamento Recensioni Summaries in English Scienze dell'Investigazione Bibliografia Forum Strumenti Cineteca Mappamondo Ultime notizie